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«Fa freddo. Gli accattoni/ ammucchiano cartoni/ per fare catapecchie/ Ne fanno anche parecchie/ Nei borghi in similoro/ dove viviamo bene/ gli assessori al decoro/ e gli addetti all’igiene/ provvedono a sgombrare pezzenti e masserizie».

Questi sono i versi iniziali di una poesia, intitolata Gennaio, che Michele Serra ha dedicato a Robinson, il supplemento domenicale de la Repubblica in edicola domenica 31 dicembre 2017.

Il breve componimento dell’umorista romano segue di neppure due settimane l’ordinanza che Mario Landriscina, sindaco di Como, ha varato quasi a ridosso delle festività natalizie. Il primo cittadino, subito elogiato da Simona Bordonali, assessore regionale alla Sicurezza («Un’ordinanza che mi trova assolutamente d’accordo e che, finalmente, riporta ordine a Como, una città che negli ultimi mesi ha visto un’immigrazione incontrollata e bivacchi ovunque»), ha così deciso di contrastare il degrado urbano utilizzando il decreto Minniti (la legge 48 del 18 aprile 2017) al fine di combattere mendicanti, venditori abusivi e senzatetto in alcune zone del centro storico lariano.

L’ordinanza di Landriscina non rappresenta nulla di nuovo. Tra il 1936 ed il 1939 a Verona si era proceduto alla formazione di pattuglie miste formate da due poliziotti, due carabinieri e due vigili urbani i quali, due volte a settimana, svolgevano soprattutto attività di contrasto all’accattonaggio che l’art. 154 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza del 1931 vietava in luogo pubblico o aperto al pubblico. A distanza di oltre settant’anni nel regolamento di polizia urbana della città di Giulietta e Romeo si provvedeva ad inserire il divieto di accattonaggio (art. 28 bis), mentre nell’ottobre dello scorso anno un’ordinanza del sindaco di Cerea invitava la cittadinanza a non fare l’elemosina ai mendicanti.

La guerra nei confronti degli accattoni non è però nata nel secolo scorso in Italia. Nel 1531, una legge inglese prevedeva il taglio delle orecchie ai mendicanti ed una multa a chi dava direttamente l’elemosina al povero; nel 1812, un’ordinanza del sindaco di Washington stabiliva che quanti fossero in situazione di indigenza o senza una dimora stabile pagassero una cauzione di buona condotta al fine di indennizzare la città per il sostegno socioeconomico loro fornito. Quanti erano impossibilitati a pagare erano costretti a dodici mesi di lavori forzati.

«La storia si ripete ed è questo il grave», ha scritto la professoressa Elisabetta Grande a conclusione del suo Guai ai poveri. La faccia triste dell’America, pubblicato dalle edizioni Gruppo Abele esattamente un anno fa. Leggi e circolari a tutela del decoro cittadino, ordinanze sindacali che spostano il degrado nelle periferie, pulizie quotidiane con getti d’acqua su marciapiedi, piazze e portici, eliminazione delle panchine nei parchi pubblici, gruppi di controllo di vicinato che segnalano gli homeless intenti a trovare un ricovero per la notte: tutto nel contesto di una ossessione securitaria che tende a rimuovere gli indigenti dalla nostra vista ed a trasformare il sistema penale in uno strumento sostitutivo dell’assistenza pubblica.

D’altronde, in un mondo sempre più glocale, dove il conflitto tra gli imperativi sociali del successo e l’oggettività dei rapporti economici sforna quotidianamente disgraziati e falliti, appare meno faticoso colpire i poveri piuttosto che lottare contro le povertà.

Antonio Mazzei

 

 
Antonio Mazzei

L'autore: Antonio Mazzei

Antonio Mazzei è nato a Taranto il 27 marzo 1961. Laureato in Storia e in Scienze Politiche, giornalista pubblicista è autore di numerose pubblicazioni sul tema della sicurezza. antonio.mazzei@interno.it

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