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Nel Veneto già il 16 ottobre scorso tutti i capoluoghi, tranne Belluno, hanno superato il limite giornaliero di legge di concentrazione delle polveri sottili per più di 35 giorni e  l’ARPAV dice che rispetto all’anno precedente la situazione è peggiorata. L’organizzazione mondiale della sanità stima che ogni anno muoiono quasi 7 milioni di persone a causa dell’inquinamento atmosferico, di cui la parte più consistente è composta dalle famigerate polveri (PMx)quali metalli pesanti,carbone, idrocarburi, policiclici aromatici, etc.

Il Comune di Verona, per contenere l’inquinamento atmosferico  ha adottato alcuni provvedimenti  tra i quali spicca l’istituzione delle giornate “Mobility Day” nelle quali  si sperimenta la chiusura del traffico in tutto il centro storico compreso nell’ansa dell’Adige. Nell’Ordinanza,  oltre ai divieti di circolazione, di accendere fuochi all’aperto, di usare stufe a legna inefficienti, sono indicati i limiti delle temperature di riscaldamento e altri comportamenti per ridurre il rischio per la salute. Infatti è chiaro che fino a quando i combustibili fossili saranno la principale fonte di energia il problema dell’inquinamento non sarà risolto e dovremo adottare tutti gli accorgimenti e azioni possibili per contrastare il fenomeno. In tale contesto tuttavia si dimentica che le piante costituiscono dei filtri naturali che ci possono difendere in modo efficace dall’inquinamento atmosferico urbano. Il ruolo che le piante hanno sulla salute è un fenomeno indiscutibile e molto complesso che va dal semplice effetto filtro del fogliame all’assorbimento via stomatica di inquinanti gassosi, all’effetto sul microclima urbano ad esempio riducendo le temperature delle bolle di calore.

Un recente studio del CREA-OF di Pescia (Centro di ricerca per l’orticoltura) e dell’Università degli Studi di Firenze, pubblicato sul n° 6/2017 della rivista di informazione tecnica “Lineaverde”,  ha accertato che barriere verdi costituite ad hoc hanno in effetti la capacità di trattenere in modo apprezzabile le polveri. Lo studio ha concentrato la sperimentazione su 6 piante arbustive sempreverdi: Eleagnus x ebbingei (eleagno), Laurus nobilis (alloro), Photinia x fraseri (fotinia), Arbutus unedo (corbezzolo), Ligustrum japonicum (ligustro), Viburnum lucidum (viburno). Gli elementi inquinanti analizzati trattenuti dalle piante sono stati 21 tra cui piombo, zinco, cromo, rame, ferro,  ed è stata misurata la concentrazione di ogni elemento sia sulla superficie che all’interno dei tessuti fogliari. Si è scoperto così che alcune piante hanno la capacità di intercettare meglio alcuni tipi di inquinanti. Ad esempio l’eleagno, la fotinia e il viburno trattengono maggiormente l’alluminio, il cromo, il piombo e lo zinco.

Ovviamente e a maggior ragione anche gli alberi hanno la capacità di filtrare le polveri e dove è possibile è auspicabile il loro uso; tuttavia lo studio in questione si è concentrato sulle piante arbustive sempreverdi perché queste possono essere collocate in spazi più ristretti, hanno meno esigenze di impianto e manutenzione, crescono veloci  e costano meno. In ambito urbano quindi in poco tempo possono costituire delle efficaci barriere all’inquinamento. Oggi purtroppo le piante vengono poco o niente usate per questo scopo. Basti pensare ai benefici effetti che avrebbero lungo le tratte autostradali, le superstrade e le tangenziali. Ma anche nei cortili scolastici, negli ospedali, nei parchi gioco, fino ai cortili e giardini privati e perfino nei terrazzi. Effetti benefici che andrebbero aggiunti a quelli  di mitigazione delle temperature, schermo di visuali sgradevoli e di miglioramento paesaggistico complessivo dell’ambiente urbano. Da quest’anno inoltre c’è un motivo in più per rinverdire gli spazi urbani: la Finanziaria prevede infatti la detrazione fiscale del 36% per la “sistemazione a verde” di aree scoperte di pertinenza delle unità immobiliari private di qualsiasi genere (terrazzi e giardini, anche condominiali) fino ad un massimo di 5.000€.

Alberto Ballestriero
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Alberto Ballestriero

L'autore: Alberto Ballestriero

Alberto Ballestriero. La campagna e il paesaggio sono una presenza costante nella sua vita. Ha lavorato come funzionario nella gestione di canali e opere agrarie presso uno dei più importanti Consorzi di Bonifica del Veneto. Dopo la qualifica nel settore del verde progetta parchi e giardini, alcuni dei quali pubblicati. E’ socio dell’AIAPP (Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio). Per diversi anni è stato responsabile del settore verde urbano della sezione veronese di Italia Nostra. Ha pubblicato il libro “Confini Connessioni Scenari - divagazioni di un giardiniere sul paesaggio” E’ socio fondatore dell’Osservatorio territoriale Verona Polis. ballestriero@gmail.com

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