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Una recente sentenza della Cassazione ha alimentato, anche a Verona, il dibattito sulla questione dell’uscita da scuola. La discussione va affrontata razionalmente tenendo presente  che, dopo la fine dell’orario, per i preadolescenti, la responsabilità è dei genitori.

Anche in città, una decisione della Cassazione ha seminato ansia tra genitori e docenti, soprattutto delle scuole medie. Infatti, tale decisione è stata presentata sulla stampa come se impedisse ai genitori di consentire ai figli, che frequentano le Medie, di tornare a casa da soli. I Dirigenti scolastici non dovrebbero permetterlo. Se lo permettessero, ed accadesse qualcosa al ragazzo nel percorso scuola-casa, vi sarebbe una responsabilità del Dirigente scolastico e del Ministero.

In realtà, per fortuna, le cose non stanno esattamente così. La legislazione italiana vieta giustamente di “abbandonare” i minori di 14 anni. Il concetto di “abbandono” può comprendere due situazioni fra loro assai diverse: una condizione di stabile e grave trascuratezza oppure il fatto di lasciare intenzionalmente e consapevolmente soli dei ragazzi in una situazione di pericolo.

Occorre peraltro tener conto, nell’interpretare questa norma, anche delle Convenzioni internazionali sui minori, che l’Italia ha ratificato, e che valorizzano la progressiva concessione di ragionevoli spazi di autonomia ai preadolescenti. Fra questi spazi di autonomia, tutta la letteratura scientifica e psicologica indica la possibilità, per i preadolescenti, di compiere da soli il tragitto casa-scuola (salvo esistano molto specifiche e localizzate situazioni di pericolo).  Ora, sulla base di quanto previsto dagli artt. 10 e 11 della Costituzione, le leggi vigenti devono essere interpretate in un modo compatibile con i contenuti delle convenzioni internazionali ratificate. Pertanto, la normativa italiana sull’abbandono non può essere interpretata in modo tale da impedire l’autonomia del percorso casa-scuola alle Medie, né da escludere il diritto dei genitori di consentire ai ragazzi di andare e recarsi a scuola da soli. Dunque, salvo casi particolari, non vi sono responsabilità della scuola media dopo il termine dell’orario.

La recente sentenza della Cassazione della quale si è discusso sui giornali ha effettivamente riconosciuto, in un caso specifico, la responsabilità della scuola. Tuttavia, in quella situazione, uno specifico regolamento scolastico prevedeva la sorveglianza degli alunni sino alla salita su un pulmino dedicato. Si trattava perciò di un caso del tutto particolare, che non può implicare una regola generale di responsabilità della scuola.

Che fare dunque, anche nelle scuole di Verona? Non servono e vanno evitate “liberatorie” di responsabilità. Il principio da tener presente è infatti che, dopo la fine dell’orario, per i preadolescenti, la responsabilità è dei genitori. Essi possono comunicare alla scuola che ritengono raggiunta dai propri figli l’autonomia sufficiente per andare e tornare da soli. Non devono “liberare” la scuola da una responsabilità che, fuori dai cancelli, essa non ha.

Una semplice e breve norma interpretativa che chiarisca il concetto di “abbandono” nel contesto del percorso casa-scuola potrebbe essere utile. Si parla di introdurla nella legge di Bilancio, e sarebbe una cosa positiva. Invece, lunghi regolamenti che introducano regole, eccezioni, esenzioni, valutazioni, decine di diversi moduli, creerebbero solo confusione e produrrebbero nuovi casi legali.

Alla soluzione ragionevole che ho descritto è possibile che si oppongano due diverse resistenze:

– a) quelle di alcuni genitori, non disposti a concedere autonomia ai figli, ma pronti a pretendere che la scuola funzioni come una baby-sitter nel caso di ritardi dei genitori;

– b) quelle di alcuni burocrati, che pretenderebbero l’impossibile, vale a dire una norma secondo la quale mai, in nessun caso, la scuola può essere responsabile per ciò che avviene fuori dai cancelli (questo è impossibile: se per esempio davanti alla scuola fosse in atto un attacco terroristico, sarebbe certamente responsabile il Dirigente che consentisse di uscire).

Speriamo che, in una società esageratamente arrabbiata come la nostra, prevalga questa volta il buon senso.

Luciano Butti

 
Luciano Butti

L'autore: Luciano Butti

Luciano si è sempre occupato, per lavoro, dei rapporti fra leggi, scienza e ambiente. Insegna diritto internazionale dell'ambiente all'Università di Padova. Recentemente, ha svolto un lungo periodo di ricerca presso l'Università di Cambridge, dove ha studiato i problemi che avremo nel disciplinare per legge le applicazioni dell'intelligenza artificiale (in particolare, le auto elettriche a guida autonoma). Ama la bicicletta, le attività all'aria aperta e la meditazione. luciano.butti1@tin.it

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