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INTERVISTA – Il direttore Andrea Togni: «La percentuale dei ragazzi diplomati che trova occupazione una volta usciti dalla scuola è del 100%».

In piena ZAI a Verona, tra ipermercati e capannoni, si trova l’Accademia d’arte circense. Fondata nel 1988 da Egidio Palmiri, presidente dell’Associazione circhi europei, nel quartiere invernale dell’American Circus della famiglia di Enis Togni, nel 1990 la scuola si sposta a Cesenatico, dove viene trovato un luogo che rispecchia l’impronta del convitto. Nel 2003 torna a Verona in via Tirso, l’attuale sede. Dal 2004 Andrea Togni è il direttore, incarico che ancora oggi porta avanti.

– De Togni, come funziona questa “fabbrica di sogni” e come si rapporta alla realtà moderna in cui è inserita?
«Prima del trasferimento definitivo a Verona l’Accademia era riservata ai figli d’arte. Dal 2004 le porte si sono aperte anche agli esterni e la risposta è stata decisamente positiva. La maggior parte dei genitori che non fa parte di questo mondo decide di iscrivere i figli vedendo il circo come una sorta di attività sportiva alternativa. Le nostre regole sono molto rigide e ci occupiamo anche della formazione caratteriale: non sono permesse parolacce e quando ci si allena non è permesso il gioco».

– E i genitori esterni come vivono la scelta dei figli?
«Di solito i ragazzi che hanno questa passione riescono a trasmetterne il perché anche ai genitori.

– E una volta terminata l’Accademia?
«Concluso il percorso triennale della nostra scuola le opportunità che si aprono non si limitano al mondo del circo: c’è possibilità di impiego all’interno dei parchi divertimento, sulle navi da crociera, nei casinò, compreso quello di Las Vegas. Abbiamo collegamenti con diverse agenzie di spettacolo e del circo in tutto il mondo. La percentuale dei ragazzi diplomati che trova occupazione una volta usciti dalla nostra scuola è del 100%».

Verona, Accademia d’Arte Circense

– Quanti sono gli iscritti e come sono organizzati i corsi?
«I corsi sono triennali e riservati a 30 ragazzi di età compresa tra gli 8 ed i 18 anni. Scegliamo di lavorare con classi ridotte per puntare sulla qualità. Per noi è importante anche la formazione dei ragazzi che vengono da fuori: tutti frequentano le scuole della città e vengono seguiti nei compiti a casa. È importante, perché alcuni di questi ragazzi un giorno si troveranno a dirigere un’impresa circense e quindi avere persone non scolarizzate a sufficienza è impensabile».

– Qual è l’aspetto più gratificante dell’esperienza circense?
«La ricchezza di esperienze. Ogni giorno si viaggia in una città diversa, io ho conosciuto il Principe di Monte Carlo, tre Papi, ho viaggiato in tutti gli Stati Uniti e visitato ogni città europea».

– Come vi rapportate con l’amministrazione comunale di Verona? Ricevete sostegno?
«Con l’amministrazione di Verona abbiamo sempre avuto rapporti cordiali. I costi di un convitto – che deve provvedere oltre agli studi anche alla vita quotidiana degli studenti – sono molto elevati e non è semplice far quadrare i conti con i contributi del Fondo Unico per lo Spettacolo (FUS). Attualmente ci stiamo impegnando con iniziative di raccolta fondi, come spettacoli ed eventi, cene aziendali con spettacolo, i cosiddetti Dinner Show. Con il nuovo sistema di distribuzione del FUS le cose si sono fatte più difficili. Si sarebbe potuto scegliere di aumentare le rette degli studenti, cosa che però abbiamo deciso di non fare per non gravare ulteriormente sulle famiglie dei ragazzi».

Carolina Londrillo

 

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