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Il bando, il capitolato e la bozza di convenzione predisposti dalla Giunta di Tosi e Corsi prevedevano una durata della concessione di cinque anni. Ora il gestore vorrebbe ritirarsi, dopo poco più di due anni. Una palese forzatura, cui la Giunta dovrebbe opporsi con forza.

Dopo poco più di due anni di funzionamento, si vorrebbe chiudere, a Verona, il servizio di car sharing. Questo, almeno, è quanto pubblicato dai giornali cittadini. L’auto condivisa, secondo il gestore, sarebbe poco utilizzata e non sarebbe sufficientemente remunerativa. Il gestore ha perciò chiesto al Comune di interrompere anticipatamente il servizio.

Diciamo subito che la richiesta del gestore contrasta con la convenzione che regola la concessione, ed è sicuramente illegittima e tale da causare grave danno al Comune ed ai cittadini di Verona.  Il bando, il capitolato e la bozza di convenzione predisposti dalla Giunta di Tosi e Corsi prevedevano una durata della concessione di cinque anni (i documenti di gara sono consultabili al seguente link. Inoltre, con una clausola molto discutibile e palesemente favorevole al gestore, era addirittura prevista per tre anni una “esclusiva” (cioè condizioni di monopolio) in favore dell’aggiudicatario. Ed ora il gestore vorrebbe ritirarsi, dopo poco più di due anni. Una palese forzatura, cui la Giunta dovrebbe opporsi con forza, nonostante il protagonista del bando di allora (Corsi) sia oggi ancora in maggioranza. Accettare una simile richiesta significherebbe piegarsi alle resistenze che in vari ambienti (ed in primo luogo nella corporazione dei taxisti) si sono sempre mosse contro il car sharing.

Scrivono i giornali che il Comune incasserà dal gestore la fideiussione di 50.000 euro come penale per la chiusura anticipata. Bene, accontentarsi di questa esigua somma dimostrerebbe che il Comune non ha a cuore l’interesse dei cittadini, bensì quello della corporazione dei taxisti. Dal punto di vista giuridico, il Comune ha il diritto e il dovere di richiedere il danno ulteriore al concessionario che illegittimamente sospende il servizio prima del termine convenuto (Anac, Deliberazione n. 85 Adunanza del  10 ottobre 2012: “E’ consentito escutere la cauzione, ferma restando la possibilità di agire per il maggior danno, ove la somma accantonata non sia sufficiente, in quanto è da escludersi qualsiasi finalità” della cauzione “di liquidazione preventiva e forfettaria del danno”). Se questo non avvenisse, sarebbe la dimostrazione che, a Verona, il rischio di impresa vale solo … per il Comune. La Giunta di Tosi e Corsi voleva infatti accollare al Comune tutti i rischi del Traforo. Ora, la nuova maggioranza di Sboarina e Corsi sembra disposta ad accettare, senza protestare ed in cambio di un piatto di lenticchie, la chiusura anticipata di un servizio essenziale, nella prospettiva di dare a Verona una nuova mobilità. Vi sono sicuramente gli estremi per un intervento della Procura della Corte dei Conti nei confronti degli amministratori e dei funzionari che dovessero avallare questa scelta.

Certo, nel 2015 il car sharing veronese era partito male. Anzi, malissimo. E noi di Verona In lo avevamo scritto chiaramente, nell’articolo Car sharing a Verona: non partiamo con il piede sbagliato. In sintesi, a Verona il car sharing venne impostato come un servizio di nicchia, una curiosità per turisti, non come una opportunità per permettere di rinunciare in famiglia alla seconda auto (e se si andasse verso la condivisione delle sole moto, come anticipato dai giornali, questa tendenza insensata verrebbe persino ampliata). Si dirà che anche in altre città vi sono difficoltà. Può darsi, è tipico delle novità accumulare resistenze. Sta di fatto che non solo nelle grandi città, ma anche a Brescia, Bergamo, Mantova, Rovereto, Trento, Padova, ecc. il car sharing funziona bene e non chiude, a Verona si vorrebbe chiuderlo. Un altro fallimento dei nostri amministratori.

Luciano Butti

Luciano Butti

L'autore: Luciano Butti

Luciano si è sempre occupato, per lavoro, dei rapporti fra leggi, scienza e ambiente. Insegna diritto internazionale dell’ambiente all’Università di Padova. Recentemente, ha svolto un lungo periodo di ricerca presso l’Università di Cambridge, dove ha studiato i problemi che avremo nel disciplinare per legge le applicazioni dell’intelligenza artificiale (in particolare, le auto elettriche a guida autonoma). Ama la bicicletta, le attività all’aria aperta e la meditazione. luciano.butti1@tin.it

Commenti (1)

  • martino franceschi
    martino franceschi Rispondi

    come tutte le modalità di trasporto “pubblico”anche il car sharing funziona solo se raggiunge una certa massa critica ed in una città medio-piccola come Verona l’unico modo è disincentivare l’utilizzo dell’auto privata in città.
    In parallelo si sarebbe dovuto estendere il servizio anche alla periferia della città per renderlo veramente efficace e competivo..chi si deve muovere in centro ha altre alternative valide (bus, bici..)
    D’altra parte anche il altre realtà piccole il car sharing mi sembra in sofferenza per mancanza di massa di utenti.. si legga qui sotto:
    http://www.trentotoday.it/cronaca/car-sharing-trentino-app-dati.html

commenti (1)

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