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Annamaria Conforti Calcagni

A che punto sono i lavori di riqualificazione del Lazzaretto? Ne parliamo con Annamaria Conforti Calcagni, capo delegazione del Fondo Ambiente Italiano delegazione di Verona, che dal 2014 ha in gestione l’area monumentale.

– Dopo decenni di incuria, grazie al FAI qualcosa sta cambiando al Lazzaretto, a che punto sono i lavori di recupero e riqualificazione?

«A partire dal 2014, anno in cui il Comune ha affidato al FAI la gestione del Bene,  è stato fatto un grande lavoro. L’area era in condizioni disastrose a causa degli ammassi di terra e delle alberature e cespugli infestanti.  Solo il tempietto centrale (cioè quanto ne resta) godeva di una sua visibilità.  Adesso, grazie alla radicale pulizia, l’intero complesso ha cambiato aspetto e, pur non avendo effettuato ancora opere di restauro in senso stretto, i lavori hanno permesso di mettere in luce tutto quello che è rimasto dopo la drammatica devastazione del 20 maggio 1945, e devo dire che non è poco.  Abbiamo anche provveduto, per ragioni di protezione e messa in sicurezza, alla completa recinzione perimetrale».

– Cosa è emerso da questi lavori?

«I reperti messi in luce testimoniano in modo eloquente l’imponenza che aveva la struttura e la qualità della costruzione. Ciò appare in modo evidente dalle dimensioni delle pietre utilizzate per le fondazioni, dalle basi dei pilastri portanti, dai tagli e dalle modanature delle chiavi d’arco, dalle pietre angolari…, che attestano un’opera di pregio dove il tempietto centrale è in perfetta sintonia con la qualità di tutto il complesso».

– Cosa manca ancora da fare?

«Manca ancora molto, in particolare la verifica e lo sminamento delle cellette situate nell’area perimetrale est e poi il consolidamento delle mura perimetrali divenute instabili in alcuni punti a causa della necessaria eliminazione delle piante infestanti che si erano infiltrate ovunque.  Poi servirà, quanto meno,  il restauro del tempietto centrale.
Comunque, quella che si sta compiendo al Lazzaretto è soprattutto l’opera di recupero di un “luogo”,  cioè di un’importante architettura felicemente inserita in un contesto naturale, tra lo scorrere dell’Adige e la distesa dei campi coltivati. Ed è questo insieme che deve essere riqualificato e restituito alla città. Il Lazzaretto è la fondamentale “porta d’ingresso” al Parco dell’Adige Sud, il cui  progetto dobbiamo al mai dimenticato professor Sandro Ruffo (accademico dei Lincei), ma che per ora è scritto solo sulla carta».

– Sono necessari ancora parecchi lavori, quali tempi sono previsti per il completamento delle opere di risanamento?

«E qui purtroppo andiamo al nocciolo del problema, perché i fondi che erano stati messi a disposizione nel 2014 sono esauriti e quindi siamo in un momento di difficoltà con lo stop temporaneo dei lavori.  È necessario rifinanziare l’opera. Si pensi a titolo di esempio che lo sminamento delle cellette dell’area est potrebbe costare circa 300.000 euro, senza contare poi le opere di consolidamento. È compito della proprietà del Bene, cioè dell’Amministrazione comunale, reperire, in collaborazione col FAI, i fondi necessari. Dopo di che Il FAI potrà continuare la fondamentale messa in sicurezza dell’intero perimetro».

Lazzaretto Verona – Photo Credit: GiaretArt

– Nonostante ciò, tuttavia, parte dell’area è già usufruibile…

«Certamente! Tutta la parte ovest ed il tempietto centrale sono già  “al sicuro” ormai da tempo e da alcuni anni vengono utilizzati per spettacoli estivi, teatrali e musicali, ed anche per visite organizzate. Accogliamo spesso gruppi di visitatori, classi di studenti, anche per momenti ricreativi perché il luogo è di una bellezza veramente eccezionale. Per prenotare una visita, basta telefonare alla Delegazione FAI Verona (045 597981)».

