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Intervista con il responsabile tecnico della divisione Strade, Giardini, Arredo urbano del Comune di Verona: «La gestione del verde non è una scienza esatta e va sempre  esaminata caso per caso in base ai luoghi e alle circostanze. In molte situazioni cerchiamo di mediare tra storicizzazione del luogo ed uso del verde».

In continuità al percorso sulla gestione del verde pubblico a Verona, dopo le interviste all’agronomo Marco Magnano , responsabile AMIA della manutenzione delle aree verdi e all’Assessore alle Strade e Giardini Marco Padovani, abbiamo intervistato Stefano Oliboni, responsabile tecnico della divisione  Strade Giardini Arredo Urbano del Comune.

A Verona la gestione del verde è affidata al Settore Strade e Giardini del Comune per la progettazione e all’AMIA per la manutenzione ordinaria. Quali sono i benefici e i problemi di questa divisione?
«La divisione dei compiti tra AMIA e Comune è stata sostanzialmente positiva perché ha permesso ai due enti di focalizzare le energie su competenze specifiche: la manutenzione straordinaria e la progettazione delle nuove aree agli uffici comunali, la manutenzione ordinaria – sfalcio erba e potature – all’AMIA. Il poter delegare la parte di manutenzione ordinaria, con il dovuto controllo da parte dell’Amministrazione comunale ha permesso di ottimizzare le risorse umane interne all’ente  e di rendere più efficace la manutenzione quotidiana del verde. C’è sempre un dialogo tra i nostri Uffici e Amia, sia per i progetti redatti internamente, sia per  quelli realizzati all’esterno (ad esempio i PUA). Il verde oltre che utile è anche un costo per il Comune, per cui si cerca di trovare delle mediazioni tra soluzioni progettuali interessanti ma molto onerose nei costi di manutenzione e soluzioni progettuali troppo semplicistiche per ridurre al minimo il costo della manutenzione».

Quali i risultati di questa “convivenza” nella gestione del verde pubblico?
«In questi 18 anni di “convivenza” credo che i risultati siano sotto gli occhi di tutti, pur sapendo che si può e si poteva fare meglio voglio ricordare che la superficie del verde gestito, con la realizzazione di nuove aree verdi od il recupero di aree esistenti è passata da mq. 2.729.441,30 mq. a 3.359.549,35mq. Per ben tre volte negli anni 2012, 2013, 2016 siamo stati premiati a livello nazionale dalla rivista ACER/IL VERDE EDITORIALE per gli interventi di manutenzione straordinaria o nuove realizzazioni progettati e realizzati dalla Direzione Strade Giardini ed Arredo Urbano».

Stefano Oliboni
Stefano Oliboni

Nel 2007 sono state approvate dalla Giunta Comunale le “Norme per la gestione, la salvaguardia e l’incremento dei giardini e del patrimonio verde pubblico” primo timido tentativo per mettere un po’ d’ordine  nella gestione del verde a Verona. Ebbene perché,  nonostante siano pubblicate sul sito del Comune,  sono sostanzialmente  ignorate ?
«Non è vero che vengono ignorate. A volte abbiamo situazioni storicizzate dove, anche se non corrette, è difficile fare cambiamenti radicali senza stravolgere l’assetto dei luoghi.  Ad esempio abbiamo alberi piantati sopra condotte del gas e dell’acqua, o alberi piantati con sesti di impianto troppo ravvicinati. Queste  situazioni ci portano a dover attuare degli interventi non sempre rispettando “teoricamente” le norme ma cercando di “adattarle” alla situazione contingente. Come forse bisognerebbe fare anche in altre situazioni della nostra vita quotidiana. Come si dice: affinché l’ottimo non sia nemico del bene».

In ogni caso perché spesso non vengono osservati almeno i suggerimenti della numerosa letteratura scientifica, ad esempio in merito ai  sesti di impianto delle alberature o alle distanze delle stesse dagli edifici?
«Nelle nuove progettazioni i sesti di impianto vengono rispettati. Tuttavia la gestione del verde non è una scienza esatta e va sempre  esaminata caso per caso in base ai luoghi e circostanze in cui operiamo. In molte situazioni cerchiamo una mediazione tra storicizzazione del luogo ed uso del verde, siamo in presenza di organismi viventi, che alle volte possiamo “educare” secondo le nostre specifiche esigenze».

Nella sostituzione degli alberi abbattuti perché vengono impiegati alberi della stessa specie anche quando spesso è evidente che sono inadatti al luogo, come gli ippocastani di Corso Porta Palio?
«Le scelte partono da diverse considerazioni. Nel caso degli ippocastani di Porta Palio si è preferito dare priorità all’aspetto storico più che a quello botanico, per non perdere la memoria dei luoghi. Comunque pur confermando la scelta della specie abbiamo cambiato varietà, utilizzando la “carnea briotii”, di portamento più contenuto e con una produzione limitata di frutti, sia per dimensione che quantità».

