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La mattina di sabato 3 febbraio, un uomo a Macerata ha deciso di sparare sulla folla. Nell’Europa odierna, alla luce degli avvenimenti degli ultimi anni, questo drammatico fatto suona familiare, se non fosse per un dettaglio: la persona in questione è Luca Traini, un cittadino italiano che ha deciso di impugnare la propria pistola e di rivolgerla contro gli immigrati. Ed è così che è iniziata la sua folle caccia al diverso: sparando dalla propria auto a chi aveva la pelle nera. Una volta fermato dalle forze dell’ordine, ha sfoggiato un saluto romano e una bandiera italiana sulle spalle, con la fierezza di un patriota, prima di arrendersi. Il bilancio è di sei feriti, ed è palese che poteva andare molto peggio.

Ciò che colpisce, tuttavia, non è solo il fatto in sé, ma anche la reazione conseguente a tali eventi, sia da parte dell’establishment politico che da parte della società civile e dei comuni cittadini: una parte politica punta il dito sull’altra, e viceversa. I leader della destra xenofoba arrivano addirittura a giustificare l’atto come conseguenza del numero eccessivo di immigrati, e nel frattempo opinioni di ogni tipo fioccano in rete: da una parte chi minimizza, anche a seguito dell’assenza di morti, chi inneggia addirittura al gesto, chi lo descrive come l’atto di uno squilibrato, e dall’altra parte chi è angosciato e parla addirittura di atto terroristico. Ed è esattamente questo il punto focale: si può effettivamente parlare di terrorismo di fronte a un simile, violento episodio di intolleranza?

Ovviamente la risposta non è affatto semplice o scontata: molto dipende da quale definizione di terrorismo consideriamo. L’atto commesso a Macerata sembra corrispondere a molte delle definizioni, almeno se considerate nella propria interezza: La Società delle Nazioni, a suo tempo, definì terroristici «fatti criminali diretti contro lo Stato in cui lo scopo è di provocare terrore nella popolazione o in gruppi di persone», ed è chiaro che in questo episodio uno degli effetti sortiti sia proprio quello di terrorizzare un gruppo sociale: quello degli extracomunitari. L’UE poi definisce terroristiche le azioni che mirino a «costringere indebitamente i poteri pubblici o un’organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto», e anche in questo caso si potrebbe pensare che un gesto tanto grave ed eclatante possa avere lo scopo di attirare l’attenzione delle forze politiche, dimostrando insofferenza verso un determinato gruppo di persone. Se inoltre compariamo questo episodio con alcuni atti compiuti da lupi solitari affiliati all’ISIS, è possibile notare una certa somiglianza: un soggetto radicalizzato (in questo caso si tratta semplicemente di radicalizzazione politica e non religiosa) impugna un’arma e tenta di compiere una strage, e dunque si potrebbe dire che anche il modus operandi è analogo a quello degli odierni terroristi.

Osservando attentamente, tuttavia, è possibile rilevare una cruciale differenza: il fine primario dell’attentatore di Macerata, infatti, differisce parzialmente da quello di un qualunque terrorista. L’intento non sembra essere tanto quello di seminare panico, che è uno degli effetti sortiti, ma può essere visto come effetto secondario.  Il movente sembra piuttosto la pura vendetta. L’attentatore avrebbe infatti dichiarato di aver reagito violentemente a seguito della notizia della morte di Pamela Mastropietro, ragazza diciottenne uccisa e fatta a pezzi dal proprio spacciatore, un uomo nigeriano di 29 anni, residente clandestinamente in Italia. Si tratta sempre quindi di un atto di odio, ma non di un elemento estraneo nei confronti di una disprezzata società straniera, bensì proprio di un membro della società nei confronti di quello che viene percepito come un corpo estraneo all’interno della stessa. Nel gesto di Traini, perciò, si può leggere l’ultimo stadio a cui la radicalizzazione politica può portare un cittadino, e a cui la paura del diverso ed il rancore provocato dall’insistenza sulla guerra tra poveri possono spingere. Gesti di intolleranza etnica o razziale non sono certo una novità assoluta, anzi la storia occidentale ne è piena, ma è pur vero che nell’Europa degli ultimi anni si è più abituati a sentir parlare di intolleranza di matrice islamica e di annessi episodi di violenza a seguito di una radicalizzazione religiosa jihadista.

L’episodio di Macerata, in ultima analisi, rischia di diventare il prototipo di una nuova frontiera di terrorismo, che non prevede l’atto violento di un elemento estraneo all’interno di una società con l’intento di provocare terrore, ma piuttosto un atto sanguinario eseguito da un sedicente membro del tessuto sociale stesso come segno di insofferenza e come invito all’espulsione di corpi estranei. Ù

Se la tendenza politica rimarrà la stessa, e si continueranno a fomentare gli animi della popolazione sul tema dell’immigrazione per la semplice sete di consensi, episodi simili negli anni potrebbero essere destinati a ripetersi, e l’effetto non potrà essere altro che quello di spingere i gruppi etnici minoritari a una inevitabile radicalizzazione difensiva.

A rendere il quadro ancora più tetro, ci sono le sopracitate opinioni del mondo politico e dei comuni cittadini: la classe politica si divide, strumentalizzando l’accaduto, mentre molti cittadini appoggiano e sostengono Traini e il suo folle gesto, dimostrando che l’insofferenza tra la popolazione, la tensione e la paura di chi è diverso hanno raggiunto livelli tali da giustificare anche atti omicidi. E se per ora l’attentatore di Macerata è stato il solo ad arrivare ad imbracciare un’arma da fuoco per esprimere tale insofferenza, non è detto che un domani non optino per gesti simili molti altri cittadini estremizzati, che oggi si limitano a sfogare il proprio livore su internet. Ciò che occorrerebbe ora, dunque, sarebbe riflettere sull’accaduto senza strumentalizzazioni di sorta, per poter correggere la mira anche della dialettica politica che troppo spesso prevede il puntare il dito o l’appiattire ogni confronto a un non più sterile ma ormai pericoloso “noi contro loro”.

Giovanni Domaschio

 

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