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Sul caso di Fortezza Europa, il cui evento sulla legittima difesa è stato accreditato dall’Ordine degli avvocati di Verona come evento formativo, va ricordato che gli Ordini professionali sono Enti pubblici. Una valutazione più attenta avrebbe evitato di dare valore culturale e scientifico ad una ideologia politica.

Ringrazio il collega Luciano Butti per avere, ancora, svolto alcune puntualizzazioni relative all’avvenuto accreditamento, dal parte del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Verona, all’evento organizzato da “Fortezza Europa”, in tema di legittima difesa svoltosi lo scorso 30 novembre presso l’Ater. (Contro tutte le censure, e vale anche per Fortezza Europa).

Preciso, quale sottoscrittrice della lettera inviata da me e altre/i colleghe e colleghi al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Verona che, il motivo della richiesta di revoca dell’accreditamento del credito formativo all’evento non era quello attinente alla circostanza che lo stesso fosse presentato dalla forza politica di estrema destra “Fortezza Europa”. Tutti quelli evidenziati dal collega Butti sono stati, infatti, anche da noi valorizzati nella lettera spedita, lunedì 27 novembre 2017 al nostro Ordine Professionale.

Precisato questo vorrei aggiungere alla discussione un ulteriore, a mio parere, rilevante spunto di riflessione dando per scontato che ogni libertà fondamentale, quale quella di espressione o manifestazione del proprio pensiero, vada sempre bilanciata con i principi antifascisti fondamentali su cui, ancora oggi, poggia l’ordinamento giuridico democratico nel quale viviamo.

Desidero soffermarmi su un aspetto sul quale non si è, a mio modo di pensare, adeguatamente riflettuto, ossia quello relativo alla natura dell’Organo che ha accreditato l’evento sopra ricordato. A ben vedere il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati svolge una funzione pubblica. Non vi è infatti dubbio – e lo ricorda anche il Consiglio Nazionale Forense – che l’Ordine Professionale costituisca una figura soggettiva di diritto pubblico. Per avere contezza di ciò è sufficiente fare una rapida ricerca su una qualsiasi banca dati o su un motore di ricerca quale è Google.

L’Ordine Professionale (cfr. art. 24 L 247/2012) è una comunità professionale in ragione della sussistenza di un interesse pubblico al corretto esercizio della professione. Nel caso della professione forense la soglia della integrazione pubblicistica è talmente elevata che l’istituzione di vertice della categoria, il Consiglio Nazionale Forense, partecipa alla funzione statuale per eccellenza quale è quella della giurisdizione.

Poiché, quindi, sussiste un vero e proprio interesse pubblico al corretto esercizio della professione forense, in ogni suo aspetto, ecco allora che proprio per questo diviene oltremodo doveroso, per gli ordini circondariali valutare con estremo scrupolo quali eventi formativi accreditare.

La assenza di una attenta valutazione rischia di vedere, altrimenti, attribuita una legittimazione culturale e scientifica, non tanto a chi non è portatore di idee gradite, ma a chi, con semplicità e senza dietrologie, presenta iniziative non connotate dai caratteri della scientificità propri di una riflessione giuridica relativa ai diritti umani e agli istituti giuridici di diritto penale, controversi sia a livello giurisprudenziale e dottrinale che nella pubblica opinione.

È tale scrupolosa attenzione che è difettata nella decisione del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Verona di accreditare l’evento del 30 novembre scorso e questo ha comportato l’attribuzione di valenza culturale e giuridica ad un evento che era, a parere nostro e dopo aver letto e valutato il testo oggetto di presentazione, una semplice narrazione del fatto e della vicenda giudiziaria che né è scaturita avente un carattere però squisitamente umano e politico.

Ecco allora come l’ideologia politica assume un valore culturale e scientifico, grazie ad un accreditamento che viene dato da un organo che deve svolgere una funzione rilevante, quale quella di tutelare l’interesse pubblico, ossia quello ad una corretta analisi giuridica del caso presupponente un contraddittorio.

Pubblicare così come presentare a giuristi/e alla cittadinanza un libro in un evento riconosciuto come formativo da un organo che espleta una funzione pubblica, questo a me è stato insegnato, comporta responsabilità e rigore. Rigore e responsabilità proprio perché noi tutti/e avvocati/e siamo persone esercenti una funzione di pubblica necessità (cfr art. 359 c.p.) e il nostro Ordine Forense svolge, come ha già detto, una funzione di rilievo pubblico.

Federica Panizzo
Avvocata

Federica Panizzo

L'autore: Federica Panizzo

Federica Panizzo, nata a Caprino Veronese, è avvocata penalista del Foro di Verona, Tutor della Scuola di specializzazione per le Professioni legali – area Diritto penale – al Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università di Verona e Cultrice in campo autobiografico, titolo conseguito alla Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari (Università Milano-Bicocca). Federica è anche autrice di pubblicazioni scientifiche su razzismo, violenza di genere e tutela dell’ambiente. federica.panizzo@tiscali.it

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