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La perdita di memoria storica avalla i pericolosi episodi di estremismo ai quali stiamo assistendo e porta a sminuire queste tristi vicende con rassegnata superficialità. Le ragioni della tolleranza, del rispetto reciproco, del ripudio di ogni violenza, verbale o fisica, devono prevalere su chi semina odio e prevaricazione.

La bandiera sventolata dal professore in montagna, quella nella caserma dei Carabinieri a Firenze,  gli inni negli stadi,  le intimidazioni di Como e l’ultima al giornale Repubblica. Non si tratta di quattro ragazzi in vena di scherzi goliardici, sono azioni organizzate di gruppi apparentemente scoordinati, in realtà sempre più consistenti di numero e sempre più spavaldi. Sono molti indizi, e, come purtroppo si è sempre verificato, diversi indizi costituiscono una prova.
Quelle che, nell’area contigua della destra presente nelle Istituzioni, cercano di mascherare definendole bravate, sono piuttosto da definire come azioni di avvicinamento e prove esplorative per sondare e testare la reazione della cittadinanza per un ritorno al passato. Se poi si prova a fare un giro esplorativo sui social è immediata la sensazione che pagine e profili inneggianti a miti del periodo più buio della Storia siano ormai un numero altissimo; nonostante le segnalazioni, nonostante gli interventi della Polizia Postale, peraltro troppo scarsa di risorse umane, nonostante i timidi interventi dei gestori…

Diciamolo con franchezza: ha ragione Walter Veltroni. Cento piccoli segnali sono più pericolosi di un solo grande evento. Sono ormai ritornati nella nostra società, abitata da molti che si distinguono per la memoria corta, il neo-fascismo e il neo-nazismo. Che non sono la stessa cosa, ma, in quanto a pericolosità, sono fenomeni da non sottovalutare. Ormai coloro che hanno vissuto quel lontano periodo di soprusi e di violenze, se pure fossero ancora viventi, oggi sono comunque poco ascoltati, visto che parliamo di novantenni. Non c’è più nessuno di coloro che ricordi i principi sanzionatori della Legge Scelba, giunta nel 1952 a definire il reato di “apologia del fascismo”, o della “legge Mancino” del 1993, che sanziona e condanna gesti, azioni e slogan legati all’ideologia nazifascista, e aventi per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali. Infatti raramente gli autori di gesti più o meno eclatanti, ma chiaramente connotati come reato, sono chiamati a risponderne. Purtroppo si è indotti, anche nei comportamenti delle autorità, a sminuire queste tristi vicende con rassegnata superficialità o con malintesa tolleranza. I nuovi fenomeni di intolleranza e razzismo che emergono nel paese preoccupano, non possono e non devono essere sottovalutati e richiamano tutti noi a un rinnovato impegno antifascista nel segno dei valori scolpiti nella nostra Costituzione. Non possiamo assistere inermi di fronte a chi vorrebbe riscrivere la storia, negando ciò che è stato. Non possiamo tacere davanti a chi propone pericolose parole d’ordine xenofobe in risposta ai grandi temi globali del nostro tempo.

Anche a Verona la situazione riflette l’andamento generale, gli episodi si susseguono, il sindaco e la sua giunta non solo non prendono le distanze dagli estremisti, ma addirittura avallano i loro comportamenti. Chi sostiene che dobbiamo fermare tutto questo con la Cultura ha sicuramente ragione; ma non è sufficiente. Deve essere ben chiaro che non si tratta di esprimere liberamente idee politiche, bensì abbiamo a che fare con criminali conclamati o potenziali (a Como li capeggiava un pregiudicato per reati gravissimi), nei confronti dei quali tolleranza o indifferenza possono diventare letali per la vita democratica del Paese.

Le ragioni della tolleranza, del rispetto reciproco, del ripudio di ogni violenza, verbale o fisica, devono prevalere su chi semina odio e prevaricazione. Perché sicurezza, cittadinanza, legalità, libertà e democrazia sono legati indissolubilmente.

Lorenzo Dalai

 
Lorenzo Dalai

L'autore: Lorenzo Dalai

Lorenzo Dalai è nato a Verona il 14 ottobre del 1952. Si è laureato in filosofia nel 1976, è sposato con Marilisa e ha tre figli. E' stato responsabile dell’organizzazione aziendale di una catena di supermercati. Consigliere provinciale dal 2009 al 2014. Dal 1980 al 1988 Consigliere nazionale della Federazione Italiana Canoa Kayak, dal 2006 al 2007 Consigliere d’amministrazione di AMIA Verona Spa, dal 2008 al 2011 Consigliere d’amministrazione di AMT Verona Spa. Attualmente Consigliere comunale ad Erbezzo. mailto:lorenzo.dalai@gmail.com

Commenti (1)

  • Premetto che ho avuto in famiglia persone che mi hanno raccontato direttamente cosa è stato il fascismo, la guerra e i campi di prigionia nazisti, quindi questi personaggi dalle teste rasate e vuote mi fanno pena.
    Voglio fare una analisi provocatoria…siamo tutti d’accordo sulla pericolosità di certi segnali, la tolleranza deve prevalere sull’odio ecc.ecc……OK.
    Ma si ha l’impressione che la sinistra progressista stia evocando lo spauracchio del regime quasi come arma per recuperare consenso elettorale (state con noi, dall’altra parte c’è l’orrore).
    Forse però dovrebbe chiedersi il perché questi segnali stanno crescendo e se veramente le risposte politiche che ha saputo dare finora rispetto a temi come la gestione dell’immigrazione, la lotta alla disoccupazione e alla precarietà del lavoro, la sicurezza e la lotta al crimine, la minaccia dell’islam radicale, la redistribuzione della ricchezza dopo l’impoverimento del ceto medio, il sostegno alla natalità e alla famiglia, siano state recepite come serie e credibili da parte dei cittadini.
    Su questi temi, che sono usati dalla destra estrema per avere visibilità e consenso, che risposte diamo? Questo dovrebbe chiedersi la Sinistra oggi…e invece si invoca una azione della magistratura, si usano slogan (non possiamo tacere) e si spaventano le persone annunciando l’avvento dei neofascisti.

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