BannerAmazonVeronain615x60

Melegatti ha il sapore del nostro territorio, un’impresa che è identità.

Quando percorrevo corso Porta Borsari verso il Liceo il profumo che usciva dal laboratorio dietro al bar era irresistibile. Dolce, buono, morbido, un flauto magico a quell’ora del mattino, tante volte ci si fermava a fare colazione. Il bar pasticceria era sobrio, essenziale, scarno negli arredi ed al bancone ti servivano direttamente le signore che uscivano dal laboratorio alle spalle, con il grembiule bianco e la cuffietta bianca in testa. Tutto sapeva di casa, di famiglia, di dolci della domenica, di buono, “casa e bottega”, un legame forte con la terra, agri-cultura.

L’impresa (così mi piace chiamarla e non azienda o industria!) “Melegatti” nasce nel cuore di Verona, in centro storico, affacciando l’antica pasticceria sul decumano massimo, proseguo dell’antica via romana commerciale Postumia, in quell’edificio in corso Porta Borsari 21: un palazzo di fine Ottocento, rinnovato in facciata con abito neoclassico negli anni Trenta del Novecento dall’Ingegnere Fraizzoli; edificio tuttora esistente, che ha, al quarto piano, come pinnacoli ad ornamento dei poggioli a terrazze la riproduzioni di pandori che ornano la facciata, architettura che è unicum con l’impresa, marca e marchio. Oggi, a memoria del negozio che non c’è più vi sono un’insegna ormai spenta da quarant’anni e l’emblema di pietra della famiglia sul portoncino in vicolo Corticella San Marco, con gatti e mele.

Le vicende degli ultimi mesi che hanno visto l’azienda (in questo caso la parola è corretta!) a rischio chiusura, per fortuna risoltasi nel miglior modo, mi ha fatto ripensare a quanto alcune imprese siano “famiglia”: lo hanno dimostrato i dipendenti, e non solo, con la volontà di restare, di combattere (quell’impresa di carattere medioevale!) non solo per non essere messi in cassa integrazione o perdere il lavoro, ma anche perché queste nostre aziende sono un unicum con le persone ed il territorio, sono famiglia, sono identità, legami invisibili che non si possono perdere, l’impresa sei tu, è la persona, capitale umano senza il quale non esiste quel prodotto.

Il fondatore, Domenico Melegatti, il 14 Ottobre 1894, ricevette il Certificato di Privativa Industriale dal Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio del Regno d’Italia per aver inventato il nome, la forma e la ricetta del Pandoro, molti gli imitatori: la famosa “sfida delle 1000 lire” vide Domenico Melegatti invitare i pasticcieri che fabbricavano un dolce simile al suo a divulgare la vera ricetta del Pandoro, premio la somma di lire 1000, ma nessun pasticciere si presentò.

E per realizzare un dolce morbido la cui forma era quella di una stella ad otto punte, Melegatti chiese ispirazione al pittore impressionista Angelo Dall’Oca Bianca, quando arte, impresa, territorio si impastano e ne fanno identità, valore, responsabilità.

Non un dolce qualsiasi, la rielaborazione di una tradizione antica, esso deriva dal “pan de oro” che veniva servito sulle tavole dei ricchi veneziani e dal “nadalin”, un dolce che sin dal medioevo i veronesi consumavano durante il periodo di Natale, e poi l’Ofella, tante le leggende che si sovrappongono, che danno sapore a questo dolce.

La forma, una stella a otto punte che riporta simbolicamente a quella stella detta “polare”, Polo forse come luogo dell’inverno (quello da dove arriva Babbo Natale!) ma soprattutto polo come centro, punto di riferimento, sacro, si rifà all’ottagono e al numero 8 l’infinito, un numero, una forma che in architettura ritorna simbolicamente in molti edifici, tra tutti Castel del Monte, e quella simbologia cabalistica che per definizione attinge all’invisibile, alle relazioni nascoste tra le cose.

Così, Melegatti non è solo un’azienda che fa pandori, come altre del nostro territorio con origini e storie simili, Melegatti è una parte del cuore della nostra città, è l’impresa che fa del territorio, ricchezza e bellezza. Buon Natale in anticipo!

Daniela Cavallo

Daniela Cavallo

L'autore: Daniela Cavallo

Daniela Cavallo è libera professionista dal 1997 e titolare, insieme all’architetto Damiano Castelli, dello StudioLineaCurvArchitetti. Dal 2010 è Professore a contratto di Marketing Territoriale all’Università di Verona, facoltà di Economia. Ha scritto saggi, articoli e cataloghi; collabora con riviste di settore, partecipa come relatore a convegni per la “contaminazione” dell’architettura e del territorio nel sistema Impresa. arch.dcavallo@alice.it

Commenti (2)

  • Ma come fate a pubblicare post così melensi e vacui? la mia nipotina di 12 anni avrebbe fatto sicuramente meglio…

    • Redazione

      Cara Lory, nessuno pensava al Pulitzer per questo articolo, ci dispiace che tu non ne abbia colto il senso. Evidentemente si tratta di sensibilità differenti. Non sempre si può piacere a tutti e non è nemmeno necessario. Quanto alla tua nipotina, la aspettiamo in redazione.
      C.I.

commenti (2)

Il tuo indirizzo mail non verrà pubblicato

Puoi usare questi tag HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>