– A regime, in futuro, come potrà essere utilizzata questa area?

«Il Lazzaretto è un luogo speciale, di testimonianza storica e culturale, dove si respirano gli ultimi cinque secoli di Verona e, tenuto conto della vocazione iniziale come luogo di cura, il nostro sogno è che si affermi come centro di  Cultura della salute. Immerso neI verde e nella pace del Parco dell’Adige sud è infatti il luogo ideale per passeggiate, per corsi di arte-terapia, musico-terapia, danza terapeutica e per tutte le attività che aiutino  ad acquisire il senso del vivere in armonia ed equilibrio con l’ambiente».

– Nel progetto è prevista  una parziale ricostruzione delle parti del monumento che sono andate perdute?

«Da un punto di vista tecnico, sarebbe  addirittura possibile,  grazie alla ricchezza della documentazione di cui disponiamo, ricostruire il tutto, così  com’era stato.  Ma l’impresa è assolutamente  impensabile. Tuttavia, forse la ricostruzione   di qualche cella, che dimostrasse il funzionamento, di quell’opera sanitaria “d’avanguardia” (ovviamente per i tempi), potrebbe essere auspicabile.  Ma certamente non ora.
Comunque, la mancanza di un qualsiasi luogo chiuso e coperto è di fatto un problema. Uno  spazio chiuso come luogo di studio e come presidio permanente, sarebbe indispensabile».

– Da sempre nel cuore di tutti c’è una passerella ciclo pedonale sull’Adige …

«Certamente, tale passaggio avrebbe il pregio di mettere in comunicazione circolare il Lazzaretto con il parco di bosco Buri, villa Buri, il bosco e la fattoria didattica del Giarol Grande. L’opera sarebbe davvero strategica e, togliendo dall’isolamento il Lazzaretto, valorizzerebbe maggiormente tutta l’area circostante.  Grazie anche alle ciclabili già presenti che la collegano a ovest con la città ed a sud est  verso Zevio, si verrebbe a creare un parco fluviale fra i più grandi d’Europa».

– Da pochi mesi Verona ha un nuovo Sindaco, avete già avuto contatti?

«Si, con la nuova amministrazione abbiamo già registrato un clima positivo di interesse e collaborazione, in particolare con gli assessori all’ambiente ed alla cultura. Siamo molto fiduciosi che questo dialogo possa continuare e dare buoni frutti. Ci auguriamo, in particolare,  che il progetto per la passerella sull’Adige possano vedere a breve la progettazione esecutiva e l’inserimento nel Piano delle Opere Pubbliche già nel 2018.  In tal caso i tempi di realizzazione potrebbero non essere biblici».

– L’attività più urgente per il Lazzaretto?

«È urgente che i lavori siano rifinanziati e possano quindi riprendere. Il Comune che ha la proprietà dell’area  dovrà fare la sua parte, noi come FAI abbiamo già contribuito e continueremo a farlo, ma ci auguriamo che anche i cittadini veronesi si sentano coinvolti nel recupero di un bene comune che andrà a vantaggio di tutti.  Stiamo cercando di coinvolgere l’amministrazione comunale per una grande raccolta fondi attraverso donazioni private e sponsor grandi e piccoli. Ogni aiuto economico sarà di grande utilità».

Claudio Toffalini

Claudio Toffalini

L'autore: Claudio Toffalini

Claudio Toffalini è nato a Verona nel 1954, diplomato al Ferraris e laureato a Padova in Ingegneria elettrotecnica. Sposato, due figli, ha lavorato alcuni anni a Milano e quindi a Verona in una azienda pubblica di servizi. Canta in un coro, amante delle camminate per le contrade della Lessinia, segue e studia tematiche sociali e di politica economica. toffa2006@libero.it

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