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Venerdì 2 febbraio alle 20:45, al Teatro Camploy di Verona, quarto appuntamento con la rassegna L’Altro Teatro organizzata dal Comune di Verona in collaborazione con Arteven e con EXP. In programma l’attesissima Paranza dei bambini, spettacolo tratto dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano pubblicato nel 2016. Prodotto da Mismaonda in collaborazione con Marche Teatro, lo spettacolo è proposto da Nuovo Teatro Sanità e si avvale della regia di Mario Gelardi.
In scena Vincenzo Antonucci, Luigi Bignone, Carlo Caracciolo, Antimo Casertano, Riccardo Ciccarelli, Mariano Coletti, Giampiero de Concilio, Simone Fiorillo, Carlo Geltrude e Enrico Maria Pacini.

«Il Nuovo Teatro Sanità e Mario Gelardi – dice Roberto Saviano – non sono solo resistenza e non sono semplicemente teatro. Loro sono il nucleo intorno al quale alla Sanità, a Napoli, si costruisce un presente reale, che si può toccare vedere e ascoltare. Un futuro che si può immaginare. Loro sono voci che sovrastano urla, sono mani tese. Con loro, con Mario, ho lavorato per portare in scena La paranza dei bambini. Solo loro – conclude Saviano – possono trasformare in corpi, volti e voci le mie parole».

Hanno scarpe firmate, famiglie quasi normali e grandi ali “d’appartenenza” tatuate sulla schiena.  Sfrecciano in moto contromano per le vie di Napoli perché sanno che la loro unica possibilità è giocarsi tutto e subito. Non temono il carcere né la morte. Sparano, spacciano, spendono. Sono la paranza dei bambini. Nel gergo camorristico “paranza” significa gruppo criminale, ma il termine ha origini marinaresche e indica le piccole imbarcazioni per la pesca che, in coppia, tirano le reti nei fondali bassi, dove si pescano soprattutto pesci piccoli per la frittura di paranza. L’espressione “paranza dei bambini” indica la batteria di fuoco, ma restituisce anche con una certa fedeltà l’immagine di pesci talmente piccoli da poter essere cucinati solo fritti, proprio come quei giovanissimi legati alla camorra che Roberto Saviano racconta nel suo terzo best seller.

Quel romanzo è diventato uno spettacolo teatrale che mette in scena una verità cruda, violenta, senza scampo. Non a caso lo spettacolo nasce nel Nuovo Teatro Sanità, un luogo “miracoloso” nel cuore di Napoli, dove si tenta di costruire un presente reale e immaginare un futuro possibile. «L’infanzia è una malattia, un malanno da cui si guarisce crescendo» dice William Golding, l’autore del Signore delle mosche, romanzo del 1954 dove ragazzi di famiglie borghesi regrediscono allo stato di selvaggi. Come nel testo di Saviano, nello spettacolo i protagonisti creano una loro comunità che impone regole feroci per perdere l’innocenza e diventare grandi.

Dopo la felice esperienza dello spettacolo Gomorra, Roberto Saviano e Mario Gelardi sono nuovamente insieme in questo progetto teatrale per raccontare la controversa ascesa di una tribù adolescente verso il potere, pronta a piombare nel buio della tragedia shakespeariana (Jan Kott diceva che è il macello uno dei temi nodali dell’opera di Shakespeare) e nel nero infinito dei fumetti di Frank Miller.

Lo slogan non è più «Io speriamo che me la cavo». È terribile, fa paura: «Io per diventare bambini ci ho messo dieci anni, per spararti in faccia ci metto un secondo».

 

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