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Creare legami e relazioni, educare e stimolare l’affettività sono le azioni principali che un adulto consapevole può mettere in atto per aiutare i giovani a non incamminarsi su percorsi di disagio.

Lunedì 11 dicembre, al Liceo scientifico Fracastoro, è stata presentata la relazione annuale del Punto d’Ascolto Provinciale sul bullismo e il disagio scolastico di Verona.

Dal documento emerge una situazione molto grave. Fra gli adolescenti ed i preadolescenti delle nostre scuole serpeggia un disagio profondo che troppo spesso viene esternato con atti di prevaricazione e violenza verso gli altri e verso se stessi; sono ben 435 gli episodi di bullismo denunciati lo scorso anno ma ci sono anche 107 casi di autolesionismo, numerose segnalazioni di comportamenti aggressivi a sfondo patologico, di abuso di sostanze stupefacenti, di furti e atti vandalici. La scuola è spesso teatro di tutto ciò perché qui vengono a confluire le tensioni di origine familiare e sociale dei ragazzi.

Qualche mese fa, a maggio,  è stata approvata la legge n. 71 contro il cyberbullismo che prevede specifiche azioni da parte delle istituzioni scolastiche; ogni Istituto nominerà un referente con competenze specifiche che avrà anche il compito di coordinare iniziative di prevenzione e di contrasto del fenomeno, con carattere di continuità, occupandosi anche di organizzare attività per docenti e genitori.
Speriamo che questo provvedimento si dimostri efficace perché al momento i dati sono veramente allarmanti e offrono la visione di un fenomeno in costante espansione.

Secondo il mio punto di vista ciò è dovuto a vari ordini di fattori: innanzitutto, si fa fatica ad ammettere che spesso il disagio giovanile ha le sue radici in situazioni affettive familiari poco adeguate alla formazione di individui equilibrati. La nostra vita è spesso simile ad una corsa ad ostacoli durante la quale un figlio viene a volte deificato e altre sballottato qua e là, con poco tempo di qualità da trascorrere coi genitori. Può anche accadere che si rinunci a valori e sentimenti in cambio del benessere materiale. Questo modo di vivere per i bambini e per i giovani è un grosso peso. In questo clima è molto difficile raggiungere lo sviluppo emotivo e la corretta capacità di relazionarsi con gli altri che dovrebbe essere propria della persona matura e consapevole perché queste competenze si raggiungono da bambini vivendo buone relazioni affettive. In pratica, è il mondo degli adulti che va ri-orientato; gli interventi spot sui ragazzi sono poco efficaci.

In secondo luogo, gli interventi vengono effettuati troppo in ritardo; un’opera di prevenzione efficace dovrebbe iniziare il prima possibile, nei primi anni di vita.
Infine, nella scuola italiana si fa poca formazione su queste tematiche. Siamo in grande ritardo rispetto ad altri paesi anche considerando che molti studi sulla prevenzione di questi rischi sociali risalgono agli anni ottanta/novanta. Così pure dello stesso periodo sono vari documenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulle abilità di vita (life skills) e sull’importanza di affettività e relazione sullo sviluppo del singolo.

La settimana prima, alla Gran Guardia, avevo avuto l’opportunità di ascoltare uno splendido Vittorino Andreoli sui medesimi argomenti (nell’ambito del Festival Non c’è differenza ideato da Isabella Caserta). Un parlare semplice, colloquiale, familiare, non la colta relazione di un grande esperto. Le caratteristiche del bullo, del cyberbullo, dei gruppi, dei branchi. Cosa osservare per non mettersi nei pasticci, a chi e come chiedere aiuto.

La sala era gremita di giovani delle superiori che non emettevano un fiato, sembravano letteralmente “bere” le parole del professore. Non si sentiva volare una mosca.
Mi sono immaginata che ogni parola di Andreoli fosse un filo che si spingeva a collegare tutti i ragazzi con lui in una grande rete. Sono poche le persone che riescono a stabilire legami così forti con le parole. Si sentiva sullo sfondo oltre la semplice relazione l’esistenza di un pensiero affettuoso: ragazzi, voi mi state a cuore. Mi preoccupo per voi. I care!
Questo i ragazzi lo hanno sentito e quando il discorso è terminato lo hanno avvolto in un lungo, caldo, avvolgente applauso.

Creare legami e relazioni, educare e stimolare l’affettività sono le azioni principali che un adulto consapevole può mettere in atto per aiutare i giovani a non incamminarsi su percorsi di disagio. Molto spesso, dietro ai giovani che agiscono in modo sbagliato ci sono adulti che non hanno saputo farli crescere nel modo giusto e se vogliamo arginare i fenomeni di violenza sempre più frequenti dobbiamo rendercene conto e cominciare da lì.

Paola Lorenzetti

 
Paola Lorenzetti

L'autore: Paola Lorenzetti

Paola Lorenzetti è insegnante alla scuola primaria, specializzata nell'insegnamento della lingua inglese, psicopedagogista. Ha conseguito il diploma Cedils per l'insegnamento dell'italiano all'estero e agli immigrati. Fa parte del Comitato Acqua Bene Comune col quale ha lavorato per la campagna referendaria a favore dell'acqua pubblica. Si occupa da molti anni dell'inclusione sociale dei nuovi cittadini veronesi – soprattutto delle donne – e di tematiche ambientali e sociali, come la prevenzione delle dipendenze, del disagio sociale e del bullismo. paola.lorenz@libero.it

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