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La storia della Glaxo in Italia e le potenzialità dei poli universitari del Veneto suggeriscono di prendere in considerazione Verona come punto di riferimento europeo del settore.

Il Premio Nobel Alexander Fleming (scopritore  della penicillina) e il Premio Nobel Gerhard Domagk (scopritore dei sulfamidici) hanno ricevuto la cittadinanza onoraria del Comune di Verona  dal primo sindaco della città liberata, Aldo Fedeli, in occasione della loro venuta  in Italia nel 1947 per “avviare” le produzioni del primo stabilimento farmaceutico veronese di Glaxo Spa.

Sono trascorsi oltre 70 anni da quando Glaxo iniziò a produrre in Italia, nello stabilimento di via Luigi Settembrini il latte condensato, impiegato  in particolare per l’alimentazione dei bambini. Nell’immediato dopo guerra l’azienda aveva inoltre messo in produzione dei  prodotti antiulcera come rimedio per le patologie (molto diffuse all’epoca) legate soprattutto alla scarsa qualità degli alimenti.

Dopo gli anni Settanta Glaxo Spa aveva promosso al suo interno un centro per la ricerca applicata per registrare le controindicazioni raccolte dagli informatori scientifici. In quegli anni a Verona l’azienda farmaceutica era diretta da manager indicati dalla casa madre di Londra, in particolare da Harold A. Gent, seppur coadiuvato da alcuni dirigenti locali. Sotto la gestione di Mario Fertonani, divenuto il primo amministratore delegato italiano della multinazionale, Glaxo si era posizionata come testa di ponte e riferimento del mercato farmaceutico  europeo, e non solo.


La Glaxo Spa ha saputo compiere dagli anni Ottanta delle scelte strategiche, e fra queste: 1. la realizzazione di un nuovo ed importante centro per lo studio di nuove metodologie, finalizzate alla sperimentazione e scoperta di nuovi principi attivi, per la realizzazione di farmaci ad elevato contenuto terapeutico; 2. la fusione mediante incorporazione di due significative realtà produttive multinazionali del settore farmaceutico: la Welcom e la Smith Kline, trasformando la stessa Glaxo Spa in GSK; 3. la realizzazione di altri centri  in Italia per la produzione di antibiotici di ultima generazione.

Purtroppo anche a causa del ricambio generazionale dei gruppi dirigenti GSK Italia è stata costretta dal board inglese a subire drastiche scelte, compresa la cessione della divisione ricerche alla Aptuit, una società americana appositamente costituita. Le produzioni, gli organici, le professionalità interne ed esterne, nonché il know-how si trovano a dover affrontare un futuro carico di incertezze.

Perché, allora non guardarsi attorno ed ipotizzare delle soluzioni coraggiose, che se affrontata con la dovuta attenzione ed altrettanto convinzione potrebbero offrire nuove prospettive? Mi riferisco, ad esempio, al coinvolgimento dei poli universali di Verona, Padova, Venezia e Trento, dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, del mondo scientifico ed economico della Regione del Veneto, per candidare Verona come sede dell’Agenzia Europea del Farmaco, impegnando attorno a questo progetto tutte le forze politiche disponibili, ed offrendo nel contempo le elevate e preziose professionalità ed esperienze di GSK. Perché non provarci?

Giuseppe Braga

 
Giuseppe Braga

L'autore: Giuseppe Braga

Giuseppe Braga è nato a Verona il 12 giugno del 1943. Ha lavorato alle Officine e Fonderie Leopoldo Biasi di Verona. E' stato dirigente e membro della segreteria FIMCISL di Verona; dirigente e Segretario generale Federchimici CISL di Verona; Segretario generale SICET CISL di Verona e Responsabile organizzativo Confederazione; consigliere di terza Circoscrizione in Borgo Milano. Durante l’attività sindacale ha ricoperto varie cariche. giuseppe.braga@gmail.com

Commenti (1)

  • martino franceschi
    martino franceschi Rispondi

    Purtroppo penso che l’agenzia resterà ad Amsterdam nonostante un processo di selezione per lo meno “grigio”.
    A testimonianza del peso del nostro paese in Europa e della sua scarsa capacità di lobbying..

commenti (1)

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