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Era nell’aria, anzi nell’etere. Alla levata di segnale alle antenne la politica veronese si divide in tre fazioni: favorevoli, contrari e mediatori. A una settimana dall’intervento della magistratura che ha fatto staccare la corrente alle antenne abusive sulla Seconda Torricella Massimiliana, ognuno ha detto la sua.

Per Michele Bertucco, consigliere comunale di Verona In Comune e Sinistra in Comune: «Il sequestro della torre martoriata da decine di impianti di radiotrasmissione abusivi rappresenta un fallimento epocale della classe governante veronese che in tanti anni di abusivismo di governo non ha saputo far altro che rimpallarsi le responsabilità anziché addivenire ad un piano di risanamento condiviso. Il Comune in particolare ha sempre recitato la parte dello struzzo facendo finta di non vedere l’abuso edilizio perpetrato malgrado le denunce del comitato e di Legambiente e anche dopo la mia interrogazione dello scorso luglio in cui chiedevo copia dei titoli edilizio gravanti sulla struttura. Agli atti non ne risultava nessuno. Eppure il fatto che Agsm, partecipata comunale al 100%, avesse aperto dei contatori in quel luogo, avrebbe dovuto quanto meno far scattare un sospetto e delle verifiche. Se è vero che il bene non era mai stato girato dal demanio al Comune l’abuso e il danneggiamento del monumento non potevano passare in sordina. Di questo scaricabarile di cui faranno le spese i cittadini a cui toccano i cocci di questo disastro, ma è bene che venga chiamato a rispondere anche chi negli anni avrebbe dovuto verificare ma non l’ha fatto».

Per Francesca Businarolo, deputata del M5S: «Spiace per i lavoratori che ne subiranno le conseguenze, ma la legge va fatta rispettare. Purtroppo per anni è mancata la volontà di farlo. È necessario che siano previste le dovute salvaguardie per quanti lavorano nelle tv private, che ora devono pagare il conto di un’amministrazione miope. Il provvedimento era nell’aria da tempo, impensabile che nessuno abbia pensato di provvedere allo spostamento delle antenne». Cinque Stelle altrettanto tranchant.

Per l’ex Sindaco Flavio Tosi: «Hanno sparato prima di intimare l’alt. Sarebbe stato più sensato da parte delle autorità fissare un termine ultimativo per concludere un accordo tra le parti, costringendole a definire la procedura. Il vero danno lo subiscono i cittadini, privati di uno tra i diritti fondamentali che è quello all’informazione».

Il fronte dei mediatori vede in prima linea il primo cittadino Federico Sboarina che, fedele al suo ruolo istituzionale, nell’incontro con i magistrati ha proposto un percorso condiviso che possa portare in tempi brevi alla soluzione della caso: «Legalità e difesa dei posti di lavoro sono valori fondamentali della mia amministrazione. Per questo, fin da subito, mi sono attivato per fare in modo che il Comune potesse essere un soggetto autorevole per individuare una soluzione a questa complessa e annosa vicenda. Ho trovato nella Procura la disponibilità al percorso che ho proposto e sul quale stiamo immediatamente lavorando. Mi sono attivato fin dall’inizio perché ritengo che l’interesse primario della nostra collettività sia il rispetto della legalità, ma anche la salvaguardia dei lavoratori del settore dell’informazione. A loro e alle loro famiglie garantisco tutto il mio impegno concreto per una soluzione che ponga fine a questa annosa questione». Inevitabilmente politically very correct.

Vincenzo D’Arienzo, deputato veronese del PD, in un primo momento aveva dichiarato: «Sono sempre più convinto che si poteva evitare lo spegnimento dei segnali video e radio di tante emittenti radiotelevisive locali e pragmaticamente trovare una soluzione diversa. Era noto a tutti che le emittenti radiotelevisive erano disponibili a sanare la propria posizione. Con la cautela che lo contraddistingue e la conoscenza del settore industriale che ha maturato, penso che il ministro Calenda possa dare una mano al tavolo in essere tra demanio ed emittenti affinché sia accelerata la soluzione positiva e tutte le emittenti possano tornare a lavorare serenamente a favore della crescita culturale del territorio».

Di fronte alle critiche che gli sono piovute addosso (nemmeno tanto velatamente dalla puntata di lunedì scorso di Report) D’Arienzo si è difeso sparando a zero contro i segugi di Raitre: «Sono stato additato da Report come difensore dell’illegalità. È stato detto che anziché occuparmi delle antenne installate sulle Torricelle, ho presentato un’interrogazione contro Report che era presente con le telecamere al momento del sequestro aggiungendo, inoltre, che il problema per me non è la notizia bensì chi la racconta. Per fortuna, l’accusa è falsa. Ho invitato il ministro Calenda a seguire la vicenda al fine di favorire una soluzione positiva e consentire da un lato il ripristino della legalità e dall’altro l’esercizio del servizio di pubblica utilità».

E allora, come se ne esce? Il Comitato contro le Antenne sulle Torricelle scrive in una nota: «In questi giorni in molti hanno sottolineato che il sequestro è stato eccessivo. Ma di fronte a questa situazione di conclamata illegalità, di cui istituzioni e classe politica sono a conoscenza da oltre 30 anni, non possiamo certo rimanere sorpresi dall’intervento della Procura. Era un atto dovuto. L’accordo tra i proprietari delle antenne e il demanio può sanare solamente gli aspetti legati all’occupazione abusiva dello spazio negli anni passati. Il traliccio di 75 metri presente nell’area, su cui le emittenti vorrebbero spostare le loro parabole e antenne, deve essere tassativamente demolito. Il traliccio oltre ad essere completamento abusivo è stato realizzato in totale violazione delle norme urbanistiche e dei vincoli presenti. Tutti gli impianti e tutti i tralicci devono essere demoliti e spostati in altro luogo. Non c’è altra soluzione».

Lorenzo Fabiano

 

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