BannerAmazonVeronain615x60

25 novembre 2017. Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

A volte sono proprio le piccole cose, gli oggetti del quotidano, che ci aiutano a comprendere la dimensione di quanto ci sta accadendo. Così è anche nel racconto che abbiamo deciso di pubblicare in questa giornata in cui, il nostro pensiero è rivolto alle donne vittime di violenza. È dedicato a loro, a tutte noi, alla certezza che non ci arrenderemo finché ci sarà anche una sola donna maltrattata.

*** *** ***

Ero appena entrata in casa quando squillò il cellulare. Ero stanca per l’udienza del mattino una giornata storta e seccata perché quel collega, quella controparte, mi risultava fastidiosa: così arrogante, tanto saccente!

H 13:30 di un giorno qualsiasi, di un mese qualsiasi, di un anno recente.

FPronto, pronto? Si, si signora d’Amore (e penso tra me e me a come sia buffo quel suo cognome rispetto al destino che le è toccato in sorte e che ci ha fatto conoscere!).

G– Federica, avvocata? Pronto?

FSi signora d’Amore sono io mi dica?

GSono disperata, sono andata a scuola a prendere Bianca, avevo poco tempo, avevo il turno del pomeriggio al bar… il padrone già mi ha fatto capire che arrivo sempre in ritardo! Avvocata, sono in ritardo su tutto…

F– Signora cerchi di calmarsi e mi dica cosa è accaduto, vada per ordine…

GSì, stavo portando Bianca da mia mamma mentre ho fatto la curva l’ho visto, oddio, forse no? Sono così confusa! No, no sono sicura era la sua, ma forse non l’ho voluta vedere quella sua stramaledetta macchina rossa che mi perseguita, mi insegue ovunque! Poi io e Bianca siamo scese. (Io che quella mia piccola vorrei che si chiamasse d’Amore come me, lei che invece è la figlia che pagherà la mia colpa: quella consueta, quella di essermi accorta in ritardo che suo padre, Saverio non era proprio il mio principe azzurro!). Ho inserito, con il cuore in gola, la chiave nella toppa del portone, ho aperto siamo entrate. L’androne era buio, avevo tra le mani la borsa della spesa e lo zaino di Bianca, quello con le farfalle che volano libere, che mi precedeva, era già al terzo gradino aveva fame, voleva i sofficini: quelli al pomodoro!

FHmm, signora Giovanna cerchi di venire al punto!

GSi si mi scusi… era nascosto dietro il portone Federica, mi ha afferrata per il collo: ricordo solo lo scorrere delle patate e delle cipolle per le scale, il tonfo della scatola dei surgelati: quella dei sofficini… Bianca che urlava e piangeva!

FSi chiama violenza assistita, signora d’Amore (e penso tra me e me che infanzia è mai quella senza fiabe, senza filastrocche, senza farfalle che volano libere?).

GMi ha stretto il collo, non respiravo, non riuscivo neppure ad urlare e mi sussurrava prima piano poi sempre più forte: «Puttana! Lo so che la dai via a tutti, ma dove vuoi andare? sei una nullità, una miserabile tu e tutta la tua famiglia vi ho tirato via dal basso!».

GPoi è scesa di corsa mia mamma ha preso in braccio Bianca, continuava a piangere, poi sono arrivati mia sorella, Gina e suo cognato Giulio che me l’ha tolto di dosso! E adesso avvocata cosa faccio?

FVada subito a farsi refertare al Pronto soccorso e poi dai Carabinieri o in Questura deve fare subito la denuncia.

GMa ho il lavoro… così lo perdo!

F– Vabbè però poi vada al Pronto soccorso! Ma mi ascolti questa volta.

H 22 dello stesso giorno, dello stesso mese sempre dello stesso tragico anno.

GFederica mi perdoni se la chiamo a questa ora!

FNon si preoccupi. Come si sente? Ha fatto quello che le ho detto?

