BannerAmazonVeronain615x60

Dalla disperazione alla speranza, fino all’entusiasmo per la ripresa della produzione, questo lo stato d’animo dei lavoratori Melegatti negli ultimi trenta giorni. Quando ormai sembrava tutto perduto si è fatta avanti una proposta di soluzione che, in tempi da record, ha portato i suoi frutti.

Lo stabilimento è stato rimesso in moto lunedì  20 novembre e pochi giorni dopo sono stati sfornati i primi pandori, appena in tempo per salvare almeno in parte la campagna natalizia, che altrimenti sarebbe stata disastrosa per il morale oltre che per l’azienda. La Melegatti è attualmente in stato di concordato fallimentare e la strada è ancora lunga. Le premesse affinché possa uscire dalla crisi ci sono, dipenderà tutto dai nuovi investitori, ma per ora si respira un’aria di fiducia e ottimismo.

Per Verona il pandoro non è solo simbolo di Natale ma molto di più, è storia e tradizione dal 1894 anno in cui Domenico Melegatti aveva ottenuto il Certificato di Privativa Industriale per la produzione dall’allora Regio Governo.

Debiti e crisi di liquidità hanno fermato lo stabilimento, la professionalità dei lavoratori e della nuova direzione aziendale hanno invece fatto ripartire una produzione di qualità Made in Italy.  Nuovi capitali saranno necessari per risanare e rilanciare l’azienda, ma questa storia ci conferma di quanto l’economia reale ed il lavoro siano centrali per la ripresa di un Paese che vuole crescere.

Abbiamo chiesto a Daniele Mirandola della UIL Agroalimentare, che ha seguito da vicino tutte le fasi della  crisi aziendale, di raccontarci alcuni aspetti  di questa vicenda.

– Qual’ è stata la genesi di questa crisi aziendale?

«L’azienda si è trovata in difficoltà economica, ma non per cause di mercato del prodotto. Nonostante che il settore sia “maturo” e quindi con una marginalità ridotta, ed una flessione legata alla generale crisi economica e del mercato interno, gli ordinativi per Melegatti sono sempre stati elevati, portando utili all’azienda.  I problemi sono sorti quando la Melegatti ha deciso di investire nel settore dei prodotti dolciari non da ricorrenza, tipicamente i “croissant”».

– Ma l’idea di ampliare il mercato di per sé è buona…

«Certamente, ma la scelta di entrare in questo settore è stata tardiva rispetto alla concorrenza, scontandone quindi un gap competitivo, poi l’investimento iniziale ha visto l’aumento dei costi e forti ritardi per scelte strategiche modificate in corsa, quale ad esempio la necessità di spostare la sede produttiva dello stabilimento per i nuovi prodotti.  Questi eventi insieme hanno portato alla crisi di liquidità emersa nell’agosto scorso ed alla fermata dello stabilimento».

– La produzione è ripartita pur a ritmo ridotto…

«Un milione mezzo tra pandori e panettoni non è molto rispetto agli oltre 13 milioni degli anni scorsi, tuttavia era importante il riavvio della produzione.  Per questa campagna natalizia sono in attività tutti i lavoratori fissi (circa 60) e circa una cinquantina di stagionali, rispetto agli anni scorsi è presente circa un quarto del personale stagionale».

– Per quanto riguarda i canali di distribuzione?

«La nuova direzione si è mossa subito su molti fronti per riattivare tutti i canali della distribuzione per far arrivare il pandoro Melegatti sulle tavole degli italiani. Abbiamo anche colto un bellissimo segnale la scorsa settimana quando è stato riaperto lo storico spaccio presso la sede dell’azienda in via Monte Carega a San Giovanni Lupatoto. Già tante persone si sono affollate portando solidarietà e acquistando panettoni e pandori».

– Cosa si prevede nel breve-medio periodo?

«La mini campagna di Natale era importantissima per tenere accesa la fiamma. Era fondamentale che Melegatti andasse negli scaffali dei supermercati anche in questo Natale. L’approvazione della minicampagna ha innescato un nuovo entusiasmo e speriamo che sia la molla per procedere anche con la campagna di Pasqua che ne vedrà la programmazione appena terminata quella natalizia. In generale però stiamo aspettando di conoscere il vero progetto a lungo termine che i nuovi investitori hanno intenzione di portare avanti per il rilancio dell’azienda».

– Per quanto riguarda gli stipendi?

«I lavoratori da agosto ad ottobre sono rimasti senza stipendio. Con l’avvio della mini campagna di Natale, grazie alla disponibilità della nuova direzione aziendale, abbiamo ottenuto il pagamento anticipato delle mensilità di novembre e dicembre, nel rispetto dei limiti che prevedono queste procedure complesse. Per le mensilità pregresse i tempi sono purtroppo più lunghi: fanno parte di quelle spettanze che l’azienda erogherà entro 120 giorni dalla data di omologa del progetto sulla ristrutturazione del debito, quindi, se tutto si risolverà positivamente entro un anno i lavoratori dovrebbero ricevere le mensilità arretrate».

– Sul web si sta vedendo molta solidarietà nei confronti dei lavoratori e dell’azienda ….   

«È stato toccante vedere quanta solidarietà è arrivata per questi lavoratori che veramente hanno messo tutto loro stessi in questo lavoro e sono orgogliosi della “loro” azienda. Quando parli con loro percepisci davvero quanto si sentano parte viva di questa realtà e ne vieni subito contagiato. Ed è stato commovente quando sono stati sfornati i primi pandori».

Claudio Toffalini

Claudio Toffalini

L'autore: Claudio Toffalini

Claudio Toffalini è nato a Verona nel 1954, diplomato al Ferraris e laureato a Padova in Ingegneria elettrotecnica. Sposato, due figli, ha lavorato alcuni anni a Milano e quindi a Verona in una azienda pubblica di servizi. Canta in un coro, amante delle camminate per le contrade della Lessinia, segue e studia tematiche sociali e di politica economica. toffa2006@libero.it

commenti (0)

Il tuo indirizzo mail non verrà pubblicato

Puoi usare questi tag HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>