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Quartiere “Ponte Catena”… raccontano i pionieri che alla fine degli anni cinquanta c’era solo un gruppo di condomini di modeste dimensioni,strade bianche (che quando pioveva si trasformavano in paludi) , tanto spazio verde dove giocavano i ragazzini e Forte Procolo.
Poi, come in tante aree periferiche della città, sono sorte nuove costruzioni, sempre più imponenti e senza vincoli di compensazione per il verde fino ad occupare tutta l’area che dal lungadige arrivava al limite invalicabile del Forte. E sempre più famiglie si sono aggiunte alle prime tanto da suggerire al Vescovo, alla fine degli anni sessanta, di “fondare” una nuova parrocchia, seppur con la Chiesa ospitata in uno scantinato. Sono stati aperti alcuni esercizi commerciali ed uffici per rispondere alle esigenze della popolazione.

Quartiere Catena…”IL” quartiere per i giovani di allora aggregati intorno alla neonata parrocchia. Ma già allora, nelle analisi che venivano fatte per individuare problemi e prospettive, si parlava di “quartiere dormitorio” dal quale la gente usciva al mattino per recarsi al lavoro o a scuola o per praticare attività ricreative e rientrava alla sera; si lamentava la mancanza di spazi di aggregazione e di verde: era stata anche organizzata un’occupazione simbolica dell’area del Forte per chiedere che fosse resa fruibile dalla popolazione del quartiere.
Nei decenni successivi alcune cose sono cambiate anche per la costruzione della nuova Chiesa con annessi locali parrocchiali e il campetto per il gioco dei ragazzi. Ma contemporaneamente molti di coloro che erano cresciuti nel quartiere si sono trasferiti essendosi sposati o avendo trovato lavoro altrove .

E ora? La dura analisi di Montolli nell’articolo “A Ponte Catena la gioventù non torna più… forse” fotografa una realtà che è sotto gli occhi di tutti: la popolazione è nel complesso invecchiata, sono venuti a mancare alcuni servizi, non esistono spazi in cui giovani e anziani possano incontrarsi liberamente. E se il piano della sosta ha solo in parte eliminato il problema della sosta selvaggia, il quartiere è sempre assediato dalle auto.
E il nostro lungadige, così frequentato in estate da residenti e turisti (non dimentichiamo che in quartiere ci sono anche strutture turistiche) sembra a volte dimenticato dall’AMIA sia per quanto riguarda la rimozione dei rifiuti vegetali sia per la disinfezione degli odorosi cassonetti.
Ci si può consolare con la pista ciclo-pedonale che dalla fine del lungadige conduce a Chievo, ma si deve osservare che non è purtroppo praticabile dai diversamente deambulanti.

Che cosa possiamo augurarci?  Che Forte Procolo diventi una struttura aperta a tutti e non solo a coloro che praticano il tiro a segno, con spazi all’aperto e strutture per il tempo libero. Che le amministrazioni comunali  siano più sensibili ai problemi dei quartieri periferici e sollecitino le aziende da esse controllate ad offrire a tutti i cittadini le stesse attenzioni di cui godono gli abitanti del Centro Storico.

E magari anche, che noi abitanti del quartiere troviamo la voglia di far sentire la nostra voce e di prospettare soluzioni ai nostri problemi.

Maria Luisa Castagnini

 

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