GSono qui, mi sono fatta refertare, ho un occhio nero devo tornare domani per delle radiografie al torace sono tutta indolenzita, ho lividi al collo. Ma sono stata dai Carabinieri, c’era troppa gente ero troppo stanca, poi in Questura ma mi hanno detto di tornare, di pensarci bene, che serve a poco, che tutto si perde per la burocrazia e che alla fin fine son cose che succedono in tutte le famiglie.

FVa beh va beh! Faccia delle fotografie a tutti i lividi, cerchi di mettere al sicuro Bianca, cerchi di cambiare le chiavi del portone; venga da me domani in studio. La farò io la denuncia ma venga e non scompaia, come sempre! Alle nove arrivederci, porti tutti i certificati e tutte le altre denunce già fatte.

GNo, no avvocata questa volta è troppo! Andiamo avanti! Buona notte, grazie.

FMi chiami se capita altro, il cellulare è acceso. Buonanotte Giovanna!

H 9 il giorno seguente, dello stesso mese, del solito tragico anno.

FSignora D’Amore questa volta andiamo giù pesanti! È convinta?

GFaccio quello che dice lei!

FEh no signora d’Amore, è lei che deve fare decisa la denuncia. Io sono la sua mano ma non la sua testa, fare una denuncia per i gravi reati che ha subito può significare anche che il pubblico ministero decida di richiedere di adottare una misura cautelare come quella del carcere. Lei è convinta?

GSi Federica lo vede anche lei che non basta dirgli che non si deve avvicinare ai miei luoghi.

FAllora faremo una denuncia-querela anche sottoscritta dai suoi familiari: lei per atti persecutori e/o per maltrattamenti in famiglia e/o lesioni e/o tentato omicidio e/o per percosse; poi dobbiamo parlare dell’episodio di sua madre, quello alla fermata del bus di Bianca quando l’ha minacciata dicendole: «Bianca io la porterò via a tutti voi!altro che giudici»; e l’altro quando ha detto a sua sorella, Gina «Sei una puttana, come tua sorella», e quella a suo fratello quando l’ha minacciato di falsamente denunciarlo perché facente parte di una associazione a delinquere, se non la convinceva a tornare con lui!

GSì avvocata tutto basta che ci stia lontani chieda al pubblico ministero quello che vuole anche la galera.

FSì ma guardi che prima o poi lui uscirà anche se il Giudice dovesse accogliere la richiesta del pubblico ministero. E lei cosa farà? Giovanna mi dia retta lei deve appoggiarsi a qualcuno che la supporti, non può far tutto da sola, deve essere protetta con sua figlia! Ha bisogno di appoggiarsi le sue spalle non possono reggere, con me, tutto il suo peso.

È trascorso ormai un mese. Saverio è sottoposto alla misura coercitiva del carcere per pericolo di reiterazione dei reati della stessa indole di quelli già commessi. Giovanna e Bianca sono entrate in un centro antiviolenza, ogni tanto mi chiamano.

H 15 di un giorno del mese successivo dello stesso anno: è quasi Natale.

GAvvocata?Pronto?

FBuongiorno Giovanna come andiamo?

GHo bisogno di parlarle, Saverio è uscito dal carcere.

FSi l’ho saputo il suo avvocato mi ha avvisata e mi hanno notificato, ai sensi di legge, la avvenuta scarcerazione. E adesso cosa intende fare? Non può lasciare per un po’ la città con Bianca? Andare da qualche parente, cambiare città?

GEh è proprio di questo che volevo dirle, loro, lì al centro… mi hanno proposto un programma di protezione, dovrei lasciare la città, i miei, ma io Federica non sono convinta!

FMa lo sa che così rischia molto?

H  6:30 di due giorni dopo dello stesso mese dello stesso anno

Gi Avvocata Panizzo?

FSii?

Gi: Sono la sorella di Giovanna, Gina…

F– Cosa è accaduto?

GiSaverio appena uscito è andato dritto da Giovanna: l’ha attesa fuori dal bar. – SILENZIO – L’ha massacrata.

