
Così va il mondo, ma c’è rimedio
di Giorgio Montolli
L’approvazione della norma sul legittimo impedimento; la legge bavaglio che colpisce magistrati, editori e giornalisti; le insistenze del premier per una riforma della Costituzione; la mancata partecipazione dei ministri della Lega alla Festa della Repubblica; l’inchiesta G8 per far luce sul sistema di favori per prendere appalti; gli scioperi in difesa dello Statuto dei lavoratori. Questo lo scenario italiano degli ultimi mesi.
A livello locale possiamo elencare l’impoverimento della Fondazione Arena per effetto del decreto Bondi (e per una mancata ristrutturazione interna); i tagli ai finanziamenti statali che mettono in crisi il progetto per la tranvia; l’aumento delle multe (comprese quelle ai commercianti); la ricomparsa di vecchi nomi legati a “tangentopoli” nella gestione delle aziende comunali; l’aumento dei Consigli di amministrazione (e dei relativi stipendi) negli enti pubblici; la scomparsa delle ronde dalle strade cittadine; l’odioso CIE (Centro di identificazione e di espulsione) che potrebbe trovare sede a Verona. Poi c’è il traforo che non convince: i tempi per farlo, i soldi che costa, i possibili danni alla salute... (p. 9).
Politicamente a Verona è stato un periodo di rimpasti, anche come conseguenza delle elezioni regionali. Nel momento in cui scriviamo abbiamo un sindaco che voleva tornare in Regione come governatore ma che alla fine ha dovuto cedere il passo a Luca Zaia. Anche il successivo tentativo di ricucire lo strappo con il Quirinale, invitando a Verona Napolitano, non sta producendo i risultati sperati. Flavio Tosi continua a dire che fare il sindaco di Verona è bellissimo, ma il rischio è che le sue parole vengano prese troppo sul serio.
Del resto non sfuggono alcuni meriti: porta elegantemente la fascia tricolore per la festa del 2 giugno e si batte contro la sua stessa maggioranza, che siede nei dicasteri romani, per quel riconoscimento di Verona “città virtuosa” che dovrebbe ridimensionare i tagli della manovra e darci un po’ di ossigeno.
Tra le novità abbiamo anche un veronese (d’adozione) a Palazzo Chigi: Aldo Brancher è infatti diventato ministro per il Decentramento e la sussidiarietà, mentre è in corso un processo a suo carico per appropriazione indebita per i fatti di Antonveneta.
A proposito di federalismo fiscale: ve lo ricordate Bossi che voleva il Parlamento della Padania? Ebbene già togliendo l’ICI dalla prima casa il Governo aveva dato segno di dire una cosa e farne un’altra, ma adesso appare chiaro anche al popolo – che dalle nebbie padane piano piano sta uscendo – che con i tagli fatti agli enti locali nell’ultima finanziaria il federalismo fiscale farà la fine del parlamento Padano.
Tagli, crisi economica, recessione. Finché sono parole può anche essere la solita propaganda comunista, ma quando i nostri figli non trovano lavoro o vengono licenziati, quando mancano i soldi per farli studiare, quando escono dall’università e rimangono disoccupati, allora uno si chiede cosa stiano facendo quelli giù a Roma per risolvere il problema. E se vedi che i figli che sistemano sono i loro ma non i tuoi, allora ti viene il sospetto di essere preso in giro. E ti arrabbi.
Come accadeva prima degli anni Sessanta per le classi meno abbienti, oggi i figli dei nuovi poveri rischiano di non avere l’accesso all’università. Lo spiega bene l’inchiesta di Michele Marcolongo (p. 4): se non hai capitale sociale, cioè una famiglia con gli agganci giusti, certi lavori te li scordi. E questa gente, questo popolo sempre più alle corde, è la stesso che ha votato in massa Lega alle ultime consultazioni popolari. Che in parte è anche quello che lavora nelle fabbriche e che conserva in tasca la tessera sindacale, perché qualcuno che ti protegga dalle angherie alla fine ci vuole.
E qui ci sta anche un ragionamento sull’articolo 41 della Costituzione, che Berlusconi dice di voler modificare per favorire la libertà d’impresa. L’abbiamo riletto l’articolo 41 ed è paradossale che inizi con queste parole: “L’iniziativa economica privata è libera”. La stessa libertà che oggi permette a FIAT di decidere dove produrre la Panda: a Tychy in Polonia, dove si lavora sodo e si produce di più, o a Pomigliano d’Arco, in Campania, dove è vero che l’assenteismo ha toccato livelli deplorevoli.
Sempre l’articolo 41 lega l’impresa all’utilità sociale, e quindi introduce valori come la solidarietà e la ricerca del bene comune, ponendo la persona e non il profitto al centrodella produzione. Valori messi in discussione da un capitalismo bieco dove l’unico dio è il denaro. La conclusione è ovvia: la lotta all’assenteismo non ha nulla a che fare con la riforma della Costituzione, i cui valori sono attuali e addirittura essenziali per uscire dalla crisi.
A proposito di dio in questo numero di Verona In trovate una presentazione della comunità degli Stimmatini di Sezano (p. 26 ). Pare che tra le mura del monastero si svolga un’operazione archeologica di recupero del messaggio cristiano (e spirituale in genere). Chi frequenta l’ambiente dice che va bene per credenti e non credenti. Terremo d’occhio i frati perché qualcuno che faccia un po’ di luce riteniamo possa essere di qualche utilità.
L’ultimo pensiero è per i sanzenati, alle prese con un parcheggio che non vogliono (p. 14). Li ricordiamo con le parole di Elisabetta Zampini (p. 30), nel suo articolo che parla del rapporto tra i luoghi e la gente che li abita: «Ogni individuo, così come ogni comunità, costruisce la propria mappa identitaria formata dai caratteri estetici di un paesaggio, dalla frequentazione, dall’agire, dalla formazione di memorie».
Ma è così difficile da capire?