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Il recente articolo “Mafia e cemento, forse Verona non è immune”, pubblicato su Verona In, ha provocato un aspro dibattito su Facebook, soprattutto tra gli addetti ai lavori. Si sono ben tracciate due posizioni, opposte e inconciliabili: quella del sottoscritto e quella di un ex assessore alla pianificazione, assieme ad un importante imprenditore edile e a un architetto. Questi ultimi tre hanno appoggiato e sostengono il meccanismo di formazione e di gestione del territorio che ci ha portato alla drammatica situazione attuale.

Da parecchi anni sostengo che la progettazione del territorio e le relative destinazioni d’uso siano, purtroppo, il prodotto di due fattori, di quello politico e di quello economico, con il tecnico, spesso architetto e/o ingegnere, che riveste un ruolo di mediazione. Questo meccanismo, di fatto, ha permesso e favorito il metodo di scegliere le destinazioni d’uso del suolo e del patrimonio immobiliare, attraverso incontri e trattative tra i rappresentanti degli investitori di capitali e quelli del potere politico amministrativo. Le conseguenze, solo casualmente potevano rispondere alle reali necessità della città e dei suoi abitanti, il più delle volte seguivano altri obiettivi: la redditività per gli investitori di denaro, i compensi ai professionisti del settore edilizio e il controllo discrezionale dell’intero processo urbanistico e edilizio da parte degli amministratori.

Tutto questo è l’esatto contrario di una pianificazione partecipata, controllata dal basso, che abbia come obiettivi primari il benessere della collettività, la riqualificazione del territorio e delle sue eccellenze e il blocco del consumo di suolo.
La stessa funzione della Pubblica Amministrazione è ridotta a una sorta di agente immobiliare alla ricerca di operatori privati che investano affinché non s’interrompa il cosiddetto “sviluppo” della città.

Un ex assessore alla pianificazione ha sostenuto che la Pubblica Amministrazione non ha le risorse per intervenire direttamente e che i privati non devono investire dove li dirige il Comune.
A questo punto mi chiedo che scopo abbiano gli strumenti urbanistici pubblici. Tanto vale che siano elaborati da un pool di operatori privati alla ricerca del massimo guadagno possibile.

Ma soprattutto, quando si parla di sviluppo, cosa si intende? Per coloro che sostengono che il Comune non deve dirigere gli investimenti dei privati sul territorio, probabilmente significa la realizzazione di edifici per ospitare le attività che, in quel determinato periodo storico, ritengono siano le meglio paganti, come ora i centri commerciali, direzionali e ricettivi, anche se non ne esiste una reale necessità. Tutto questo senza tenere conto delle conseguenze a livello di traffico, d’inquinamento e di vivibilità.

Ma, per un architetto vicino al partito di Tosi, le mie preoccupazioni sono demagogia sinistrorsa e ambientalista e, per lui, l’attuale Verona sud è addirittura migliorata. Forse dovrebbe parlare con chi ci vive.
Mi si obietta che porre troppi vincoli urbanistici farebbe fuggire gli imprenditori privati, i soli che possono investire denaro, e quindi con il diritto di decidere le scelte d’uso sul territorio.

Rispondo che le ricadute di questa non pianificazione saranno pagate dai cittadini in termini di salute, di vivibilità ed anche economicamente; infatti, saranno le casse pubbliche che dovranno sostenere gli interventi viabilistici e non solo, deputati a lenire le conseguenze di certe scelte inopportune.

Sono convinto che una buona Amministrazione abbia il diritto-dovere di pianificare il territorio e autorevolmente di indirizzare gli operatori privati a investire per realizzare una città a misura d’uomo, sulla base di un piano urbanistico preparato per migliorarne la vivibilità e non solo, come purtroppo è accaduto in questi ultimi anni, per favorire i guadagni di pochi.  Altrimenti è reale il rischio di delegare a chi non ne ha i diritti, le scelte e la gestione del territorio.

Proprio perché la città è un organismo vivo in continuo mutamento, con esigenze che si devono adeguare alla trasformazione della società, non la si può abbandonare nelle mani di coloro che cercano solo di guadagnare soldi con operazioni molte volte inadeguate e inutili.

Interventi sul territorio per rilanciare non solo l’edilizia, ma l’intera città, ce ne sarebbero parecchi: dalla riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico, alla messa in sicurezza del territorio, al recupero degli immobili inutilizzati.

Ma per riuscire ad arrivare a questo è necessario che la Pubblica Amministrazione riacquisti il suo vero ruolo per cui è stata eletta, che programmi le destinazioni d’uso del territorio ascoltando le necessità degli abitanti e soprattutto che abbia un’idea di città e non la consideri solo una piattaforma su cui permettere la speculazione.

Giorgio Massignan
VeronaPolis

Giorgio Massignan

L'autore: Giorgio Massignan

Giorgio Massignan, nato il 21 maggio 1952 a Verona. Residente a Verona, laureato in architettura e urbanistica presso lo IUAV di Venezia nel 1977. Autore di studi sulla pianificazione territoriale in Italia e in altri paesi europei ed extraeuropei. Autore di quattro romanzi a tema ambientale e di un libro sui meccanismi di gestione del territorio a Verona dal 1948 ad oggi. Già presidente della sezione veronese di Italia Nostra, già segretario regionale del Consiglio regionale di Italia Nostra, attuale delegato regionale alla commissione nazionale di pianificazione di Italia Nostra. Già assessore alla pianificazione del Comune di Verona negli anni 1992-93. Già presidente dell’Ordine degli Architetti di Verona. Attuale responsabile dell’osservatorio territoriale VeronaPolis. giorgio.massignan@massignan.com

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