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Il Consiglio dell’Ordine degli avvocati non ha sbagliato nell’attribuire un credito formativo al Convegno sulla legittima difesa organizzato dal gruppo di estrema destra. La libertà di espressione va garantita a tutti, anche a chi si riconosce in una ideologia diversa dalla nostra. L’errore del Consiglio è quello di aver scelto un’iniziativa priva di consistenza scientifica.

Diversi giuristi e cittadini veronesi – molti dei quali miei amici – hanno chiesto che il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati revochi il riconoscimento di un credito formativo attribuito al convegno sulla legittima difesa organizzato dall’Associazione Fortezza Europa. Mi è anche stato richiesto di aderire a questo appello.

La principale motivazione della richiesta consiste nell’ideologia di destra estrema che caratterizza l’Associazione proponente.

Non ho aderito alla petizione. La nostra Costituzione garantisce a tutti, in linea di principio, la massima libertà di espressione. Regole fondamentali come questa hanno senso solo se vengono applicate anche (anzi, soprattutto) quando chi parla è qualcuno che – ideologicamente – non ci piace. Vi sono, nella Costituzione, eccezioni alla libertà di manifestazione del pensiero, in particolare in caso di propaganda per l’ideologia nazifascista. Tuttavia, trattandosi di limitazioni a un fondamentale diritto di libertà, solo gli organi ufficialmente preposti (come la magistratura) possono accertare la natura nazifascista – e perciò illegale – dell’ideologia proposta. Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati non può sostituirsi in valutazioni di questo tipo, come ha correttamente ricordato il suo Presidente, avvocato Rigoli.

Tuttavia, il Consiglio dell’Ordine ha commesso un (diverso) tipo di errore riconoscendo un credito formativo a questo convegno. L’attribuzione di crediti formativi presuppone infatti almeno un minimo significato scientifico dell’evento che viene proposto. In questo caso, vi erano indizi gravi, precisi e concordanti tali da escludere qualsiasi serio valore giuridico e scientifico dell’iniziativa. Vediamoli in sintesi.

Uno solo dei relatori è un giurista. Ciò accade molto raramente nei convegni accreditati dagli Ordini professionali degli avvocati. Il contraddittorio è infatti la regola procedurale fondamentale di ogni valutazione giuridica.  Quando (raramente) ciò accade, il relatore invitato è uno studioso di chiara fama, normalmente con spessore e caratura internazionale.

Il giurista relatore (Marco Petrali) non è noto nella comunità scientifica dei giuristi. Non risultano pubblicazioni al suo attivo, se non il libro che presenta nel convegno (sul quale tornerò oltre).

I due relatori (uno solo dei quali è giurista) sono fratelli e presentano un libro che racconta la vicenda giudiziaria che coinvolse un loro genitore.  Si è trattato di una vicenda dolorosa. Tutti i suoi protagonisti meritano, per ragioni diverse, il massimo rispetto. Il processo si è concluso con l’assoluzione in appello (per “legittima difesa putativa”) del padre di Petrali, difeso in giudizio dal figlio (relatore al convegno). Costituisce tuttavia un principio fondamentale della scienza quello di procedere per valutazioni oggettive e distaccate, che sono impossibili quando si è così vicini a un evento drammatico. E ciò soprattutto quando, ad esaminare questo evento, vengono chiamate solo persone direttamente coinvolte. Sarebbe come se un avvocato del foro veronese proponesse un convegno per raccontare una drammatica causa di divorzio, appena conclusasi, che lo ha riguardato direttamente. Chi potrebbe considerare questa iniziativa di alto valore scientifico?

L’editore (Historica) che ha pubblicato il volume dei fratelli Petrali non è noto per avere in passato pubblicato alcun volume giuridico di valore. Tutti noi operatori del diritto conosciamo bene gli editori che pubblicano testi giuridici di elevato spessore. Historica – con certezza – non è tra questi.

Per queste ragioni, Fortezza Europa (fino a quando non verrà eventualmente dichiarata fuorilegge) è libera di organizzare i convegni che preferisce. Il Comune di Verona, se concede il patrocinio, se ne assume la responsabilità politica. Tuttavia, questo convegno non ha alcun valore scientifico. Per questa ragione, a mio avviso, il Consiglio dell’Ordine non avrebbe dovuto riconoscere il credito formativo, che – molto probabilmente – è stato concesso a seguito di una valutazione superficiale e fidandosi del collega che aveva proposto l’iniziativa. 

