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Le interviste pubblicate su questo giornale ai 3 responsabili della gestione del verde pubblico di Verona (AMIA e le 50 sfumature di verdeL’Assessore Padovani: “ Verona avrà il Piano del Verde”Stefano Oliboni, l’uomo che progetta il verde di Verona) inducono ad alcune riflessioni.

In base a quanto dichiarato dal responsabile tecnico Dott. Stefano Oliboni il verde urbano in manutenzione a disposizione della città è di 3.359.549 mq complessivi pari a 13,06 mq per abitante. Ma questa superficie in realtà  comprende anche aree non fruibili come i parcheggi, gli spartitraffico, le scarpate, le aree pavimentate e piccoli relitti inservibili. In sostanza se  consideriamo gli spazi  veramente utilizzabili dai cittadini, cioè solo le aree in cui si può fare giocare, fare sport, passeggiare, o semplicemente starsene all’ombra, i mq di verde scendono ulteriormente a 10,3 mq/abit. Ma i quartieri non sono tutti uguali e alcuni sono più penalizzati! Infatti B.go Roma ha 7,6 mq/abit. e Borgo Venezia ha 6,9 mq/abit.

Da questi dati si evince che  i quartieri hanno una dotazione di verde decisamente insufficiente per ottenere i suoi molteplici effetti terapeutici e di difesa dalle sempre più incombenti avversità ambientali  accertati  dallo studio dell’ULSS 20 e dallo IUAV di Venezia; ma è un verde perfino inferiore  ai 9mq/abit. previsti dalle  norme della Legge n°1444 del 1968.

Verona è definita una città media italiana, ma la sua periferia, tranne a nord, si sta saldando ai paesi della cintura urbana formando un’unica grande città carente di servizi, in primis il trasporto pubblico e i percorsi ciclabili, per cui il traffico privato motorizzato è il problema principale con ricadute anche  sulle aree verdi soprattutto a  Verona Sud. Anche i giardini più grandi, come le aree  S. Giacomo e S. Teresa, sorgono ai margini di grossi insediamenti attrattori di traffico (l’Ospedale, la Fiera, centri commerciali, parcheggi, Cariverona) e soffrono per  l’inquinamento, il caos, rumore, stress, tanto che questi  effetti negativi  faticano ad essere compensati dai  benefici del verde realizzato. Persino i Forti Austriaci “distaccati” di pianura sono oramai assediati dalle costruzioni e il Forte Azzano in ZAI è l’emblema di una urbanizzazione che si sta mangiando gli ultimi spazi verdi rimasti della cintura agricola.

Sono oramai noti i molteplici effetti positivi della vegetazione nel contesto urbano, ma qui mi preme citare  soprattutto quelli impagabili che contrastano le conseguenze del cambiamento climatico evidenziati in un convegno del marzo 2015 dall’ISPRA e dall’Università La Sapienza di Roma: regolazione del micro-clima, filtro delle polveri, regimazione delle acque, stoccaggio e assorbimento carbonio, mantenimento permeabilità, fertilità del suolo, habitat e biodiversità. Uno studio condotto in Italia (a Milano e Roma) ha stimato che un aumento del 10% delle superfici a verde in aree residenziali determina una diminuzione di circa 2 C° della temperatura dell’aria con un risparmio energetico del 8-11 % .

In questo quadro appare elusiva la  risposta dell’Assessore Padovani alla domanda su quali provvedimenti il Comune intende prendere per «promuovere l’incremento degli spazi verdi urbani, di “cinture verdi” intorno alle conurbazioni» come previsto dalla Legge 10/2013.  Infatti non è certo con gli attuali spazi frammentati e sconnessi, né con la piantagione di un albero per ogni nuovo nato che si può rendere la città resiliente alle avversità ambientali. Dove piantiamo gli alberi se non abbiamo gli spazi? Avremmo voluto piuttosto sentire qualcosa a proposito  della Cintura verde attorno a Verona sulla linea dei Forti austriaci e della proposta del Parco all’ex scalo merci che i cittadini autofinanziandosi hanno presentato al Comune .  È urgente che la politica dia delle risposte subito perché siamo già drammaticamente in ritardo. La pianificazione condivisa con i cittadini e attingere a Fondi Comunitari può  contribuire a dare queste risposte. Ad esempio nella vicina Mantova il Comune ha nominato un assessore apposito per la PROGETTAZIONE EUROPEA e  ha già vinto 5 progetti EU. Perché a Verona che ha un patrimonio monumentale e ambientale di respiro europeo non si riesce a fare altrettanto?

Prendiamo atto comunque dell’impegno  dell’assessore a presentare entro breve tempo il “Piano del Verde”, lo strumento fondamentale che molte città già hanno e che forse consentirà finalmente di programmare i nuovi parchi e giardini per Verona.

Alberto Ballestriero
Verona Polis

 
Alberto Ballestriero

L'autore: Alberto Ballestriero

Alberto Ballestriero. La campagna e il paesaggio sono una presenza costante nella sua vita. Ha lavorato come funzionario nella gestione di canali e opere agrarie presso uno dei più importanti Consorzi di Bonifica del Veneto. Dopo la qualifica nel settore del verde progetta parchi e giardini, alcuni dei quali pubblicati. E’ socio dell’AIAPP (Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio). Per diversi anni è stato responsabile del settore verde urbano della sezione veronese di Italia Nostra. Ha pubblicato il libro “Confini Connessioni Scenari - divagazioni di un giardiniere sul paesaggio” E’ socio fondatore dell’Osservatorio territoriale Verona Polis. ballestriero@gmail.com

Commenti (1)

  • martino franceschi
    martino franceschi Rispondi

    Interessante sapere che Mantova abbia un assessore per la progettazione europea..la capacità di attrazione dei fondi europei è ancora piu’ importante in periodi di ristrettezze di bilancio.
    Non si sa cosa stiano aspettando a Verona

commenti (1)

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