BannerAmazonVeronain615x60

Una società sempre più anziana ha un costo che il sistema fatica a sostenere. Riflessioni al Convegno CISL Progettare il futuro in una società che invecchia con Sandro Antoniazzi, Nicola Sartor e Mauro Zamboni. Le prime malattie degenerative si manifestano prima dei 60 anni quando non viene mantenuto un peso corporeo corretto.

Progettare il futuro in una società che invecchia è un modo intelligente per cercare di vivere sani, il più a lungo possibile, tenendo controllati quei costi sociali che finiscono per incidere sulla vita di tutti, giovani e meno giovani. Lo ricorda Massimo Castellani, segretario della Cisl di Verona, che giovedì 5 ottobre sul tema della terza età ha organizzato un convegno alla Gran Guardia. Presenti come relatori Sandro Antoniazzi, già segretario CISL della Lombardia, Nicola Sartor, rettore dell’Università di Verona e Mauro Zamboni, direttore della sezione di Geriatria dell’Università di Verona.

Ha introdotto i lavori Raffaela Moretto, Segretaria generale FNP-CISL Verona mentre la conclusione è stata di Patrizia Volponi, Segretaria FNP-CISL nazionale. L’assessore ai Servizi sociali Stefano Bertacco ha portato i saluti del Sindaco di Verona e dell’Amministrazione comunale.

I dati Istat rilevano che in Italia al 31 dicembre 2015 ogni 100 giovani c’erano 161,4 over 65, rispetto ai 157,7 del 2014. Inoltre, le proiezioni evidenziano un calo della popolazione: oggi siamo 60,6 milioni, saremo 58,6 milioni nel 2045 e 53, 7 milioni nel 20165. La sopravvivenza è prevista in aumento: entro il 2065 la vita media crescerà fino a 86,1 anni per gli uomini e a 90,2 anni per le donne.

Partendo da questi numeri Antoniazzi prende ad esempio il mondo imprenditoriale per dire che «ogni organizzazione efficiente oltre a gestire il presente pensa sempre anche al domani. Lo stesso deve valere per gli anziani la cui mancata valorizzazione ha come effetti una minor considerazione da parte dei giovani, un rapido declino e un alto costo sociale». Da dove ripartire? Sono tre le proposte di Antoniazzi per la terza età: la creazione di reti sociali che tolgano gli anziani dall’isolamento; il passaggio a un nuovo ruolo per chi è uscito dal mercato del lavoro; una nuova cittadinanza, non solo attraverso il volontariato ma anche in politica.

Se vivere a lungo è un bene, genera però conseguenze che devono essere governate a livello economico e politico, altrimenti diventa un problema. Sartor snocciola alcuni dati: «nel 1910 chi arrivava a 60 anni poteva pensare di vivere altri 10 anni. Nel 2010 questa aspettativa è di 24 anni ma bisogna fare i conti con un basso Tasso di Fecondità Totale (TFT) e la perdita di competitività della nostra economia».

Se l’Istat rileva che in Italia nel 2016 il TFT è stato di 1,34, Sartor ricorda che da 40 anni è sotto il 2,1. Per evitare il crash servono nuovi sistemi «e quello pensionistico è un sistema» dice il rettore dell’Università di Verona stigmatizzando la riforma Dini del 30 dicembre 1992: «un enorme errore dal punto di vista dell’equità generazionale per le modalità con cui è stato introdotto il sistema contributivo».

Per Sartor «non c’è equilibrio tra tempi di lavoro e tempi di vita personale per cui è ovvio che il tasso di fecondità sia basso. Abbiamo una diffusione di contratti di lavoro a tempo determinato che rendono precarie le situazioni, con effetto diretto sulla voglia di procreare. Oggi, diversamente che nel dopoguerra, sono le donne che non lavorano a rinunciare alla maternità».

Come si contrasta sul piano economico la bassa natalità? «Aumentando la produttività e destinando la maggiore ricchezza alla soluzione dei problemi» dichiara Sartor, ricordando che però l’Italia non è la Germania e che non è possibile trovare ogni anno, in una fase di stagnazione dell’economia, quello 0,5% di PIL in più necessario all’equilibrio. «Non chiamateli badanti», termina il professore, ricordando che senza gli immigrati la situazione sarebbe drammatica «perché sono loro che accudiscono i nostri anziani».

Dopo il Giappone siamo i più vecchi. Lo dice la slider che Zamboni proietta sullo schermo ricordando che in Italia gli uomini vivono 80 anni, le donne 84,6. Ma che senso hanno quei 4,6 anni in più se la vita diventa una sofferenza? E infatti per ogni anno di vita in più, in salute guadagniamo solo 10 mesi, perché gli altri 2 sono pervasi da gravi limitazioni funzionali, sia fisiche che cognitive.

«Generalmente dopo i 60 anni iniziamo ad accumulare malattie croniche – spiega il geriatra, che a Verona insieme ad alcuni colleghi ha dato vita al Centro di Ricerca e Cura dell’Invecchiamento in Salute (CCRIS) – ma sta a ciascuno di noi apprendere come alzare l’asticella, per arrivare a 90-95 anni senza perdere le capacità funzionali».

Torna in primo piano la Biologia dell’invecchiamento, scienza attualissima secondo Zamboni, che rappresenta una sfida per il mondo scientifico, «ancora troppo concentrato sulle singole patologie, non accorgendosi che ormai buona parte dei pazienti sono anziani». Alcune iniziative si rendono necessarie: la prevenzione a qualsiasi età, perché è sempre possibile evitare il peggio; tentare la diagnosi precoce delle malattie dell’invecchiamento; promuovere tecnologie che sono in grado di aiutare l’anziano; formare il personale sanitario; portare la medicina fuori dagli ospedali per intervenire là dove le persone vivono, attraverso una rete di servizi adeguati.

Alimentazione e movimento assumono un’importanza fondamentale per il raggiungimento di questi obiettivi e Zamboni lo ha dimostrato ricorrendo a vari studi dove si evidenzia che le prime malattie degenerative si manifestano precocemente, prima dei 60 anni, quando non viene mantenuto un peso corporeo corretto e non viene svolta attività fisica.

g.m.

Giorgio Montolli

L'autore: Giorgio Montolli

Giorgio Montolli è un editore e giornalista nato a Verona il 22 giugno 1960. Dopo 12 anni come redattore al settimanale Verona Fedele, nel 1997 apre lo Studio Editoriale Giorgio Montolli che svolge lavori di grafica e impaginazione per conto terzi. Editore dei giornali Verona In (2003) e Opera Arenamagazine (2017), dal 2009 organizza nelle scuole il Corso “Come si fa un giornale” e pubblica L’Ansa dell’Adige che raccoglie gli articoli degli studenti. Dal 2013 è titolare del marchio Smart Edizioni. giorgio.montolli@inwind.it

commenti (0)

Il tuo indirizzo mail non verrà pubblicato

Puoi usare questi tag HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>