FMe lo sentivo!

GiNoi speravamo che con il carcere, che qualche cosa sarebbe mutato, che avrebbe capito, che si sarebbe rassegnato! e invece!

F– Andrò da lei questa mattina, serve fare un’altra denuncia. (Anche io mi chiedo a cosa possa servire ma lo devo dire e il mio dovere).

Mancano due giorni al Natale, mi fanno sempre uno strano effetto le luci delle feste nei reparti degli ospedali, delle carceri di tutti quei luoghi della sofferenza nei quali si è obbligati a simulare una fittizia allegria. Come se l’esistenza prevedesse il dovere della felicità…

F– Giovanna? (ha il volto tumefatto).

GPer fortuna Bianca non era con me! Era a fare i compiti da una sua amichetta. Quanto a me cara avvocata io non avrò mai pace, vorrei morire, se non fosse per Bianca, preventivamente: niente più movimento, niente più resistenza, niente più controllo delle situazioni, niente più paura di essere sola, abbandonata da lui o perseguitata da lui: non capisco più neppure quale sia la differenza. Che tutto vada come deve andare!

F(Mi chiedo dove ho sbagliato? Cosa avrei potuto fare di più? Cosa non abbiamo fatto io, le forze dell’ordine, il pubblico ministero, il giudice, le assistenti sociali… Siamo tutte e tutti un po’ responsabili, un poco complici? Risento nella testa le parole di un canto… ”Nessuno si senta assolto”! Poi lo sguardo tra il commosso e l’imbarazzato si ferma sulle ciabatte di spugna rosa ai piedi del letto di Giovanna. Penso si rialzerà, le indosserà di nuovo. E mi torna alla mente una frase ripescata in un libro di una autrice sarda che dice:«Per me la morte è sempre un paio di scarpe vuote!». Eh sì cara Giovanna porti l’amore nel tuo nome, nella tua identità di donna sognante ma anche tutta questa tragedia, questo dolore che sarà sempre parte della tua storia e di quella di tante altre donne; che se ti volti appena, proprio di sbieco, le vedi e intuisci che è successo anche a loro quello che è capitato a te, quello che nessuno racconta perché, talvolta, prevale la vergogna: per non aver sbattuto la porta ed essere fuggite via, per aver subito e mascherato ogni sorta di umiliazione pur di non perdere chi volevi vedere come un principe azzurro mentre nella realtà era un lupo mannaro. La vergogna di non essere stata consapevole o il senso di colpa per essere stata tardiva.

Saverio ha subito il suo processo penale, Giovanna e la sua famiglia si sono costituite parti civili. Saverio è stato condannato, ora sta espiando la sua pena e penso che sarebbe per lui utile seguire un programma per uomini maltrattanti, per rompere quel loro ostile silenzio, quello che li rende narcisi carnefici a volte, forse bambini spaventati dal loro infinito, inenarrabile inferno che non li rende capaci di amare e rispettare la donna come una persona compiuta con una identità diversa dalla loro e dal loro immaginario. Alla fine, forse, per loro l’amore è solo un gioco di specchi, l’occasione per cercare e trovare conferme da chi si ama e che si è degne di esistere, sognare, sperare…

Federica Panizzo

 
Federica Panizzo

L'autore: Federica Panizzo

Federica Panizzo, nata a Caprino Veronese, è avvocata penalista del Foro di Verona, Tutor della Scuola di specializzazione per le Professioni legali – area Diritto penale – al Dipartimento di Scienze giuridiche dell'Università di Verona e Cultrice in campo autobiografico, titolo conseguito alla Libera Università dell'Autobiografia di Anghiari (Università Milano-Bicocca). Federica è anche autrice di pubblicazioni scientifiche su razzismo, violenza di genere e tutela dell'ambiente. federica.panizzo@tiscali.it

commenti (0)

Il tuo indirizzo mail non verrà pubblicato

Puoi usare questi tag HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>