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A pochi giorni dal derby al Bentegodi abbiamo incontrato il nuovo assessore allo Sport del Comune di Verona: «Il calcio va ripensato ripartendo dagli stadi, che devono essere ambienti accoglienti e sicuri».

Physique du role, 43 anni, sposato con Tiziana, padre di Riccardo, pargolo di un anno. Filippo Rando, nutre la passione sportiva sin da quando era ragazzo: in gioventù ha praticato nuoto e atletica, giocato a calcio, e per dodici anni è stato arbitro. «Lo sport è uno straordinario modo per crescere imparando valori quali il rispetto e la disciplina» ama ripetere quasi fosse il suo mantra. Ama la cucina veronese, la musica italiana, e il cinema impegnato. Daniel Day-Lewis è il suo attore preferito: «La sua interpretazione nel Petroliere è straordinaria. Ho letto che si è ritirato dalle scene. Spero ci ripensi». Laureato in Scienze Politiche, fu eletto consigliere comunale con la Lista Tosi nel 2012. Fedele all’ex vicesindaco Stefano Casali, Federico Sboarina gli ha assegnato l’assessorato allo Sport, ufficio nel quale succede ad Alberto Bozza.  Lo ricorderete come “Pippo”, spalla del “Bifido” sugli schermi televisivi in occasione delle dirette sportive domenicali su Telearena. Nella settimana della stracittadina tra Chievo e Hellas lo abbiamo incontrato per una chiacchierata. Lui con grande disponibilità si è concesso al nostro taccuino.

– Da fischietto ad assessore …
«Sono un uomo di sport. Sono appassionato di politica e della mia città. Il mio è stato un percorso parallelo».

– Lei è stato arbitro per dodici anni. Non deve essere stata un’esperienza facile.
«Mah… Le dirò che quando sei concentrato su quello che avviene in campo, gli insulti non li senti nemmeno».

– Da arbitro come la giudica l’innovazione del VAR?
«Va migliorato in modo da ridurre i tempi. Noto come stia evidenziando gli  errori  e i limiti degli arbitri».

– Qual è il suo primo obiettivo da assessore?
«Abbiamo bisogno di migliorare gli impianti esistenti soprattutto nelle periferie, che sono quelli più dimenticati. Verona è tutta, non una porzione. Lo faremo compatibilmente con le risorse economiche. Poi dobbiamo trovare più sinergia con la scuola. Ripeto sempre come gli sportivi siano dei buoni cittadini».

– Verona si accinge ad ospitare grandi eventi sportivi.
«Verona è un palcoscenico di prim’ordine. I mondiali di scherma del prossimo aprile saranno un evento di portata internazionale: portano la firma del presidente del Chievo Campedelli. È un uomo dalla spiccata cultura sportiva che mostra grande sensibilità anche per altre discipline al di fuori del calcio. Le faccio un esempio. Grazie al supporto fornito dal Chievo, il prossimo 20 ottobre il Gavagnin sarà sede di un incontro di baseball tra Italia e Olanda».

– Un sogno nel cassetto?
«Riportare dopo anni il grande ciclismo a Verona. Speriamo di avere una tappa del Giro d’Italia».

– Siamo a pochi giorni dal derby. Lei va allo stadio?
«Sono tifoso sia del Verona che del Chievo. Allo stadio manco da un po’. Dovrebbe essere un luogo confortevole dove potersi godere uno spettacolo. Da noi c’è troppa tensione. Gli stadi italiani sono militarizzati. Sono vecchi, sporchi, e fatiscenti. Il Bentegodi avrebbe bisogno di un ritocco. Vedremo cosa si potrà fare per ridargli più dignità. Magari se i seggiolini fossero gialloblù invece che verdi, l’aspetto ne guadagnerebbe. Detto ciò, non vi è dubbio che il calcio vada ripensato ripartendo dagli stadi, che devono essere ambienti accoglienti e sicuri».

– Veniamo a domenica, le parti si sono invertite. Se nei cuori della gente il Verona la fa storicamente da padrone, sul campo i numeri degli ultimi quindici anni dicono che il Chievo è la prima squadra della città.
Se negli ultimi quindici anni abbiamo visto pochi derby, la cosa va imputata alle vicissitudini in cui è incappato il Verona. Il Chievo cambia poco, è una macchina affidabile guidata da un allenatore come Maran che ne conosce ogni ingranaggio. Il Verona ha bisogno di tempo. A Natale capiremo il vero spessore della squadra».

– Chiudiamo con un pronostico.
«Il pareggio potrebbe andar bene ad entrambi. Auspico tuttavia una partita dalle forti emozioni. Sono convinto che la vincerà la squadra che non farà calcoli, ma farà del coraggio la propria arma».

Lorenzo Fabiano

 

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