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«Rendere Verona una città di riferimento per la mobilità sostenibile del futuro» sarà anche stato un desiderio condiviso con il sindaco Sboarina ma poi ogni «inverno siamo costretti a sperare che piova per poter respirare» come afferma il consigliere comunale d’opposizione Michele Bertucco.

“Stop all’Inquinamento” titolava, in Cronaca, l’Arena il 26 ottobre scorso. “Aria malata a Verona” rispondeva a pag. 19, il Corriere del Veneto del 29 ottobre.  Quasi non si parla d’altro: in città si fa sul serio. L’assessore all’ambiente Ilaria Segala vorrebbe fare di Verona “una città pilota per la mobilità del futuro”, ma siamo ancora ben distanti dall’eco-compatibilità in fatto di “verde” pubblico e di mobilità alternativa di cittadine, a noi prossime, come Mantova, Trento o Parma, per citarne alcune. E benché i Comuni della nostra Provincia abbiano accettato ed aderito, per la prima volta limitatamente al periodo invernale, di punire la circolazione delle vetture No-Kat, per 7 ore al giorno nei feriali (ma solo quelle a benzina euro 0 e 1 e a gasolio 0, 1 e 2), ancora non si vede una vera politica di riduzione del traffico privato e, soprattutto, di rilancio di quello pubblico, particolarmente in città. Qui, il nuovo amministratore, avv. Federico Sboarina, ha soltanto cercato di approvare, a ristoro dei suoi cittadini, dentro una ZTL un po’ più larga, ben 6 domeniche “ecologiche”, rispettivamente il 3/12, il 14/1, l’11/2, il 4/3, il 25/3, e l’8/4, su cui è intervenuto scherzando ed un po’ banalizzando lo stesso ex-sindaco, Flavio Tosi, più esperto in “maratone” che in “mobility-days”.

Saranno queste domeniche un incentivo a ridurre in molti casi l’uso del mezzo privato? Non si sa: a qualcosa serviranno, forse, soprattutto in termini di rieducazione ad una mobilità meno asservita al motore, sperando (come pare) che il ticket di un euro per l’autobus resti valido per l’intera giornata, ma la misura adottata resta troppo debole e poco efficace, al confronto con le scelte di una grande città come Milano, dove il sindaco Sala non ha avuto difficoltà a stabilire lo stop ai mezzi a gasolio (fino ad euro 3 e 4), per l’intera giornata, dopo solo 12 giorni di superamento dei livelli di guardia delle polveri sottili (PM10).

Poi cambia un attimo il tempo, magari batte un po’ di vento, o di pioggia e le centraline di rilevamento del particolato in polvere riducono quanto basta il livello micidiale sui nostri polmoni e subito si ritirano i divieti, com’è accaduto anche a Milano, e tutto per un po’ sembra tornare come prima.

Sì, il problema delle polveri sottili (con diametro medio inferiore a 10 micron) e dello smog (CO2 ed altri veleni), presente abbondantemente nella Pianura padana, è certamente legato, come si sa, allo scarso ricambio collegato alla sua orografia (chiusa per trequarti tra Alpi ed Appennini),  ma è largamente dovuto al funzionamento delle sue grandi e diffuse industrie, degli impianti di riscaldamento d’inverno e di condizionamento d’estate. Però, di sicuro, un potente alleato nella riduzione del carico tossico atmosferico è rappresentato dal traffico veicolare ed in particolare da quello condotto dai motori a gasolio, pervasivi e non adeguatamente catalizzati. Ed è qui che si deve innanzitutto puntare, dato che non si può agire più di tanto su industria e riscaldamento.

Come sostiene da molti anni un grande pneumologo cittadino, Roberto Dal Negro, nei vari Forum internazionali tenutisi recentemente anche a Verona, i danni per le emissioni di certi motori “diesel” sono peggio (centinaia di volte più potenti) del fumo delle sigarette e continua a sostenere che «Già da circa dieci anni le malattie respiratorie rappresentano la terza causa di morte nel Veneto, sia nei maschi, che nelle femmine, e che questo […] vale particolarmente per Verona».

La situazione della salute è così allarmante, come riferisce il consigliere comunale d’opposizione Michele Bertucco,  che ogni «inverno siamo costretti a sperare che piova per poter respirare»; eppure dal 1990 «le uniche Opere che non hanno mai smesso di macinare in Veneto sono quelle stradali ed autostradali». Ma a Venezia ci sono o ci fanno? E a Roma?

«Rendere Verona una città di riferimento per la mobilità sostenibile del futuro» sarà anche stato, per Massimo Nordio di Volkswagen-Italia, un desiderio condiviso con il sindaco Sboarina ma, a parte i futuri progetti per un’auto elettrica, in questo mezzo secolo d’inquinamento da auto e mezzi vari, quanto è stato il carico tossico indotto sulla popolazione italiana dalla VW? E poi, una ragione ci sarà se, nonostante gli enormi annuali profitti dell’Autostrada Brescia-Padova, oggi in via di controllo e di passaggio sotto le insegne dello spagnolo Abertis (e pure consentiti dal Governo), si arriva addirittura a richiedere, sul tracciato autostradale, la quarta corsia! Qui infatti sembra che il traffico auto e merci sia tornato ai livelli precedenti la Crisi del 2007. Ma allora che ci lamentiamo a fare dell’aria malata?

Marcello Toffalini

Marcello Toffalini

L'autore: Marcello Toffalini

Marcello Toffalini è nato nel 1946 ed è cresciuto nella periferia di Verona tra scuola, parrocchia e lotte sociali. Ha partecipato ai moti universitari padovani e allo sviluppo delle Scuole popolari di Verona. Si è laureato in Fisica a Padova nel 1972 e si è sposato nel 1974 con rito non concordatario. Una vita da insegnante di Matematica e Fisica presso il Liceo Fracastoro, sempre attratto da problematiche sociali e scientifiche. In pensione dal 2008. Nonno felice di tre nipotini. Altri interessi: canta tra i Musici di Santa Cecilia. ml.toffalini@alice.it

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