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«Le tasse? prelevate a monte per evitare l’evasione e con due sole aliquote mentre per le persone giuridiche saranno le banche ad erogare i compensi delle prestazioni, dopo aver trattenuto quanto spetta allo Stato».

Il rapporto fiduciario tra Stato e cittadini vive giorni di crisi. Lo scollamento si manifesta attraverso la bassa affluenza alle urne e una percezione di diffuso malessere. C’è allora chi pensa a una diversa visione dello Stato, certamente etica, ma non nel senso hegeliano della definizione. «Uno Stato Etico pone il cittadino al centro della propria azione, spende ogni centesimo raccolto per fornire servizi, per rispettare i diritti e la dignità dei cittadini, per rendere questo mondo degno di essere vissuto».

Parole di Ugo Busatti, economista, giornalista già di Panorama e Il Sole 24 Ore, manager d’azienda oggi residente a Francoforte. Busatti ha teorizzato attraverso due libri  – Lo Stato Etico e Una Crescita Etica – i principi dello Stato Etico, una nuova concezione che pone lo Stato al totale servizio dei cittadini. Lo abbiamo incontrato cercando di approfondire con lui i concetti e i principi sui quali si fonda il suo progetto. Ecco quanto ne è seguito.

«Oggi lo Stato italiano  raccoglie circa 800 miliardi a fronte di 600 in costi. La differenza non si sa bene dove vada a finire.  La soluzione  non sta – spiega Busatti – nell’assistenzialismo ma nella costituzione di un Centro di Costo, attraverso l’automatizzazione del quale lo Stato spende senza essere vincolato a profitti e perdite. Una volta individuati i bisogni dei cittadini, eroga quanto deve».

– Tutto molto bello,  ma  non rischiamo di perderci in un’utopia?

«Assolutamente no. Si può fare eccome e lo dimostriamo con i numeri. Lo Stato non funzionerà più facendo leva sul debito, ma sulle reali risorse di cui dispone. Esempio ne è la Sanità: il costo tra pubblico e privato si aggira sui 150 miliardi, tanti quanto lo Stato ne dovrà spendere.  Nello Stato Etico la Sanità sarà completamente gratuita, così come l‘Istruzione».

– Ci perdoni, ma non ci è chiaro come e dove lo Stato attingerà  alle risorse

«Le persone fisiche saranno tassate sulla base di due sole aliquote (22% fino a un reddito di 40.000 euro e 35% oltre). Le persone giuridiche pagheranno (tramite le banche che diverranno sostituto d’imposta) solo sulla base del fatturato incassato con aliquote diversificate per categoria. Ogni tassa sulla proprietà sarà abolita. Resteranno IVA e le accise».

– Abbiamo un tasso di evasione fiscale tra i più alti al mondo

«Partiamo dal principio di automatismo fiscale: chiunque sia pagato per un lavoro o una prestazione, riceverà  in banca il corrispettivo netto e non sarà più necessaria alcuna dichiarazione  dei redditi. Tutto quanto riguarda le tasse,  verrebbe gestito a monte dallo Stato, liberando i cittadini da ogni onere successivo. Verrebbe eliminato il contante per rendere più difficile la vita alla criminalità, azzerare l’evasione fiscale, la corruzione e il lavoro nero».

– E per il lavoro dipendente quali saranno le misure?

«Puntiamo alla riduzione del 15% sul cuneo fiscale.  Prevediamo poi un assegno sociale eguale per tutti cittadini al raggiungimento dei 65 anni, fatti salvi i diritti pensionistici precedentemente acquisiti».

– E per i disoccupati?

«Pensiamo a un’assistenza ai disoccupati attraverso lavori socialmente utili retribuiti o riqualificazioni professionali».

– Un altro annoso problema del nostro paese è il carrozzone burocratico…

«Ovvio che dobbiamo snellirlo. La risposta sta nella redistribuzione amministrativa del territorio con la definizione di bacini amministrativi più efficienti e vicini alla popolazione. I servizi dei comuni verrebbero accorpati in unità da 10.000 abitanti».

– Lei parla di dismissioni da parte dello Stato. Può spiegare?

«A causa, della necessaria riduzione del prelievo fiscale, per lo Stato diverrà insostenibile mantenere tutte le attività imprenditoriali. Pertanto dovrà procedere alla dismissione graduale delle stesse».

– Cosa rimarrà pubblico?

«Beni come acqua, energia, trasporti locali, smaltimento rifiuti, licenze per telecomunicazioni devono essere gestiti direttamente dallo Stato in modo tale da garantire ai cittadini migliori servizi a minor costo. I settori strategici devono rimanere in mano pubblica».

– Fine delle municipalizzate?

«Certo che sì. Sarà lo Stato attraverso i suoi uffici locali a gestire i beni pubblici».

– Lo Stato Etico è centralista o decentrato?

«Lo Stato Etico accentra, non decentra. La differenza con la confusione del  presente sta nel principio di omogeneità. Lo Stato Etico raccoglie i soldi per distribuirli in modo omogeneo sul territorio e provvede poi alla sua riqualificazione e messa in sicurezza».

– Qual è la linea in politica estera?

«Crediamo in un’Europa dei popoli non delle burocrazie, come quella attuale. Lo Stato Etico si fonda sul principio di neutralità. Ripudiamo le guerre. Avremo quindi una politica di difesa, ma mai di offesa».

– La vostra posizione sull’immigrazione?

«L’accoglienza sarà finalizzata all’integrazione, in compatibilità con le possibilità dello Stato. Tutta la polemica scatenatasi sullo Ius Soli è un falso problema. Le leggi del diritto internazionale ci sono. Che vengano applicate e rispettate».

– Chiudiamo con una domanda. Come ha maturato le sue teorie?

«Abbiamo estremo bisogno di ritrovare il buon senso. Nel 2011 ho smesso di lavorare; sono uno studioso di filosofa che si dedica all’economia. Ho iniziato a studiare come funziona il sistema in Italia. Sto male a vedere come sono gestite le cose. Ho studiato per trovare un modo per cambiarle ed è molto  più semplice di quanto si possa credere. Ribadisco che lo Stato Etico non è qualcosa di astruso, ma è perfettamente realizzabile e compatibile con le risorse disponibili. Si tratta di razionalizzarle e sfruttarle a dovere per il bene dei cittadini».

– Questa sarebbe una vera rivoluzione trasversale…

«Assolutamente. Le ideologie sono morte e sepolte da un pezzo. Solo a sentirne parlare mi viene l’ulcera».

– Lei vive in Germania. Gli italiani sono secondo lei pronti a metabolizzare una simile trasformazione dello Stato?

«Guardi, in Italia stiamo perdendo il senso del Pubblico. Gli italiani sono pronti a fare un salto di qualità. Lo invocano da tempo. La politica è però sorda».

Lorenzo Fabiano

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