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La tormentata storia della villa ricostruita attraverso la documentazione di CISL di Verona.

ln data 28 settembre 2017, presso il Comune di Verona, presenti l’assessora al Patrimonio dott.ssa Maria Neri e l’assessora all’Edilizia Pubblica ing. Ilaria Segala, ho trasmesso per conto della CISL di Verona  una documentazione riguardante la tragica vicenda in cui da quasi 60 anni si trova la Villa “Fattori-Pellegrini-Pullè, Maniscalchi- Rizzo”, situata a ridosso del centro della frazione di Chievo Verona. Con l’occasione ho formulato la proposta (ennesima) che l’Amministrazione del Comune di Verona si facesse carico del  recupero della struttura, per destinarla a servizi di pubblica utilità.

La documentazione consegnata alle rappresentanti del Comune fa parte di atti ufficiali che hanno interessato in questi lunghi decenni la storia dell’Istituto di Previdenza, cioè  l’INPS, proprietario del Compendio Immobiliare, meglio conosciuto come Villa Pullè. A riguardo reputo  importante richiamarne alcuni: l’ordine del giorno del Comitato Provinciale dell’INPS di Verona  del 21 marzo 1974 con il quale la sede locale ricordava alla Direzione Nazionale che la struttura era in abbandono da 15 anni, quindi dal 1959. In un altro documento del 14 febbraio 1983 consegnato alle Assessore del Comune, era contenuta una relazione dell’Avvocato Giordano, all’epoca legale dell’Istituto, con la quale veniva ricostruita in parte la storia del complesso immobiliare, a partire dalla sua cessione per 200.000 lire (dell’epoca) al “Consiglio Ospitaliero” di Verona in data 1 aprile 1919 da parte degli ultimi proprietari privati, i Conti Miniscalchi Erizzo, che vincolava la vendita alla realizzazione di un Ospedale con 250 posti letto “per la cura dei tubercolitici”.

Tra i documenti trasmessi importante richiamare anche la perizia a cura del “Ramo Tecnico Edilizio” dell’Istituto, con la quale venivano identificate le singole proprietà riguardante l’intero complesso comprendente la Villa, le residenze annesse, le servitù agricole, il parco con incluso l’orto botanico. Il tutto valutato, in data 18 gennaio 1988 in lire 6.941.000.000. Come importante, anzi determinante credo sia la sentenza della Cassazione, anche questa fornita alle rappresentanti del Comune, con la quale, in data 12 febbraio 1992, riconosceva l’INPS come unico proprietario dell’intero compendio, a fronte della pretesa del comune di Verona che ne rivendicava la titolarità. E, a tale scopo, aveva dato corso ad una azione giudiziaria nella metà degli anni 1980, sotto l’amministrazione guidata dal Sindaco Avvocato Renato Gozzi.
Le rappresentanti del Comune, Assessore  Neri e Segala, pur prendendo atto della documentazione fornita e della richiesta di poter rilevare dall’INPS la struttura, hanno escluso ogni ipotesi in tal senso. Anzi, hanno fatto intendere chiaramente che il Comune, semmai, potrebbe essere favorevole per un cambio di destinazione d’uso della struttura, per una sua possibile trasformazione per attività di ristorazione, mediante la quale poter beneficiare di evidenti vantaggi con gli oneri di costruzione e con possibilità opere compensative.

L’attuale destinazione della villa e delle strutture annesse è di tipo Sanitario ed Ospedaliero. E, stante il fabbisogno per la popolazione anziana veronese di strutture deputate ed idonee alla residenzialità oltre la cosiddetta “terza età”, l’intera struttura, o parte di essa, avrebbe potuto, ad esempio, consentire un aumento delle dotazioni di cura e residenzialità di qualche IPAB locale, cioè di Istituti di Pubblica Assistenza e Beneficenza, che a Verona potevano trovare nell’Istituto Assistenza Anziani un possibile utile riferimento e referente.
Ed invece no! Villa Pullè, come altre strutture dimenticate dalle pubbliche amministrazioni come Palazzo Bocca Trezza di via XX Settembre, oppure l’ex  Arsenale, ma anche immense strutture ex militari dismesse, sono la conferma della inadeguatezza, a mio avviso, di una classe politica incapace di sapere valorizzare e recuperare gli spazi e strutture esistenti, piuttosto che continuare sulla ormai esagerata pratica della cementificazione selvaggia.
Ma, credo che questa battaglia non sia ancora finita. Anzi…

Giuseppe Braga

Commenti (1)

  • Dall’Ufficio Stampa del Comune di Verona riceviamo e pubblichiamo.
    «E’ l’Inps, come noto, proprietario di Villa Pullè e, come tale, incombe sull’Inps e non sul Comune l’onere di procedere al suo recupero e alla sua manutenzione». Questa la posizione espressa dall’assessore all’Urbanistica Ilaria Segala in merito alla complessiva situazione di degrado presente a Villa Pullè. «L’ipotesi di cambio di destinazione d’uso della struttura, o meglio della sua valorizzazione» precisa l’assessore – è stata infatti proposta e valutata positivamente dal Comune proprio per venire incontro ad una richiesta della proprietà, che in tal senso si è recentemente orientata. L’Inps, infatti, non ha richiesto che il Comune acquistasse la struttura – dovendosi evidentemente considerare superate le ipotesi prese in esame nei decenni scorsi – ma ha inteso avviare un percorso di valorizzazione rispetto al quale il Comune, come detto, ha dato la propria disponibilità. Ricordo infine che l’Amministrazione ha a cuore il recupero dei principali contenitori di sua proprietà, ma non sarebbe giustificabile nell’attuale contesto economico la scelta di acquisire onerosamente la proprietà di un immobile di terzi, lasciato purtroppo andare in degrado, per poi dover reperire ulteriori risorse per gli interventi necessari al suo recupero».

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