Mi auguro che, a seguito di questa vicenda, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Verona riesamini e migliori le regole in materia di attribuzione dei crediti formativi.

Luciano Butti

Luciano Butti

L'autore: Luciano Butti

Luciano si è sempre occupato, per lavoro, dei rapporti fra leggi, scienza e ambiente. Insegna diritto internazionale dell’ambiente all’Università di Padova. Recentemente, ha svolto un lungo periodo di ricerca presso l’Università di Cambridge, dove ha studiato i problemi che avremo nel disciplinare per legge le applicazioni dell’intelligenza artificiale (in particolare, le auto elettriche a guida autonoma). Ama la bicicletta, le attività all’aria aperta e la meditazione. luciano.butti1@tin.it

Commenti (8)

  • Giorgio Montolli
    Giorgio Montolli Rispondi

    A volte ciò che appare giusto secondo la legge non lo è affatto dal punto di vista umano. E questo perché la legge viene dopo le persone e guai se non fosse così. Ce lo insegna Antigone. Il buon senso in questo caso vale più di mille ragioni che qui sono da ricercare negli orrori del nazismo e non nei codici. Chi si richiama a un’ideologia che ha procurato milioni di vittime innocenti, molte delle quali bruciate nei forni crematori, non può essere investito del ruolo di formatore. Nel caso del Convegno sulla legittima difesa organizzato da Fortezza Europa stride il fatto che la patente di legalità venga proprio da chi la legge la conosce bene (l’Ordine degli avvocati). E questo fa riflettere: su come per deformazione professionale si finisca per essere inconsapevolmente complici; sull’ambiguità generata da situazioni di questo tipo; sull’efficacia della strategia di penetrazione di queste frange filonaziste che conoscono molto bene i punti deboli del nostro sistema democratico.

    Giorgio Montolli

  • Lorenzo Dalai

    Concordo sui dubbi riguardo una eventuale censura preventiva, ma sul tema di fondo, sulla domanda che ci assilla da 2.500 anni, ritengo utile una riflessione profonda. Il quesito è chiaro: lecito lasciare spazi in Democrazia alle forze antidemocratiche? Ricordo sempre che nel 1933 Adolf Hitler vinse elezioni democratiche…

  • Grazie per i commenti di tutti, qui, in messaggi privati e su Fb, e soprattutto per i commenti critici. Il tema in discussione è se i diritti di certe persone vadano o meno limitati. Benché in generale di orientamento liberale, io comprendo bene i solidi argomenti di chi vorrebbe invece contenere al massimo le manifestazioni della destra estrema (ne ha parlato Lorenzo Dalai): abbiamo sofferto gli orrori del fascismo, e capisco che questo possa essere considerato un modo per ridurre i rischi di ricaduta. Mi auguro peraltro che tutti comprendano anche che tutelare al massimo la libertà di manifestazione del pensiero è un’altra esigenza fondamentale in democrazia, non stiamo parlando di un dettaglio.
    Veniamo però ora alle diverse osservazioni che ho ricevuto.

    Alcuni – Giorgio Montolli per primo – mi contestano una sorta di formalismo da Azzeccagarbugli. Qui siamo di fronte al fascismo che risorge, e tu, Luciano, vai a perderti nei dettagli, nelle regole, nelle distinzioni. Insomma, nei cavilli da leguleio. Proprio così, Giorgio, e mi ci perdo volentieri. Perché, in democrazia, i modi spicci – oltre ad essere in linea di principio scorretti (e contrastanti con i fondamenti stessi della democrazia) – non funzionano. La democrazia deve sommergere i fascisti nella legalità. Lì, annegano. Facciamo un esempio, il convegno di Fortezza Europa. Se il CdO avesse negato l’accredito sulla base della ideologia fascista dei proponenti (ideologia fascista non ancora accertata in modo ‘democratico’), avrebbe così fornito agli estremisti un enorme argomento di propaganda. Controproducente. Bastava invece – in attesa che chi legalmente può e deve farlo dica se Fortezza Europa è nazifascista – fare quello che purtroppo il CdO non ha fatto. Vale a dire, applicare bene le regole sulla formazione. Questi estremisti, come si è visto e come ho dimostrato nel mio articolo, non sono in grado di mettere in piedi uno straccio di convegno che abbia i minimi requisiti scientifici per l’accreditamento. Perché la scienza richiede contraddittorio (e qui c’era una voce sola). Perché la scienza richiede autorevolezza (e qui non c’erano, non a caso, relatori anche solo minimamente autorevoli). E perché la scienza richiede oggettività e distacco (e qui i relatori si occupavano di una vicenda di famiglia).

