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120 milioni di euro di investimenti e 1000 posti di lavoro sono previsti per il nuovo stabilimento della Zalando, multinazionale specializzata nella vendita online,  che sarà costruito nel territorio comunale di Nogarole Rocca.  Ne siamo felici perché è una scelta che premia la riconosciuta laboriosità del Nordest unita alla posizione strategica della nostra provincia nelle principali direttrici di traffico. Proviamo però ad andare un po’ oltre al facile entusiasmo e ragionare su orizzonti più larghi.

Ciò che costruirà la Zalando sarà un hub logistico simile a quello già presente in provincia di Pavia, dove non ci sarà “produzione” ma “logistica”, in pratica un punto di smistamento dove le merci (scarpe e capi di abbigliamento) confluiscono dai fornitori e ripartono, a ciclo continuo, sulla base degli ordini online.

Negli hub logistici il lavoro e sempre più robotizzato e tecnologico, dove però il lavoro manuale residuale si limita spesso ad operazioni alienanti e ripetitive. I mille lavoratori non si aspettino  granché: saranno le indispensabili “braccia” per quelle attività che la robotica ancora non è riuscita ad eliminare, mentre la “testa” si trova a Berlino, con software e soluzioni sviluppate magari da ingegneri italiani che per farlo hanno dovuto emigrare.

L’apertura di stabilimenti e magazzini locali sono indispensabili per ottimizzare logistica e tempi di consegna delle merci vendute online, ma per queste aziende, specie quando multinazionali, non è difficile eludere le fiscalità negli Stati ove operano, come i noti conflitti di Amazon, Google ed Apple con l’Agenzia delle Entrate ci ricordano.

L’attività all’interno dello stabilimento di Nogarole Rocca e le assunzioni dei lavoratori saranno gestite da un partner esterno ovvero da un’azienda terza, una tipica e studiata soluzione per allontanare il lavoro dalla proprietà aziendale. Spesso viene fatto largo uso di cooperative lavoro, contratti interinali, contratti a tempo determinato e part-time, ovvero di tipologie dove la precarietà è strutturale.

Il lavoratore precario è costantemente sotto la minaccia di non vedere rinnovato il contratto, ma il ricatto sale spesso a livelli più alti, perché le grandi aziende specie quelle di logistica, possono con facilità delocalizzare l’attività, anche solo temporaneamente presso altri siti italiani o esteri.  Così sotto la minaccia della perdita di posti di lavoro si accettano condizioni sempre più difficili e a volte degradanti. Questo ce lo insegnano tante crisi aziendali che si risolvono con i cosiddetti contratti di solidarietà, una soluzione a cui il lavoro si deve spesso sottomettere per evitare, o almeno ridurre, i licenziamenti.

Ma i mille posti di lavoro promessi sono veramente nuova occupazione o lavoro sottratto a qualcos’altro?  Ci è stato narrato in passato che i grandi Centri Commerciali avrebbero portato lavoro e ricchezza sul territorio. Forse ci dimentichiamo di come erano i nostri borghi, ricchi di attività commerciali e artigiane, e di negozi piccoli e grandi che offrivano lavoro oltreché servizi vicino casa. A guardar bene i centri commerciali hanno per lo più spostato e centralizzato lavoro e servizi che prima erano distribuiti nei quartieri, snaturando le periferie delle nostre città e contribuendo a svuotarle di vita economica e sociale.

Da alcuni anni anche in Italia le vendite online, di quasi tutte le tipologie di merce, stanno aumentando con percentuali a doppia cifra, e non ci vuole molta fantasia per prevedere che fra non molto anche i centri  commerciali diventeranno obsoleti, ed i 1000 posti di lavoro creati negli hub logistici delle vendite online saranno quelli via, via sottratti ai centri commerciali stessi.

Il declino dei grandi Centri Commerciali è già iniziato negli USA , che come sempre anticipano gli eventi di una decina d’anni rispetto all’Europa, e non è dovuto solo all’aumento delle vendite in rete, ma anche all’aumento delle diseguaglianze e all’impoverimento di vasti strati sociali, tra cui ormai anche la classe media.

È condivisibile la soddisfazione del sindaco di Nogarole Rocca per lo sviluppo economico e occupazionale nel suo territorio comunale, e peraltro lui sa bene che dovrà occuparsi fin da subito dell’impatto viabilistico,  sociale, infrastrutturale, e di consumo di territorio a seguito dell’installazione di questo grande hub della logistica. Perché ogni rosa ha le sue spine.

L’Italia ha perso dall’inizio della crisi oltre il 20% della produzione industriale che con fatica sarà lentamente recuperata. La logistica delle vendite online non è industria in senso stretto ma terziario, pur avanzato, che nel complesso viaggia a rimorchio dell’industria completandone alcuni aspetti. Ben venga Zalando, anche se sarebbe stato preferibile un’azienda italiana, ma primariamente all’Italia serve una politica economica e industriale che faccia recuperare produzione, altrimenti anche gli hub logistici avranno un futuro incerto.

Claudio Toffalini

 
Claudio Toffalini

L'autore: Claudio Toffalini

Claudio Toffalini è nato a Verona nel 1954, diplomato al Ferraris e laureato a Padova in Ingegneria elettrotecnica. Sposato, due figli, ha lavorato alcuni anni a Milano e quindi a Verona in una azienda pubblica di servizi. Canta in un coro, amante delle camminate per le contrade della Lessinia, segue e studia tematiche sociali e di politica economica. toffa2006@libero.it

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