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Che l’ordine di dissequestro posto lo scorso 22 dicembre dal GIP Livia Magri non ponesse fine a una contesa che dura da trent’anni, era pressoché scontato. La Procura, tramite il pm Gennaro Ottaviano, ha infatti presentato ricorso contro il provvedimento. La questione verrà dibattuta a metà gennaio. Se per la Magri non c’è stato alcun reato d’invasione dell’area demaniale, in forza di un accordo con l’Unione Nazionale Antigrandine, La Procura non è dello stesso avviso ed evidenzia come “permanente” l’occupazione.

Le antenne rimangono tuttora spente; Agsm non ha infatti ricevuto dal Demanio alcuna disposizione di riaccensione. Al Demanio gli avvocati delle emittenti interessate, sollecitano quindi la riattivazione dei segnali e presentano una proposta di accordo sulle pendenze di carattere economico.
Il Demanio in una nota informa: «L’Agenzia ha ricevuto da parte dei rappresentanti legali delle controparti nuove comunicazioni in cui è stata finalmente formalizzata una disponibilità al pagamento del pregresso dovuto per l’occupazione del sito in base a un ricalcolo proposto dalle controparti stesse. È stata inoltre esplicitata la disponibilità al pagamento immediato di una quota parte dell’importo proposto, in attesa della conferma, che tutte le società che hanno nel tempo occupato il bene abusivamente aderiscano alla proposta stessa, per procedere poi all’intero pagamento, adesione che sempre secondo la comunicazione delle controparti sarà confermata il 10 gennaio».

La cifra (originariamente calcolata a 10 milioni) ammonterebbe a 480mila euro. Le emittenti sarebbero disposte a versare una prima tranche del 50%. La trattativa è finalmente avviata, qualcosa si muove. Che si possa arrivare in tempi rapidi ad un accordo tra le parti è sicuramente un fatto positivo.  Non dimentichiamo tuttavia che sull’intera vicenda rimane la spada di Damocle della Soprintendenza. La partita è ancora lunga.

Lorenzo Fabiano
 

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