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A Verona, per il 4 novembre, la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, il Movimento Nonviolento propone al Sindaco che il centralissimo piazzale Cadorna venga rinominato piazzale dei Disertori della prima guerra mondiale. «Non è una provocazione. È un atto di giustizia, seppur tardiva» afferma Mao Valpiana.

Per un secolo la storia ufficiale ci ha raccontato degli eventi accaduti in Italia tra il 1915 e il 1918, come di un’epopea vittoriosa per l’unificazione del Paese. Una storia di eroi, di gloriose battaglie, di amor patrio, di riconquista delle nostre terre, di cacciata dell’invasor … La retorica fascista è entrata nei libri scolastici, nei documentari, nelle canzoni patriottiche, nelle raffigurazioni, nei monumenti, nell’immaginario collettivo. Nel 1921 l’Altare della Patria ospita le spoglie del “milite ignoto” e la prima guerra mondiale diventa definitivamente una celebrazione dell’Italia unita e della sua libertà.

Ma questa enorme mistificazione, questa grande menzogna, ha i suoi oppositori, instancabili ricercatori della verità storica: dal Papa Benedetto XV che ha il coraggio di definirla “inutile strage”, al romanzo di Emilio Lussu “Un anno sull’altipiano”, alle canzoni popolari come “O Gorizia tu sia maledetta”, ai film come “Uomini contro” di Francesco Rosi. Ora, finalmente, in occasione del centenario di quegli anni, stanno emergendo libri, ricostruzioni storiche, documenti, che raccontano la verità, le sofferenze, i massacri, le aberrazioni di quella guerra, come di tutte le guerre, di ieri e di oggi e di quelle che si preparano …

In ogni città abbiamo ancora vie o piazze dedicate ai molti Comandanti militari, in primis  il Comandante Supremo, il Gen. Luigi Cadorna, che hanno mandato a morire, come “carne da cannone”, centinaia di migliaia di soldati in assalti suicidi alle trincee nemiche.

È quindi ora, in occasione delle ricorrenza del Centenario della “disfatta di Caporetto” (che fu un movimento popolare di ribellione e rifiuto della guerra), che si faccia piena luce sulle responsabilità dei nostri Comandanti Militari, che hanno dimostrato non solo inettitudine strategica, continuando a perseguire strategie militari superate, ma soprattutto spietatezza d’animo e sadismo nell’applicare le decimazioni e le esecuzioni sommarie al fronte.

Pertanto, è opportuno che nel Centenario si prendano iniziative, non solo per riabilitare le migliaia di soldati “morti per mano amica” (i 750 fucilati con Sentenze dei Tribunali Militari, le centinaia di vittime delle decimazioni e delle esecuzioni sommarie), ma anche per “togliere l’onore militare” ai numerosi Comandanti che ingiustamente l’hanno ricevuto, con la dedica di lapidi, di monumenti, di strade, di piazze e di caserme, dopo aver mandato al massacro i propri  soldati o dopo aver applicato con spietatezza la giustizia sommaria al fronte.

Al riguardo, è lodevole l’iniziativa presa ad Udine, con il sostegno di migliaia di cittadini, comprese alcune eminenti personalità del mondo culturale, per rinominare la Piazza Luigi Cadorna in Piazza dell’Unità d’Italia.

Il Gen. Luigi Cadorna ha emanato, dall’inizio del Conflitto fino alla sua sostituzione con il Gen. Armando Diaz, una serie di Circolari e di Bandi che ordinavano ai Comandanti dei Reparti di procedere, con decisione, alle decimazioni ed alle esecuzioni sommarie, per reprimere l’indisciplina dei soldati al fronte.

Questo naturalmente presuppone un’accurata ricerca storica, non solo negli Archivi Militari, negli Atti Parlamentari, ma anche nelle fonti giornalistiche dell’epoca, per ricostruire la “verità dei fatti” e le responsabilità dei Comandanti Militari a tutti i livelli.

Vogliamo ridare onore e dignità ai tanti soldati che furono mandati al massacro, fucilati, e sprezzantemente definiti “vigliacchi disertori”. Erano invece la meglio gioventù che aveva ben capito che “il nemico era alle spalle” e cercavano di salvare la vita.

A Verona il Movimento Nonviolento propone al Sindaco che il centralissimo piazzale Cadorna venga rinominato piazzale dei Disertori della prima guerra mondiale.

Non è una provocazione. È un atto di giustizia, seppur tardiva.

Mao Valpiana
presidente
Movimento Nonviolento

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