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CGIL Verona  mira a ripristinare una filiera basata sui principi di lavoro, retribuzione, previdenza e diritti, anche alla luce del rafforzamento ottenuto in termini di rappresentanza, superando i 60.000 iscritti sul territorio veronese, con un aumento dei lavoratori attivi rispetto ai pensionati e la presenza di 30 sedi sul territorio.

Trascorso un decennio dall’inizio della crisi economica i dati relativi all’occupazione, ai fallimenti e alle chiusure volontarie delle aziende stanno rientrando ai livelli del 2007 ma c’è un netto peggioramento dal punto di vista della qualità lavorativa. Lo ha evidenziato lo scorso 2 febbraio la CGIL di Verona in una conferenza stampa a cui hanno partecipato Michele Corso (Segretario generale), Maurizio Azzalin, Francesca Tornieri e Mariapia Mazzasette che hanno presentato la situazione lavorativa della provincia, sia in termini generali che per categoria e un progetto di lavoro per il 2018.

L’aumento di forme di impiego discontinue, la crescita del part-time involontario, la precarietà del lavoro e talvolta l’aumento di produttività hanno inciso sulla riduzione delle ore lavorative. Secondo Corso, «Rispetto al 2007 si riscontra lo stesso numero di occupati ma con una retribuzione più bassa e un notevole incremento del lavoro a tempo determinato».

Su tutto il territorio veronese assistiamo alla presenza costante di contratti atipici: dallo stage/tirocinio per lavorare come commesso/a nei periodi natalizi o di alta stagione, all’utilizzo sfrenato dei voucher. I contratti di collaborazione, ex progetto, sono spesso impiegati illegittimamente. Un esempio sono le svariate società che si occupano di assistenza anziani che spacciano per collaborazione occasione una situazione di lavoro dove è prevista l’assistenza 24 ore su 24. Il crescere di partite Iva individuali per lavoratori che operano per un unico cliente sta trasformando in lavoro autonomo ciò che autonomo non è.

Anche a Verona, come dice Tornieri, «dilaga uno scenario dove le aziende ricercano il lavoratore che letteralmente costa meno, o che può creare meno problemi, contribuendo alla diffusione di una situazione lavorativa basata sul precariato e l’ingiustizia. Anche la questione dell’occupazione femminile non si discosta dal trend nazionale, caratterizzato da una minore occupazione delle donne rispetto agli uomini e a condizioni di minor tutela».

La volontà della CGIL è quella di ripristinare una filiera basata sui principi di lavoro, retribuzione, previdenza e diritti, anche alla luce del rafforzamento ottenuto in termini di rappresentanza, superando i 60.000 iscritti sul territorio veronese, con un aumento dei lavoratori attivi rispetto ai pensionati e la presenza di 30 sedi sul territorio.

Durante la conferenza stampa sono state considerate tutte le categorie di lavoratori rappresentati dalla CGIL. Di particolare interesse risulta il settore dei trasporti che ha segnato una leggera ripresa in termini occupazionali grazie all’aumento dei passeggeri dei comparti aereo e trasporto pubblico locale (su ferro e su gomma) e dell’aumento della circolazione delle merci (autotrasporti e logistica).

Nel settore aereo, nel 2017 i passeggeri transitati dall’aeroporto Catullo sono aumentati rispetto all’anno precedente senza comportare però miglioramenti salariali per i lavoratori. Il settore più preoccupante è quello dell’autotrasporto, dove negli ultimi anni, si sono verificati numerosi incendi dolosi di matrice malavitosa. Riguardo le condizioni di lavoro, da un lato c’è da segnalare una continua richiesta di comprimere diritti e salari e dall’altra i ricatti a sfondo sessuale nei confronti delle donne, soprattutto verso coloro che hanno bisogno del permesso di soggiorno. Infine, soprattutto negli appalti della logistica è diffuso il fenomeno del caporalato.

Il settore terziario, coerentemente con la tendenza nazionale, ha vissuto una crescita continua dei luoghi dediti al commercio che non sempre hanno portato ad una corrispondente crescita occupazionale. Le frequenti aperture di nuovi centri commerciali implementano un mercato oramai già saturo che sta trasformando il territorio di Verona in un bacino commerciale con un’offerta ben superiore alla domanda.

La CGIL invita a investire ulteriormente sul turismo, unico punto fermo di ripresa, sostituendosi ai settori industriali storici profondamente in crisi e favorendo la salvaguardia dei beni culturali, artistici e paesaggistici.

Il settore che più di altri ha risentito della crisi è stato quello dell’edilizia. Nella nostra città dal 2008 ad oggi si sono persi 5259 addetti passando da 13282 lavoratori del 2008 ai 8523 del 2017. Il fenomeno dell’illegalità e delle infiltrazioni mafiose, anche sul territorio veronese, è presente e mette in difficoltà le imprese regolari e tutto il comparto.

Anche la FIOM di Verona, organizzazione sindacale che segue lavoratrici e lavoratori metalmeccanici, denuncia un persistente deterioramento del lavoro, favorendo l’aumento delle disuguaglianze sociali e della povertà. La ripresa della produzione non è stata accompagnata da una crescita dei dipendenti della medesima intensità, con conseguente aumento del precariato e con scarsi investimenti in nuovi macchinari e attrezzature. Un altro fattore preoccupante è l’invecchiamento dei lavoratori metalmeccanici che non permette agli stessi di mantenere i ritmi lavorativi e di produzione richiesti.

Zeno Massignan

 
Zeno Massignan

L'autore: Zeno Massignan

Zeno Massignan è nato a Verona nel 1988, laureato in Lettere con un percorso in Storia dell’Arte, laureato in Gestione ed Economia dell’Arte. Ha lavorato nel settore marketing e comunicazione per alcune istituzioni museali. Pratica e insegna judo, appassionato di arte, apprezza la convivialità e la vita all’aria aperta. zeno.massignan@hotmail.it

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