    Sandra Ceriani mi chiede se io sia favorevole alla libertà di espressione per i fascisti. Su questo in realtà decide (ha già deciso) la Costituzione, che NON riconosce ai sostenitori dell’ideologia nazifascista gli stessi diritti di libera manifestazione del pensiero che tutti noi invece abbiamo. Ma come si decide – e chi decide – quando un gruppo è fascista? Lo decido io? Lo decidi tu, Sandra? Lo decide il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati? Lo decide qualcun altro senza ascoltare, in un formale procedimento, gli interessati? Tutte queste opzioni sono impraticabili in democrazia. E’ finito per fortuna il tempo nel quale, durante il fascismo, queste cose le decideva uno solo, senza un procedimento nel quale l’interessato potesse argomentare e difendersi. Raccogliamo elementi di prova contro i gruppi filofascisti e filonazisti. E segnaliamoli alla magistratura. Non c’è un altro percorso possibile.

    Donatella Fanini propone un’osservazione su cui riflettere: “Se il Cdo ha sbagliato a concedere il credito formativo in quanto evento privo di contenuto scientifico, l’ovvia conclusione è che il Cdo ha assunto una posizione politica. E allora ha sbagliato due volte!”. Se la scelta del CdO fosse stata fatta intenzionalmente, conoscendo la completa assenza di valore formativo dell’evento, avresti ragione. E’ anche possibile, tuttavia, che la scelta sia stata dai più operata in fretta e incautamente, fidandosi di qualcuno che aveva proposto il convegno (uno degli oltre 200 eventi che vengono ogni anno accreditati). Mi auguro che il CdO colga l’occasione fornita da questo incidente per riformare in profondità le proprie procedure. E mi auguro che ammetta di aver male valutato questo evento: nessuno, partecipandovi, poteva imparare qualcosa di giuridicamente apprezzabile.

    Mattia Magrassi mi contesta invece, all’opposto, troppa pignoleria nel descrivere l’assenza di contenuto scientifico del convegno. In altri casi, scrive Mattia, convegni altrettanto privi di valore sono stati accreditati, senza che nessuno abbia protestato. Mattia, non sono d’accordo. Sicuramente, anche in altri casi vi saranno stati relatori non riconosciuti come grandi esperti dalla comunità dei giuristi. Ma qui abbiamo superato ogni limite: a) un solo relatore giurista, prova che non si è voluto realizzare alcun contraddittorio o confronto; e soprattutto b) la vicenda trattata nel convegno è una vicenda ‘familiare’ e riguarda direttamente il relatore sia come professionista sia come stretto congiunto dell’interessato, ma ti pare una cosa seria dal punto di vista scientifico? A mia memoria, non era mai successo (se però mi sbaglio, fammelo sapere). Tutto questo è la prova che Fortezza Europa non ha alcuna dignità né serietà culturale: per questo – e non per censure preventive – non può organizzare convegni patrocinati dal nostro Ordine.

    Per ultima, resta Antigone, evocata ancora da Giorgio Montolli. La mia amata Antigone, che ha inventato l’obiezione di coscienza: per seppellire il fratello, fu disposta a violare le regole più sacre della città e del padre che amava. Appunto, per seppellire il fratello, azione più sacra delle regole più sacre. Non per discriminare un inutile incontro di Fortezza Europa.

    PS: Dopo l’11 settembre, la reazione del Governo conservatore americano fu spesso illegale, con la giustificazione dello “stato di guerra”. I giudici della Corte Suprema erano stati in maggioranza eletti a quella carica da Presidenti conservatori. Eppure… . Eppure il 12 giugno 2008 la Corte Suprema americana stabilì che le norme del Governo conservatore sulla prigione di Guantanamo contrastavano con la Costituzione. Non fu una scelta facile, in America, dopo l’11 settembre. Decisivo fu il voto del giudice Anthony Kennedy (niente a che fare con la dinastia dei Kennedy), un giurista molto conservatore nominato anni addietro dal Presidente Reagan. I giornalisti gli chiesero perché avesse votato contro Guantanamo, che era una creatura dei conservatori. Il magistrato rispose: “Le leggi sono scritte per essere applicate nelle situazioni difficili”. Quando leggo questa frase, io mi commuovo.