In caso di abbattimento è corretto sostituire con la stessa specie, ad esempio un platano, anche quando l’albero eliminato soffriva di patologie fungine tali da sconsigliarne il reimpiego nel medesimo luogo infetto?
«Si cerca di mediare tra le esigenze agronomiche, la memoria storica, le disponibilità economiche. Inoltre, spesso dobbiamo tenere conto delle indicazioni della Soprintendenza. Ad esempio ai giardini della Tomba di Giulietta si è scelto di riportare il luogo a come era reimpiantando gli ippocastani e mantenendo la stessa conformazione del giardino. L’Amministrazione comunale ha preferito dedicare le maggiori risorse economiche necessarie per una nuova  riprogettazione, anche se particolarmente allettante ed interessante per noi progettisti, ad altre zone periferiche  della città».

Giardini piazza Viviani, Verona (Foto Arch.)
Giardini piazza Viviani, Verona (Foto Arch.)

Molte alberature urbane soffrono per essere a dimora in spazi ristretti e  stanno danneggiando strade e marciapiedi, con pericolo per la pubblica incolumità. Esiste un piano per il miglioramento delle condizioni ambientali delle alberature cittadine e quali sono i principali provvedimenti in atto?
«C’è in programma di togliere tutte le griglie attorno agli alberi, che sono state messe vent’anni fa e che stanno creando problemi di sicurezza, per sostituirle con materiali più naturali e meno problematici (ad esempio lo spezzato di cava od altri materiali che stiamo provando). Inoltre, nei Lungadige potrebbe essere presa in esame la possibilità di togliere, ove necessario, le pietre dei marciapiedi che vengono sollevate dalle radici e sostituirle con materiali più elastici. Cerchiamo di garantire il più possibile la vita delle piante, ma ad esempio in viale delle Nazioni non era possibile rifare il piano stradale, rovinato dai pini, senza danneggiare le radici. Perciò abbiamo deciso di sostituire i pini con i ginkgo che hanno radici più profonde e resistono meglio all’inquinamento atmosferico».

Nella sistemazione dei giardini o delle aree verdi vengono seguiti dei criteri guida comuni di progettazione? E in caso affermativo quali sono?
«Si, vengono seguiti dei criteri guida comuni. Relativamente alla realizzazione dei P.U.A. abbiamo messo a disposizione dei professionisti delle linee guida sui materiali da utilizzare per le realizzazioni sia delle opere a verde che di arredo urbano che di scelta dei giochi e di opere stradali.  Quello principale per le aree verdi è  di usare materiali ecocompatibili, semplici, limitando il più possibile l’uso di materiali artificiali, rigidi. D’altra parte è anche quello che la legge ci dice con i C.A.M. (criteri ambientali minimi). In sostanza: una progettazione realizzata più con elementi vegetali che artificiali. Credo che le realizzazioni come ad esempio : Parco S. Giacomo, Il parco di Via Anti,  l’area verde dell’Arco dei Gavi, Piazza Indipendenza e il Parco S.Teresa (ex PRUSST), solo per citare i casi più significativi vadano in questa direzione».

Quali criteri sono stati seguiti ad esempio per Piazza S. Nicolò che secondo alcuni sembra un modello di quello che non si dovrebbe fare in un’area pubblica: alberature disomogenee e sproporzionate, ritagli di prato inutili e difficoltosi da mantenere, chiome di platani che stanno inglobando i lampioni stradali…?
«Il criterio prioritario è stato quello di aumentare il verde e di togliere la strada davanti alla chiesa. I platani sono di una specie a portamento contenuto, anche se in realtà sono cresciuti più del previsto. Le magnolie sono state scelte per avere delle fioriture che in un primo momento abbellissero la piazza, ma visto la rapidità con cui  i platani le hanno sovrastate potremmo non escludere la loro sostituzione. Gli olivi sono stati una donazione e, anche se non propriamente compatibili con il contesto l’Amministrazione ha accettato di inserirli. Per chi si ricorda, la piazza era un parcheggio ed era veramente infrequentabile, ora c’è pieno di turisti che trovano un momento di relax nella loro visita e di ragazzi che si trovano per fare quattro chiacchiere».

