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Domenica non andrò a votare perché ritengo questo referendum demagogico, inutile e dispendioso.
Ricordo che la legge n.3/2001, riformava la Costituzione, attuando il riconoscimento delle Autonomie Locali e prevedeva un “Federalismo differenziato” per le Regioni a Statuto ordinario. La Regione Veneto ha sempre ritenuto superfluo aprire un confronto con il Governo per ampliare ordinatamente il proprio potere.

L’astensionismo è provocato anche dall’uso sbagliato e speculativo del ricorso alle urne, che spesso viene richiesto non per il bene del paese, ma per gli interessi politico-elettorali di qualche partito.
È vero che votare è un diritto-dovere; ma quando il voto serve ai vertici politici per contarsi o per aumentarne il potere fine a se stesso, il voto si trasforma in uno strumento di manipolazione del corpo elettorale e come tale va contrastato.
Non intendo assolutamente rifiutare l’istituto delle elezioni, ma il loro uso quando è sbagliato ed abusivo.
E, purtroppo, non mi riferisco solo a questo caso specifico.

Per quanto riguarda l’argomento del referendum del 22 ottobre: a parer mio, il mito che l’autonomia regionale possa bloccare gli sprechi, la corruzione ed il malaffare è falso.
Voglio ricordare il recente scandalo del MOSE, o i bilanci in rosso, o le spese inutili, o i tanti casi di corruzione che hanno ridotto le Regioni a tante piccole ma voraci “Roma”.
Ma il mio timore più grande è che la gestione dei beni culturali, storici, architettonici e archeologici possano passare dal controllo statale a quello regionale.
Nel Veneto abbiamo chiari esempi di come funziona male la gestione del territorio affidata alla Regione. Il quasi disastro del passaggio alle competenze della Regione dei parchi naturali ne è un chiaro esempio.
Tutto questo non perché i veneti siano meno “bravi” dei romani, ma per il semplice motivo che quanto più i controllori sono vicini ai controllati, tanto più il controllo risulta deficitario e i casi di corruzione e di malaffare aumentano. Motivi elettorali, clientelari, se non peggio, spesso favoriscono una conduzione amministrativa non obiettiva e giusta.
Fosse per me, determinati settori come quelli relativi alla gestione del territorio, alla tutela dell’acqua, dell’aria e del nostro patrimonio naturale, storico e culturale, li affiderei a dei commissari che non abbiano l’esigenza e la possibilità di essere rieletti.
Forse sarà un caso, ma Roma ha vissuto i suoi momenti migliori, o meno peggio, quando ad amministrarla era arrivato un commissario.

Giorgio Massignan
VeronaPolis

 
Giorgio Massignan

L'autore: Giorgio Massignan

Giorgio Massignan, nato il 21 maggio 1952 a Verona. Residente a Verona, laureato in architettura e urbanistica presso lo IUAV di Venezia nel 1977. Autore di studi sulla pianificazione territoriale in Italia e in altri paesi europei ed extraeuropei. Autore di quattro romanzi a tema ambientale e di un libro sui meccanismi di gestione del territorio a Verona dal 1948 ad oggi. Già presidente della sezione veronese di Italia Nostra, già segretario regionale del Consiglio regionale di Italia Nostra, attuale delegato regionale alla commissione nazionale di pianificazione di Italia Nostra. Già assessore alla pianificazione del Comune di Verona negli anni 1992-93. Già presidente dell'Ordine degli Architetti di Verona. Attuale responsabile dell'osservatorio territoriale VeronaPolis. giorgio.massignan@massignan.com

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