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Papa Francesco: «L’indifferenza verso la povertà è un grande peccato».

Non c’è che dire: qui nel Veneto, le classi sociali più ricche ci hanno saputo fare se, come sosteneva domenica Vittorio Filippi sul Corriere di Verona, “il dieci per cento più ricco accumula da solo cinque volte il reddito a disposizione del dieci per cento più povero”. Ciò non toglie che i Veneti, al 59,2%, dichiarino di stare peggio di 10 anni fa, soprattutto nelle provincie di Vicenza e Verona , dove forse più alto è stato il peso della disoccupazione indotta dalla Crisi e, guarda caso, dove maggiori sono le simpatie verso le formazioni politiche di destra. Secondo questo sondaggio, commissionato da LAN (Local Area Network) e presentato dal suo direttore (il dr. Luca Romano) sarebbero due i principali problemi del Veneto: la mancanza di lavoro (per il 57,9% delle risposte) e, un po’ più distanziato, l’accoglienza dei profughi (al 34,3%), distanza che relativizza il peso della risposta, che non corrisponderebbe più ai toni e agli spazi che certa stampa locale ama assegnare alle posizioni di noti gruppi (sempre presenti, forse gli stessi ovunque, come i proverbiali aerei di Mussolini) nel contrasto alle iniziative prefettizie sui migranti.

Il lavoro che manca soprattutto tra i giovani, sempre più costretti tra le mura di genitori anziani, sempre più riluttanti ad assumere i rischi che si accompagnano ad una naturale ricerca di affettività e di famiglia, rappresenta il limite più grave di questa Società, per la difficoltà se non l’impossibilità di offrire speranza ad intere generazioni non appena venisse meno il sostegno degli anziani.

E sono tante le famiglie in povertà assoluta, almeno 15000 nella nostra provincia, secondo mons. Ceschi  direttore della Caritas veronese, pari al 3,9% delle famiglie, e non una percentuale trascurabile dunque, ancora più alta per “i nuclei formati da soli stranieri rispetto a quelli di soli italiani”: basta ricordare che  a livello nazionale «il 25% delle famiglie di soli stranieri è in stato di povertà contro il 4,4% di quelle composte da soli italiani». Ecco i nuovi poveri: italiani e stranieri.

Per di più la gestione azzardata, con debacle finale, di alcune importanti banche venete (Veneto Banca e Popolare di Vicenza), considerate sicure dai risparmiatori ma non dal Mercato finanziario, diventate oggetto di durissimi contenziosi penali però mai adeguatamente sorvegliate (dalla Consob di Milano e da Bankitalia), ci mette del suo con conseguenze drammatiche, o comunque spaventose, sulla qualità della vita degli stessi imprenditori falliti e delle famiglie dei dipendenti, finiti sul lastrico. Ancora una volta la salvaguardia di “certi interessi” è avvenuta a discapito dei diritti e della dignità di tanti semplici cittadini che hanno “creduto” nella fondatezza degli impegni presi da quelle banche. Alla fine, ad impoverirsi sono le fasce più deboli, che andranno a formare la schiera via via crescente dei “nuovi poveri”, insieme ai molti privi di reddito o ai “senza tetto”, che le strutture della Caritas conoscono bene ed assistono.

Un primo colpo di freno alla sua prosperità il Veneto l’ha subito dalla Crisi economico-finanziaria del 2007-2008, un secondo, dall’azione “comunitaria” dell’UE, e della BCE che ha imposto, non solo all’Italia, il rientro entro limiti definiti e controllati del massiccio debito italiano in rapporto al PIL, e che ha determinato, ingiustamente, un netto cambiamento nelle politiche sociali, con il rinvio dei pensionamenti e delle contrattazioni sindacali, e con il rilancio di politiche in aperta violazione dei diritti dello Statuto dei lavoratori fino all’indizione di un referendum per stravolgere la stessa Costituzione (fortunatamente fallito).

Quanto ai migranti… di movimenti e vicissitudini di migranti in arrivo sono piene ogni giorno le pagine dei giornali, senza più distinguere, come anni fa si faceva, tra titolari del diritto d’asilo, semplici richiedenti asilo e migranti economici, trattati quest’ultimi alla stregua di clandestini, di ladri di risorse o, nel migliore dei casi, semplicemente da manodopera disponibile quasi gratuita.

