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Sant’Anna d’Alfaedo (VR) manifestazione contro i migranti

I migranti richiedenti asilo sono da respingere per difendere la nostra razza e la nostra sicurezza: un  pericoloso atteggiamento che si sta diffondendo anche nel veronese, a causa del relativo e progressivo abbandono da parte dei partiti storici e più popolari dei temi della solidarietà con le classi sociali più povere e dell’egualitarismo nei diritti e doveri. Sono tutti o quasi a favore del consumo individualizzato e di un’imprenditoria d’assalto e opaca che, nella crisi economico-finanziaria più grave del dopoguerra, non si preoccupano più dei diritti umani fondamentali. Si arriva facilmente a degli assurdi, persino all’odio razzista.

Come si sa, due giorni fa il candidato lombardo dei partiti di centro-destra, Attilio Fontana (già sindaco di Varese e presidente ANCI dei Comuni della sua regione) è uscito, su Radio Padania, con questa espressione: «Non possiamo accettare tutti gli immigrati che arrivano: dobbiamo decidere se la nostra etnia, la nostra razza bianca, la nostra società devono continuare a esistere o devono essere cancellate». Sia chiaro che non è tanto la legittimità della posizione sui migranti arrivati negli ultimi anni che preoccupa, per quanto sia discutibile, ma la motivazione addotta, tipicamente razzista e che carica inevitabilmente di razzismo il programma politico sia del Candidato e che dei Partiti che lo sostengono (Forza-Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia). Qualche ora dopo, forse per le critiche ricevute, Fontana ha dichiarato che si è trattato di “lapsus”, errore espressivo, e quasi a sua copertura è intervenuto lo stesso Matteo Salvini, aggiungendo: «Al governo normeremo ogni presenza islamica nel Paese» (sic). Ma si può credere ad un lapsus? Chi parla in quel modo non è un buzzurro senza cultura abituato a tagliare con l’accetta ogni discorso o un giovanotto focoso delle curve-sud abituato alle intemperanze! È un avvocato ed un politico di primo livello, che Salvini ha cercato subito di coprire con parole discutibili sulla “presenza islamica” da normare, come se gli immigrati (per lui clandestini) fossero tutti di religione islamica, tutti ferventi adepti (se non terroristi), votati a mettere «a rischio la nostra cultura, società, tradizioni, modo di vivere». Praticamente rafforzando, anziché alleggerire, l’interpretazione di Fontana. Qualche ora prima, a rinfocolare l’odio verso i migranti, ci si è messo pure Silvio Berlusconi, padre-padrone di FI, in un’intervista rilasciata a Barbara D’Urso, su Canale 5. Così si è espresso: l’aumento dell’insicurezza in Italia è dovuto al fatto che alla criminalità comune si «è aggiunta criminalità, di 476mila immigrati che per mangiare devono delinquere»(!?). Gli immigrati, dunque, come criminali. E la giornalista non fa una piega: prona, come non dovrebbe mai essere un serio professionista.

Le chiamano fake-news: a furia di ripeterle nelle varie TV acquistano una parvenza di verità, ma sono solo bugie. E girano in continuità anche a Verona e nel Veneto, anzi da noi sembrano quanto mai attecchire: la manifestazione a S.Anna d’Alfaedo ne è un esempio: “Sant’Anna, in 1.500 per dire «no» ai 50 profughi” titolava l’Arena del 19 luglio, ma in corteo non erano tutti di S. Anna: molti venivano da fuori, c’erano gruppi da Roncolevà,  da Magnano di Buttapietra, e “delegazioni da Isola della Scala, dalla Bassa Veronese, da Tregnago e Selva di Progno, tutti paesi che in varia misura sono toccati dalla presenza di migranti”, località dove sono attivi i gruppi legati al comitato “Verona ai Veronesi” e altri di tendenza xenofoba. In pratica un raduno provinciale, non proprio spontaneo e, soprattutto, non proprio giustificato.

Lo stesso cronista dell’Arena, Vittorio Zambaldo, ritenne allora non “tenero” il giudizio sui  50 migranti, ospitati nell’ex base NATO di Sant’Anna, espresso dal sindaco Raffaello Campostrini: «Sembra ci sia un piano per indurci ad abbandonare questa terra, con i vincoli imposti, le problematiche del lupo e adesso anche l’invasione di stranieri. La gente ne ha le scatole piene». Parla esplicitamente d’invasione, ma sono stranieri che non portano soldi alle casse del Comune, che se no sarebbe diverso, ma problemi di sicurezza, come sono soliti fare i temuti lupi, non credo spaventati da quelle urla di protesta, nella lotta contro l’invasione dei migranti assegnati, urla probabilmente arrivate dai più accesi attivisti di “Verona ai Veronesi”.

Non è davvero facile la vita per i richiedenti asilo nel veronese. L’ultimo episodio si è verificato solo un mese fa l’8 dicembre nel CAS di Pescantina, dov’è presente un gruppo del Comitato sopra citato; lì due uomini, spacciandosi da poliziotto e proprietario, hanno fatto irruzione, fotografato gli interni a tutto spiano e picchiato due richiedenti asilo, finché non sono arrivati i carabinieri, quelli veri. Ma allora da dove viene la criminalità? Dai richiedenti asilo o dalle squadracce locali?

Rimane viva la curiosità di sapere come si comporterà la nuova Amministrazione di Verona riguardo ai migranti, qui giunti da vari Paesi come rifugiati regolari o come ospiti provvisori in attesa di sentenza, date le considerazioni espresse in campagna elettorale da molti esponenti della coalizione di Federico Sboarina, secondo cui: «chi è qui immigrato e lavora regolarmente e paga le tasse è e deve essere trattato come un italiano», «chi fugge da guerre, torture e dittature è il benvenuto e deve essere accolto a braccia aperte», «coloro che abitano in miseria in paesi poveri e affamati è meglio aiutarli a restare a casa loro», come riferisce Sinistra Italiana.

E cosa non ci sarebbe di più bello che ripristinare la Consulta “Municipio dei Popoli” , cancellata da Tosi nel 2007, finanziando le opportune iniziative non solo di rappresentanza, per «aiutare a stare a casa loro» coloro che sono temporaneamente dei rifugiati in attesa di giudizio e per dare invece occasioni di partecipazione istituzionale in Comune e nelle Circoscrizioni a quelli che vivono e lavorano con noi e che «vanno trattati come italiani»?

Marcello Toffalini

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Marcello Toffalini

L'autore: Marcello Toffalini

Marcello Toffalini è nato nel 1946 ed è cresciuto nella periferia di Verona tra scuola, parrocchia e lotte sociali. Ha partecipato ai moti universitari padovani e allo sviluppo delle Scuole popolari di Verona. Si è laureato in Fisica a Padova nel 1972 e si è sposato nel 1974 con rito non concordatario. Una vita da insegnante di Matematica e Fisica presso il Liceo Fracastoro, sempre attratto da problematiche sociali e scientifiche. In pensione dal 2008. Nonno felice di tre nipotini. Altri interessi: canta tra i Musici di Santa Cecilia. ml.toffalini@alice.it

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