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Preparare i bambini alla Shoah
Preparare i bambini alla Shoah

I libri nazisti per “educare all’odio”: ristampati tre album illustrati per l’infanzia tedesca degli anni Trenta. Un’edizione critica, con le note di storici e specialisti, per capire la lunga preparazione dello sterminio.

Mercoledì 24 gennaio alle 17,45 alla Società Letteraria (piazzetta Scalette Rubiani 1) sarà presentato il volume Educare all’odio. L’antisemitismo nazista in tre libri per ragazzi a cura di Ivano Palmieri, prefazione di Gustavo Corni (Cierre edizioni). Parleranno Gian Paolo Romagnani, direttore del dipartimento culture e civiltà, Università di Verona; Bruno Carmi, presidente della Comunità ebraica di Verona; Arnaldo Loner, avvocato penalista di Bolzano; Ivano Palmieri, curatore del volume; Daniela Brunelli, presidente della Società Letteraria.

Tenere lontano dai bambini. Mostrare agli adulti con cautela. La pornografia, si sa, attira l’occhio, ma non è raccomandabile per l’educazione sessuale. Così la stampa nazista per l’infanzia: accattivante, graficamente notevole. Aggravanti, visto il suo scopo: convincere fin da piccoli che gli ebrei sono la causa di tutti i mali. Cresciuti, i lettori saranno chiamati a collaborare alla “soluzione finale”, la Shoah di cui sabato 27 gennaio sarà Giornata della memoria. Per l’occasione quest’anno la “Cierre edizioni” di Verona ha stampato il volume a cura di Ivano Palmieri Educare all’odio. L’antisemitismo nazista in tre libri per ragazzi (186 pagine illustrate a colori, 19,50 euro). Il curatore, già docente di storia e filosofa nei licei, commenta tre libri illustrati nazisti della sua collezione. Oggi sono rarità, dal 1936 al 1940 furono diffusi in Germania a decine di migliaia di copie dalle edizioni “Der Stürmer” di Julius Streicher, uno dei gerarchi nazisti processati per crimini contro l’umanità e impiccati a Norimberga nel 1946.

Lezione a scuola sui tratti distintivi degli ebrei: illustrazione dal libro “Il fungo velenoso” (1938)
Lezione a scuola sui tratti distintivi degli ebrei: illustrazione dal libro “Il fungo velenoso” (1938)

Oggi i rari esemplari superstiti di questa editoria razzista sono contesi tra i collezionisti, ma a chi li acquista in Germania capita di firmare una liberatoria in cui dichiara che il libro gli serve “per un lavoro scientifico o per l’allestimento di una raccolta storica”, come spiega Palmieri, “nel timore di un uso improprio”. L’efficacia propagandistica infatti è indubbia. Può servire anche nell’attuale politica? Oddìo, non certo per le raffigurazioni dell’ebrea dal naso adunco e dalle gambe arcuate: oggi ci sono più familiari prototipi ebraici come Bar Refaeli o Randi Ingerman. Ma l’animalismo nazista contro le macellazioni rituali a qualcuno potrebbe ancora venir buono, cioè cattivo. Del resto, un manifesto fascista repubblichino di Boccasile è stato appena riciclato dai nostri contemporanei “difensori della razza bianca”.

Per capire la potenza della propaganda attraverso l’arte non occorre andare lontano. Guardatevi in tasca. Letteralmente. Mettete una mano nei vostri pantaloni. I maschi colgano l’occasione per un gestaccio scacciasfortuna. Cercate una moneta da 10 cent: in quelle di conio italiano, c’è la scultura Forme uniche della continuità nello spazio, opera del futurista Umberto Boccioni. Bellissima. Ma bisogna pur dire che simboleggia lo “slancio vitale”, quello del fante che corre a “spezzare con il petto il filo spinato”. Undici battaglie consecutive fatte così, sull’Isonzo, nella prima guerra mondiale: a correre in salita su un campo spazzato dalle mitragliatrici, fino ai reticolati. Perché il generalissimo Cadorna sposava la teoria dello “slancio vitale”. Boccioni morì il 17 agosto 1916 alla Sorte (nome da presagio), presso Chievo. Gli fu fatale una caduta da cavallo, nemesi per i futuristi che esaltavano la motocicletta e l’aeroplano. Alla lapide sul luogo dell’incidente sono state accostate superfetazioni pseudoartistiche per niente futuriste. C’è anche una riproduzione in bassorilievo della scultura da 10 cent. Come diceva Celentano? Svalutèscion.

Giuseppe Anti

Leggi l’articolo Il muro del pianto è in Bra.

Educare allodio
Il serpente velenoso, illustrazione da “Das Pudelmopsdackelpinscher”.

 

 
Giuseppe Anti

L'autore: Giuseppe Anti

Giuseppe Anti è nato a Verona il 28 agosto 1955. Giornalista, si è occupato di editoria per ragazzi e storia contemporanea; ha curato fino al giugno 2015 gli inserti "Volti veronesi" e le pagine culturali del giornale L'Arena. giuseppe.anti@libero.it

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