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Paradiso

Lo spettacolo, che completa la trilogia iniziata con Inferno e proseguita con Purgatorio, rientra nel progetto dell’associazione Zero Favole che vede nel teatro una possibilità concreta di affrontare e superare le problematiche dell’emarginazione e del disagio.

Secondo appuntamento al Teatro Camploy, il 14 dicembre alle 20.45, con la rassegna L’Altro Teatro organizzata dal Comune di Verona in collaborazione con Arteven. In programma l’attesissimo nuovo spettacolo di Babilonia Teatri, Paradiso, su musiche eseguite dal vivo dal trio Allegro Moderato. Ne sono interpreti Enrico Castellani, Daniele Balocchi, Amer Ben Henia, Joyce Dogbe e Josephine Edu.

«Paradiso – dice Enrico Castellani – s’ interroga sulle possibilità di abitare la scena attraverso mondi, corpi, voci e vissuti non conformi che crediamo possano rappresentare e raccontare un tempo, il nostro, che sfugge a qualsiasi tipo di definizione e a qualsiasi pretesa di classificazione con grande efficacia, sia da un punto di vista etico che da un punto di vista estetico. Il Paradiso – prosegue – è il luogo per antonomasia della musica. Luogo celestiale dove la musica e il canto accompagnano Dante lungo tutto il suo cammino. Da qui l’idea della musica dal vivo eseguita da Marco Sciammarella, Claudio Damiano e Carlo Pensa. Musica non come sfondo né atmosfera, ma come drammaturgia, come attore dello spettacolo».

La genesi di questo spettacolo sta in un “risveglio”: «Un giorno – dicono gli ideatori del progetto – ci siamo svegliati e ci siamo accorti che a fianco alle nostre vite ne correvano delle altre. Correvano su binari paralleli, a pochi metri da noi, ma era evidente che I nostri binari e I loro non si sarebbero mai incontrati. Abbiamo tirato il freno a mano, inscenato un posto di blocco, piegato le rotaie con le mani, con le pietre e con la testa e alla fine ci siamo scontrati. Paradiso fotografa questo scontro. Paradiso dà così voce a tre ragazzi minorenni che vivono ospiti di una comunità per minori in affido ai servizi sociali. Racconta come le loro vite incarnino per noi l’idea di un Paradiso negato. Se il Paradiso è sinonimo di purezza, crediamo che l’infanzia dovrebbe essere il Paradiso di ognuno, il momento in cui poter vivere la propria purezza, prima di sporcarsi e corrompersi. Paradiso racconta di chi non ha avuto la possibilità di vivere la propria purezza perché qualcuno di molto vicino non gliel’ha permesso.

Racconta di come il Paradiso stia prima. Prima di perderlo. Racconta di chi l’ha perso troppo presto ed ora lo rivuole indietro. Rivuole tutto quello che gli spettava. Con gli interessi e la mora. Racconta qualcosa che non è facile raccontare. Ma – concludono i curatori del progetto – lo racconta lo stesso». Uno spettacolo il cui sovraumano tentativo è dunque quello di raccontarci l’inenarrabile, l’immemorabile e l’incomprensibile.

 

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