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«Non c’è nessun pericolo per l’uomo. Il lupo sa che l’uomo è pericolosissimo e trasmette questa paura ai cuccioli» ha dichiarato, in una recente intervista il prof. Luigi Boitani, della Sapienza di Roma, e concludeva: «ogni specie ha diritto di esistere e la montagna è la casa del lupo tanto quanto lo è per gli uomini».

“I lupi sono tornati a colpire duro, questa volta in un recinto di pecore”: così inizia un articolo recentemente pubblicato su un giornale online di Verona. S’ignora naturalmente il motivo per cui i lupi debbano tornare in uno stesso  posto, come fosse una scelta razionalmente elaborata. In realtà ogni volta si orientano condizionati dall’istinto, dalla possibilità d’agire in gruppo e dalla situazione che si presenta: possono essere armenti isolate, uno stallo recintato di mucche o un gregge di pecore non adeguatamente difeso. E non c’è dubbio che il colpo sia interpretato duramente dal guardiano quando scopre la perdita di alcuni capi di bestiame.

A San Mauro di Saline le 200 pecore del gregge sono state salvate dai cani di guardia mentre 5 agnellini sarebbero morti nel panico suscitato dall’attacco dei lupi e forse qualche altro potrebbe essere stato preso, anche se non c’è conferma da parte dei Carabinieri intervenuti. Ciò che non si capisce è il commento del pastore, accreditato dal giornale: «Se questa è la convivenza che predicano, non oso immaginare come sarà la guerra». Una convivenza tra lupi e agnelli sarebbe difficile da pensare ma allora di quale convivenza parla? E la guerra, tra chi sarebbe combattuta? Se il pensiero meritava maggiore chiarezza perché non è stata richiesta? Non oso pensare ad un conflitto tra cacciatori ed ambientalisti che non sia componibile. Scontri ideologici pre-elettorali?

È strano anche lo spazio che il giornale assicura ad eventi di questo tipo, come ebbe a fare qualche giorno prima, quando titolò “Lupi fra le case, la gente ha paura”, recependo in toto un allarme che avrebbe indotto il sindaco Claudio Melotti a mettersi in contatto con la Prefettura. Che l’allarme fosse reale o solo percepito da alcuni abitanti di Corbiolo non è dato sapere, ma pare che quella preoccupazione abbia spinto alcuni cacciatori a mettersi sulle tracce degli intrusi, autori dei “furti” commessi e colpevoli d’infrangere la serenità e la pubblica sicurezza, filmandone i movimenti.

Qualche giorno dopo lo stesso giornale ospitava un’intervista, rilasciata sul tema dei lupi dal dr. Luigi Boitani, ordinario di Zoologia all’Università la Sapienza di Roma, nella quale osservava: «Non c’è nessun pericolo per l’uomo. Il lupo sa che l’uomo è pericolosissimo e trasmette questa paura ai cuccioli. I lupi passano sempre vicino alle case, solo che non ce ne accorgiamo. Dire che c’è pericolo perché il lupi passano vicini alla case è una sciocchezza totale». E concludeva: «ogni specie ha diritto di esistere e la montagna è la casa del lupo tanto quanto lo è per gli uomini».

Ma, ahimè, la verità pare un’altra! La verità del sindaco, naturalmente, che non trova di meglio che attaccare il biologo, per le sue rassicuranti osservazioni: «Se Boitani pensa di essere l’unico depositario della verità forse ha dimenticato perché nei millenni si è costruita questa fama attorno a un simile predatore». È  certamente preoccupato Melotti per le eventuali aggressioni dei lupi a qualche persona, infatti si chiede: «Chi ne risponde?», più che mai convinto che ci sia «solo una prevenzione da fare: prendere i lupi e portarli altrove». Dove? Abbatterli? Insomma, il prof. Boitani non riesce a convincerlo, ed è chiaramente convinto di saperne di più!

Alla domanda su cosa debba fare un allevatore per salvare i propri animali? il prof. Boitani risponde: «C’è un progetto, e si chiama LifeWolfAlps, che finanzia la prevenzione, vale a dire i cani pastore da difesa e i recinti elettrici». Ecco, questo è da sapere: gli allevatori non sono abbandonati e, ad oggi, anche grazie all’interessamento della Regione, nel Veneto sarebbero già «13 i cani specializzati nella protezione delle greggi e degli armenti acquistati con i fondi del progetto europeo» e già assegnati. Naturalmente i “pastori-maremmani” appositamente addestrati, insieme al corretto posizionamento dei recinti elettrificati, possono servire a prevenire le predazioni dei lupi e a consentire una sicura attività di pascolo.

Ed è l’unica risposta utile e sostenibile per le mandrie più esposte, con buona pace di quanti cacciatori e politici continuano ad evocare altre forme di controllo e di contenimento del pericolo, con facoltà di sparare sugli stessi predatori. Tra questi paladini della caccia vanno ricordati Sergio Berlato di Fratelli d’Italia, Stefano Valdegamberi ex UDC e lo stesso assessore all’agricoltura Giuseppe Pan che, in luglio, riuscirono a far approvare dal Consiglio regionale una mozione per impegnare l’Italia ad abbandonare il Progetto europeo LifeWolfAlps (*5), in aperto contrasto con le stesse posizioni espresse dal Presidente, Luca Zaia. Non se ne fece nulla, ovviamente, perché quella mozione fu successivamente respinta dalle altre Regioni.

A parte il fatto che eventi ben più gravi e lesivi alla proprietà e alla sicurezza sono costantemente perpetrati da “bipedi” armati e ben motivati, non si capisce l’insistenza a far passare come utile il controllo armato dei lupi nella difesa degli allevamenti o delle case, se non assecondando vecchi “miti”, tanto ingenui quanto privi di valore scientifico, come ci ha rivelato il prof. Boitani, miti che vedono nel lupo il nemico dell’uomo e di ogni sua attività e non un’animale che appartiene da sempre ad un ambiente, aperto anche se impervio, e che da sempre partecipa all’equilibrio naturale tra le specie viventi, talvolta come preda talaltra come predatore.

Non si capisce poi, a maggior ragione, lo spazio e il collegato allarme che alcuni organi di stampa concedono a fatti naturali ed in buona parte prevedibili e prevenibili, come l’attacco a capi isolati o a greggi e mandrie malcustoditi. A meno che non si tratti di una “scelta” editoriale, quella di assecondare una precisa strategia politica: alimentare la paura tra i cittadini, dei lupi in montagna, di qualcosa d’altro in città. Una domanda s’imporrebbe allora: nel clima pre-elettorale di oggi … che convenga a qualche parte politica?

Marcello Toffalini

 
Marcello Toffalini

L'autore: Marcello Toffalini

Marcello Toffalini è nato nel 1946 ed è cresciuto nella periferia di Verona tra scuola, parrocchia e lotte sociali. Ha partecipato ai moti universitari padovani e allo sviluppo delle Scuole popolari di Verona. Si è laureato in Fisica a Padova nel 1972 e si è sposato nel 1974 con rito non concordatario. Una vita da insegnante di Matematica e Fisica presso il Liceo Fracastoro, sempre attratto da problematiche sociali e scientifiche. In pensione dal 2008. Nonno felice di tre nipotini. Altri interessi: canta tra i Musici di Santa Cecilia. ml.toffalini@alice.it

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