  • Marcello

    Si può essere “formatori” e vantare “crediti” per cause che di democratico hanno poco o niente. Il diritto di proporsi non significa accoglimento della richiesta di accreditamento: qui ha sbagliato l’Ordine, ma qui ha sbagliato anche il Sindaco nel concedere il patrocinio, dato che Verona è medaglia d’oro per meriti sulla resistenza al fascismo e quel patrocinio non poteva darlo senza ferire la città, di cui è sindaco. Il Prefetto e il Comitato per l’ordine e la sicurezza non hanno niente da dire in proposito?

  • alberto sperotto Rispondi

    Provo a far sintesi:
    “Il Consiglio dell’Ordine degli avvocati ha sbagliato nell’attribuire un credito formativo al Convegno sulla legittima difesa organizzato dal gruppo di estrema destra “per” aver scelto un’iniziativa priva di consistenza scientifica”.
    Certamente d’accordo sull’affermazione che “La libertà di espressione va garantita a tutti, anche a chi si riconosce in una ideologia diversa dalla nostra”, ma siamo in una città dove eventi come la “Biblioteca vivente” è censurata e, per continuare la propria attività, deve ricercare spazi privati anziché quelli pubblici come è stato fino alla scorsa edizione. In effetti può sembrare un argomento scollegato, ma non troppo.

  • Certo è una questione che terrà banco a lungo. O forse no, visto il clima di acquiescenza a certi deragliamenti che ci circonda.
    E’ vero Luciano, come tu affermi che l’ideologia fascista (nazista?) degli organizzatori non è ancora accertata in modo ‘democratico’, ma ai cittadini incombe anche l’obbligo dell’attenzione quando la democrazia dorme e rischia di essere accoppata nel sonno. Ricordo il sarcasmo di chi contestava le preoccupazioni espresse alla nascita di Casa Pound: “Ma quale fascismo?, pensa che si rifanno a un poeta…”. E ora li abbiamo lì, inseriti nel sistema democratico, trattano alla pari, siedono nei consigli comunali.
    Ridicola poi, secondo me, la giustificazione del presidente dell’Ordine sul Corriere di Verona: «”Accreditare” un evento significa riconoscere la sussistenza di contenuto giuridico dell’evento formativo e non “dare credito” al soggetto, chiunque esso sia, che lo propone o lo organizza…».
    Bel ragionamento, per cui “Addebitare” a una persona il costo di un oggetto o un servizio significa che lo ha comprato ma non che ha un “debito” verso chi glielo ha fornito…
    Siam messi male e – temo – senza speranza.

  • Giorgio Montolli
    Giorgio Montolli Rispondi

    “La fiducia è una cosa seria e si dà alle cose serie” diceva la pubblicità della Galbani.

    Con riferimento a quanto ho detto più sopra, Mattia Magrassi su Facebook scrive che il Consiglio dell’Ordine non ha dato “patenti di legalità”, ma ha solo riconosciuto crediti formativi. Provo a ribattere. “Patente di legalità” non è da intendersi come un certificato emesso da qualche ufficio con tanto di timbri e firme. “Patente di legalità” si intende come riconoscimento. Riconoscimento di cosa, nel caso specifico? Certamente e palesemente della proposta formativa, ma anche della stessa Fortezza Europa come soggetto formatore. Sostenere che le due cose sono disgiunte è solo un estremo tentativo per uscire da una situazione imbarazzante. Purtroppo bisogna andare oltre, perché il gruppo in questione porta un nome che richiama gli orrori del nazismo. A cosa servono allora le “Patenti di legalità”? Servono ai soggetti in bilico tra legalità e illegalità per legittimarsi, ed è proprio il nostro caso. Operazione che Fortezza Europa ha portato a buon fine.

  • Cristina Stevanoni Rispondi

    Pensate alla cosa curiosa e paradossale: il credito si è dato a un libro (l’oggetto era questo: il contenuto del libro, a prescindere da presentatori e sponsor vari, o sbaglio?) un libro, dicevo, che nessuno o quasi ha mai letto, e che nessuno, o quasi, riuscirà mai a procurarsi, e non per disinteresse, ma per difficoltà insite nella cosiddetta distribuzione.

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