Nella sistemazione dei giardini di Piazza Indipendenza dopo tre concorsi di progettazione andati a vuoto il Servizio Giardini del Comune ha progettato quest’area dove la novità sembra sia stata quella della  recinzione, a fronte di un costo complessivo di 570.000 euro.  Il risultato è congruo con la somma spesa? E se altre aree verdi avranno problemi di frequentazione analoghi a Piazza Indipendenza dovranno essere recintate?
«La recinzione non è l’unica novità, abbiamo voluto restituire al luogo un sapore ottocentesco rifacendoci al progetto del giardino romantico riportato nel progetto dell’orto botanico del Manganotti.  In ogni caso avevamo anche noi dei dubbi sulla recinzione, tuttavia ci sembra che l’impatto nell’insieme non sia rilevante. Riteniamo comunque che, tranne casi particolari, le recinzioni non risolvano i problemi delle cattive frequentazioni dei luoghi. Il risultato è stato congruo con la spesa sostenuta, tenuto conto che è compreso il restauro del muro lungo Via al Cristo che è stato inviato alla Soprintendenza per acquisirne il parere di competenza».

La gestione della vegetazione delle rive dell’Adige e di  altri corsi d’acqua demaniali è di competenza del Genio Civile, il quale opera con criteri unicamente idraulici. Non ritenete che l’Adige abbia anche una notevole importanza paesaggistica e ambientale e che gli interventi dovrebbero tenere presente anche questi aspetti e quindi essere concordati con il Comune?
«Siamo d’accordo che l’Adige ha per Verona una grande importanza paesaggistica e che la sua gestione dovrebbe essere condivisa di concerto con il Genio Civile nel rispetto delle rispettive competenze. Da parte nostra in tutto il tratto di fiume che attraversa la città non vorremmo interventi radicali  con un taglio della vegetazione spontanea a raso ogni 10-15 anni, ma interventi più frequenti, intercalati togliendo la vegetazione più pericolosa, ma lasciando una copertura vegetale di arbusti.  Il Comune ha un buon rapporto con il Genio Civile, ma questi è preoccupato per la sicurezza idraulica del fiume e in generale teme di non riuscire a controllare la vegetazione. Ma in alcuni tratti del fiume, come sulla riva destra del Chievo, i criteri paesaggistici sono stati rispettati. Inoltre nel tratto che va dall’area cani del vallo dei Giardini Lombroso fino alla strada alzaia del Lungadige San Giorgio il Genio Civile durante gli ultimi lavori ha realizzato una banchina che in futuro contiamo di rendere transitabile ai pedoni».

Nel territorio comunale viene fatto  uso di diserbanti chimici  e in particolare di prodotti a base di Glifosate? In caso affermativo non ritiene che contravvenga al D.M. 22 gennaio 2014, “Adozione del Piano di azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari” il quale  dice che “i trattamenti diserbanti sono vietati e sostituiti con metodi alternativi nelle zone frequentate dalla popolazione”?
«In attesa di varare il Regolamento sull’uso dei fitofarmaci il Comune ha predisposto un’ordinanza sindacale che recepisce tutte le direttive del PAN (Piano di Azione Nazionale) e che  nei luoghi frequentati dalla popolazione (parchi, giardini, campi gioco, scuole…) vieta l’uso dei diserbanti. Nelle altre zone non frequentate è ammesso solo l’uso di prodotti non sistemici (dissecanti). L’uso del Glifoste è ammesso con endoterapia o interventi localizzati solo per preservare edifici monumentali dove non siano possibili altri mezzi. Dobbiamo anche cambiare una mentalità diffusa sia tra gli addetti  che nei privati.

Che programmi ci sono a questo proposito per il futuro?
«Dobbiamo cominciare a pensare ad una manutenzione differenziata che risponda a criteri ambientalmente compatibili e che porti ad accettare anche la presenza di piante spontanee piuttosto che ad un uso massivo di prodotti chimici».

Qual è il futuro dell’Amia nella gestione dei servizi per il Comune di Verona?
«All’inizio del 2018 i servizi dell’AMIA saranno messi a gara con il project financing, pertanto dipenderà tutto dall’esito di questa gara».

Alberto Ballestriero

 
Alberto Ballestriero

L'autore: Alberto Ballestriero

Alberto Ballestriero. La campagna e il paesaggio sono una presenza costante nella sua vita. Ha lavorato come funzionario nella gestione di canali e opere agrarie presso uno dei più importanti Consorzi di Bonifica del Veneto. Dopo la qualifica nel settore del verde progetta parchi e giardini, alcuni dei quali pubblicati. E’ socio dell’AIAPP (Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio). Per diversi anni è stato responsabile del settore verde urbano della sezione veronese di Italia Nostra. Ha pubblicato il libro “Confini Connessioni Scenari - divagazioni di un giardiniere sul paesaggio” E’ socio fondatore dell’Osservatorio territoriale Verona Polis. ballestriero@gmail.com

Commenti (1)

  • mi par.di capire che la parola.d’ordine negli interventi è mediazione. O in altre parole, ogni un.gran casin …

commenti (1)

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