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Il 13 ottobre a Bussolengo e il 10 novembre a Rivoli Veronese la mostra fotografica “Una Storia fatta di Storie” restituisce il frutto della collaborazione tra la Cooperativa Sociale Panta Rei e l’Associazione di fotografi OcchiodiMichelangelo. Scatti fotografici per raccontare un pezzetto di storia di ogni singolo socio della  Cooperativa.

Per scoprire qualcosa in più sulla mostra e sul progetto abbiamo incontrato la dott.ssa Elena Brigo, presidente della cooperativa.

Prima di tutto, di cosa si occupa la cooperativa Panta Rei?
Scopo della cooperativa è proporre, attraverso il lavoro, percorsi di riabilitazione e recupero delle proprie capacità, oltre che quella di dare un’opportunità di reintegrarsi nel tessuto sociale della comunità a persone che vivono situazioni di disagio mentale. Il lavoro, per queste persone, come del resto per tutti noi, è ritenuto nella nostra visione, la matrice principale dalla quale si sviluppano relazioni, senso di soddisfazione personale, realizzazione delle proprie potenzialità, recupero di diritti, oltre che reddito.

Perché Panta Rei?
Perché, come Eraclito, crediamo che niente resti identico. Il disagio mentale non è una realtà statica ma vitale, a cui offrire una prospettiva differente.

Come nasce l’idea di questo progetto fotografico?
La conoscenza, avvenuta quasi due anni fa, tra la Cooperativa sociale Panta Rei e l’associazione di fotografi OcchiodiMichelangelo fa nascere l’idea del progetto: immortalare i soci della cooperativa durante lo svolgimento delle proprie mansioni lavorative. La cooperativa da 15 anni porta avanti progetti di inserimento lavorativo di soggetti con diverse tipologie di svantaggio, con particolare attenzione alle persone con problematiche legate all’area della salute mentale. Condividendo ed apprezzando gli scopi della cooperativa, i fotografi si sono resi disponibili a fotografare i soci nel momento, per loro importante e centrale per definirsi positivamente, dello svolgimento del proprio lavoro, all’interno dei vari settori produttivi della coop.

È stata difficile la realizzazione del progetto?
Il percorso si è sviluppato in più tappe, da alcune riunioni collettive per condividere con tutti i soci le finalità del progetto, ad incontri a tu per tu tra fotografo e soggetto, per stabilire, prima dello scatto, una conoscenza, una relazione, una comunicazione. In questo senso le foto rappresentano il frutto di una relazione partecipata e di una condivisione che ha consentito di creare delle immagini di significato, il cui al soggetto non viene “rubato” un pezzo della propria persona ma restituito un momento significativo della propria vita.

Come hanno reagito i soci della cooperativa Panta Rei?
Se all’inizio l’idea di essere fotografati non ha entusiasmato tutti i soci, in un secondo momento, successivo alla conoscenza a tu per tu con il proprio fotografo e stabilendo con lui una relazione, la partecipazione è stata positiva e motivata. Tutto questo senza nascondere le difficoltà che per alcuni comportava l’idea di vedersi ritratti con i propri volti, spesso segnati dalla sofferenza o dalle difficoltà che hanno lasciato tracce importanti sui loro visi. Nel complesso, una volta avvenuto lo scatto e riproposto, attraverso un questionario ad ogni singolo socio, è emersa una grande soddisfazione ed orgoglio nel vedersi in un momento positivo, attivo, di senso, della propria vita, un ambito, quello del lavoro, che per tutti loro significa “funzionare bene, fare bene, essere all’interno di un gruppo di lavoro, fare parte della comunità”. Se da parte dei soggetti c’è stata inizialmente qualche pura e perplessità, è interessante sottolineare come anche da parte dei fotografi ugualmente c’era: approcciarsi al tema della salute mentale e della sofferenza psichica ha destato timori e domande: “saremo capaci?, riusciremo a stabilire un rapporto? potrebbe succede qualcosa di pericoloso?”.  Tutte domande legittime, che spesso accompagnano il profano che si approccia ad una realtà così difficile e sconosciuta, gli stereotipi che per queste persone poi divengono stigma, etichetta, condanna. Il risultato probabilmente più significativo dell’intera esperienza è che, attraverso la relazione e la conoscenza, si superano paure, stereotipi, distanze che altrimenti si irrigidiscono, isolano gli uni dagli altri. Attraverso la relazione si crea una storia comune, fatta di solidarietà, speranza e cambiamento.

Quali dinamiche si sono instaurate tra i soci e i fotografi durante la realizzazione degli scatti?
Durante gli scatti, successivi, come già detto, a degli incontri con il fotografo, la dinamica è stata di complicità, di scherzo ed ironia, comunque di informalità, in un rapporto alla pari, in cui, grazie alla sensibilità e delicatezza dei fotografi che hanno partecipato al progetto, nulla è stato appesantito, caricato, edulcorato ai fini di rendere predominate il tema della sofferenza e della malattia mentale. Un rapporto semplice, umano, diretto.

Cinzia Inguanta

Mostra Fotografica
Una Storia fatta di Storie
Scatti fotografici che parlano di veri percorsi di vita

Venerdì 13 ottobre 2017 ore 18:00
presso Biblioteca Comunale “Luigi Motta”
Piazzale Vittorio Veneto 101 – Bussolengo

Venerdì 10 novembre ore 18:00
presso “Ex Polveriera” Rivoli Veronese

 
Cinzia Inguanta

L'autore: Cinzia Inguanta

CInzia Inguanta è nata a Firenze nel 1961. Diplomata in Design all’Accademia di Belle Arti Cignaroli. Giornalista e blogger ha diretto Radio Popolare Verona. Attuale direttrice di Verona In, collabora con il mensile Noticum e il trimestrale Totemblueart affrontando i temi dei diritti civili e della promozione sociale della donna. Nel 2011 ha ricevuto la segnalazione della giuria del Premio Letterario Ibiskos per una raccolta di poesie, sempre con una silloge poetica è tra i classificati del premio letterario Opera Uno; a giugno dello stesso anno pubblica Bianca (Bonaccorso editore). Alcune sue poesie sono pubblicate nella sezione Opere Inedite sul blog dedicato alla poesia di Rainews. cinzia.inguanta@email.it

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