Comitati come Paroni in casa nostra, Verona ai veronesi, etc., hanno ampiamente mostrato il loro limite: gruppuscoli tanto focosi quanto visionari, legati ad interessi di parte leghista o sovranista, troppo spesso sostenuti dai media locali: ricordo solo il titolo che un giornale on-line ha dedicato agli 80 ragazzi assegnati a Vaccamozzi (Erbezzo) “Attesi 80 profughi nella contrada che ha sette abitanti”, come se si potesse ignorare che il Centro ex-FTASE di Vaccamozzi era in grado di gestire almeno 70 persone e come se l’unico termine di confronto fosse il numero di abitanti della vicina contrada. D’accordo sul fatto che alcune scelte avrebbero potuto essere preparate e gestite insieme ai rappresentanti comunali, soprattutto a salvaguardia di diritti fondamentali, ma… in caso di aperta opposizione o di netta ostilità come si doveva procedere? E poi Erbezzo aderisce allo SPRAR?

Non è infatti da sottacere che una parte della responsabilità sull’emergenza migranti sia da attribuirsi alle forze politiche che gestiscono la Regione, come ha evidenziato sabato scorso Stefano Allievi sul Corriere, essendo il Veneto “in coda su tutte le classifiche riguardanti i richiedenti asilo”: al 7° posto tra le Regioni per numero di presenti nei CAS (centri d’accoglienza straordinaria), all’11° posto per numero di richiedenti negli SPRAR comunali, ancora all’11° per la percentuale di richiedenti in rapporto alla popolazione residente. Eppure “se il Veneto, invece di boicottare l’accoglienza rifiutandosi di gestirla (dalla Regione ai Comuni) ne avesse gestita un minimo, attraverso un piccolo sforzo di accoglienza diffusa, Cona e Bagnoli (due siti balzati all’onore delle cronache per alcune ribellioni di cittadini e di migranti) non avrebbero mai avuto ragione d’essere”. Ma forse alla Lega ed ai gruppi ad essa allineati stavano bene quelle proteste! Non certo nell’interesse dei protagonisti, che secondo le testimonianze di molti cittadini si sono comportati con civiltà e decoro, nel rispetto della legge.

Ben consci i migranti, e buona parte degli osservatori, che è proprio il sistema economico dominante, globalizzato ma iniquo ad essere la causa prima dell’incremento delle disuguaglianze sociali e della riduzione dei diritti dei cittadini, qualunque sia lo Stato cui appartengono. Succede così, come sta succedendo in Italia, che per molte frange popolari venga meno, via via, la capacità di sostentamento e lo stesso diritto alla salute ed al lavoro, sempre più costosa e “privatizzata” la prima, sempre più precario o a tempo “determinato” il secondo.

Con la conseguenza inevitabile d’ingrossare in modo anomalo le fila dei “migrandi”, sia dei giovani italiani che puntano decisamente all’estero (come 70 anni fa!), che dei giovani africani che puntano verso l’Europa, a qualunque costo, con un esodo quasi biblico dalle terre d’origine. Ce ne ricordiamo perché siamo stati tutti un po’ migranti, figli o parenti di migranti, di qua o di là del mare o dell’oceano, richiedenti asilo o lavoro, per cercare una migliore vita per noi e per i loro e i nostri figli. Così riscopriamo nei migranti dei “poveri”. Spesso ci ripetiamo, come una giaculatoria, la frase “aiutiamoli” o “aiutiamoci” a casa loro,  ma intanto io osservo, aiutiamoli a casa nostra, in Italia e nel Veneto, perché questo i richiedenti asilo realmente si aspettano da un Paese come l’Italia, che per loro è la porta d’Europa, dopo le traversie affrontate per terra e per mare, dopo la fame e le molte forme di violenza subite.

Sentiamo ancora nel cuore le parole di Papa Francesco: «L’indifferenza verso la povertà è un grande peccato», appena espresse in occasione della Giornata mondiale contro la Povertà. L’indifferenza sarà anche un peccato per i cristiani ma è anche una pesante palla al piede per tutti i cittadini che, invece, dall’aiuto verso i più deboli e i poveri, possono solo guadagnare: agendo a favore della vita e spinti dalla fraternità ricevono in cambio sentimenti di gratitudine e di gioiosa riconoscenza, che sono le condizioni più elementari del dialogo e del progresso civile, tra gli umani.

Marcello Toffalini

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