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A Verona crescono preoccupazione e polemiche sulla festa-concerto”White X-Mas”, l’iniziativa organizzata dal Veneto Fronte Skinheads per la sera del 23 dicembre in un locale privato.

Che cosa abbia di natalizio da offrire il concerto X-Mas, il 23 dicembre prossimo, in un Club privato di viale dell’Industria, non saprei dire, salvo qualche sound rivisitato forse sull’onda della ben nota White Christmas (Bianco Natale).  Certo che i precedenti del movimento di estrema destra che organizza il concerto (Veneto-Fronte-Skinheads) non depongono a favore di una pacifica atmosfera, visto le modalità del blitz operato a Como da alcuni facinorosi del gruppo, solo pochi giorni fa, nella sede privata di un’associazione pacifista (Como senza frontiere), mentre era dedita al servizio dei migranti. Quel movimento, nato trent’anni fa a Vicenza e che ha aderenti anche a Verona ed in altre parti del nord Italia, ha articolato una festa con la partecipazione di due band veronesi, Sumbu Brothers e 1903, legate agli ultras del Verona-Hellas, ma l’ha illustrata con un logo che pare faccia riferimento più che al Natale (X.mas, in inglese) alla Decima Mas (X.Mas), il corpo militare di “arditi” della Marina italiana, inquadrati nella Repubblica Sociale di Salò. Indubbiamente un ottimo spot per le teste rasate d’ispirazione fascista.

Accanto a questo evento annunciato vi sono stati tanti piccoli altri fatti e manifestazioni che hanno  irriso alla democrazia ed inneggiato ad un proselitismo di stampo autoritario, che Lorenzo Dalai ha recentemente richiamato su questo giornale per concludere, con Walter Veltroni: «Cento piccoli segnali sono più pericolosi di un solo grande evento», avvertendo che «Sono ormai ritornati nella nostra società, abitata da molti che si distinguono per la memoria corta, il neo-fascismo e il neo-nazismo». Una proposizione che non rappresenta ancora per fortuna un fatto conclamato ma una accorata preoccupazione, cui dobbiamo una risposta.

Che fare? Poco o niente al momento: finché i neofascisti suonano e cantano in club privati, senza passare ad atti violenti o arrecare fastidio ai vicini è inutile o controproducente protestare. Rischiamo di trasformarli in vittime della “plutocrazia” occidentale o in “martiri” dell’identità “lepenista” ed in un momento storico in cui le formazioni di destra sembrano maggioranza (almeno nei sondaggi), è quanto di meglio possano desiderare. Nel privato possono fare il passo dell’oca o tendere il braccio nel saluto fascista, e se a loro sta bene così non possiamo lagnarci. Diverso sarebbe se lo facessero in ambienti pubblici o all’aperto, perché allora sì potrebbero incorrere nel reato d’istigazione al fascismo. Ecco questo è il punto: utilizzare bene le leggi a disposizione, a partire da quella fondamentale, la Carta costituzionale, per mettere al bando insieme ad eventuali violenze la loro ideologia, che stupidamente, per quieto vivere ed ignoranza diffusa, abbiamo lasciato che allignasse in ogni angolo del Paese.

La perdita di memoria storica c’è stata ma va ascritta soprattutto alle classi più acculturate e di medio benessere che, dietro la comoda equidistanza tra nazi-fascismo e “comunismo sovietico”, hanno governato o diretto i “media” per sessantanni a prescindere dai contenuti della Costituzione antifascista, senza provvedere a preparare maestri e professori di lettere ad affrontare adeguatamente il fenomeno fascio-nazista, così che di fatto nelle scuole italiane la storia si fermava alla prima guerra mondiale e all’avvento del fascismo, mentre erano completamente trascurate la Resistenza antifascista e le leggi razziali, per non dire del 2° Conflitto mondiale.

Anche la classe politica italiana, con notevoli eccezioni, non ha brillato per alimentare un sano orgoglio antifascista, al di là della retorica tipica delle ricorrenze. Il resto è dovuto al ruolo sempre più “consumista” assunto principalmente dalla piccola borghesia e successivamente da una plebe di piccoli benestanti senza cultura (e senza memoria), per i quali la democrazia e la libertà erano beni acquisiti, acquisiti per sempre.

Solo la Crisi economico-finanziaria del 2007 è riuscita, con le sue gravi conseguenze, ancor oggi operanti, a far riflettere più di qualcuno, tra gli intellettuali, sulla necessità di rivedere i feticci della cultura dominante e di ripensare al fatto che la nostra Repubblica, fondata sul lavoro, è nata sulla resistenza al fascismo, e sulla condanna di ogni intolleranza di genere, di religione o di razza.

Un chiaro giudizio d’inaccettabilità di certe esibizioni di stampo neofascista sono state espresse pochi giorni fa da due parlamentari veronesi Alessia Rotta e Vincenzo D’Arienzo, che tendono anche ad evidenziare le responsabilità di un sindaco, che non ha esitato a concedere il patrocinio ad un convegno di studi sulla “Legittima difesa” privo di contraddittorio, e non prende le distanze dal gruppo degli “skinheads” di VFS che si sono distinti a Como, gli stessi che in città stanno organizzando quel tipo di concerto. Il sindaco lo sa che Verona è medaglia d’oro per meriti sulla resistenza al fascismo? O dobbiamo pensare ad una sua contiguità?

Che sia giunto il momento di mettere al bando i pericolosi movimenti come VFS o FN (Forza Nuova), gruppi che si richiamano «alla forza e alla violenza. Hanno struttura gerarchica, quasi paramilitare, finalizzata a incutere timore», come sostiene il ministro Andrea Orlando? No, o almeno non ancora. È il momento invece di prendere in mano la nostra Costituzione e di valorizzare e testimoniare in pubblico il senso profondo del suo spirito tollerante ed antifascista, ciascuno per la parte che gli compete, in sintonia con l’ANPI e con tutte le forze sinceramente democratiche, con gli organi di stampa e di televisione e con tutte le Istituzioni civili, locali e statali, che ci rappresentano.

Marcello Toffalini

 
Marcello Toffalini

L'autore: Marcello Toffalini

Marcello Toffalini è nato nel 1946 ed è cresciuto nella periferia di Verona tra scuola, parrocchia e lotte sociali. Ha partecipato ai moti universitari padovani e allo sviluppo delle Scuole popolari di Verona. Si è laureato in Fisica a Padova nel 1972 e si è sposato nel 1974 con rito non concordatario. Una vita da insegnante di Matematica e Fisica presso il Liceo Fracastoro, sempre attratto da problematiche sociali e scientifiche. In pensione dal 2008. Nonno felice di tre nipotini. Altri interessi: canta tra i Musici di Santa Cecilia. ml.toffalini@alice.it

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