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Sulle note dei Verve, il Chievo sale, l’Hellas precipita

Weekend dolce e amaro per le due veronesi. Il Chievo sbanca Cagliari e fa un bel salto in classifica approdando su lidi tranquilli; il Verona cede ancora e va alla deriva in un mare in tempesta. La nostra colonna sonora non può che essere affidata alla celebre ballata di Richard Ashcroft e soci.

QUI HELLAS – Una crisi a tutto tondo. Se la gara con la Sampdoria aveva fornito barlumi di ripresa, la pesante sconfitta con la Lazio ha riportato tutto l’ambiente alla dura e amara realtà. Cosa che più preoccupa, la squadra ai ben noti limiti tecnici associa una disarmante debolezza caratteriale. Al primo uppercut subito, va al tappeto e non si rialza più.  Serve un altro passo, uno spirito più battagliero, in altre parole bisogna gettare il cuore oltre l’ostacolo.  Pecchia ci mette del suo (non capiamo ad esempio perché non si possa giocare a due punte) ma non è certo l’unico responsabile di una situazione che si aggrava settimana dopo settimana. I numeri sono impietosi: la miseria di 2 punti, 14 gol subiti, e uno solo fatto (per giunta su rigore e ininfluente).  La tifoseria, peraltro encomiabile nell’incitamento che non viene mai meno, esprime la propria delusione contestando apertamente presidente, direttore sportivo, e chiedendo la testa dell’allenatore. Noi optiamo per dargli ancora tempo, almeno fino al derby con il Chievo. Tuttavia, se a quel punto le cose si saranno aggravate ulteriormente o nel frattempo avremo assistito a nuovi irreparabili cataclismi, non resterà che giocare la carta della disperazione provando a dare uno scossone. Intanto è ora che tutti si facciano carico delle proprie responsabilità: la società, allestita al discount una rosa piena di lacune, non può continuare a trincerarsi dietro a un silenzio assordante; il tecnico è chiamato ora a rivedere certe sue discutibili scelte e trovarne di nuove; infine, i giocatori hanno il dovere di mostrare gli attributi non solo a parole. Vero che il campionato è appena iniziato, ma al di là dei risultati negativi urge un’inversione di tendenza. Vediamo squadre di bassa fascia crederci e lottare su ogni pallone fino al novantesimo. Questo Verona mostra altresì toni dimessi, quasi andasse in campo rassegnato al supplizio. Lo sport è vita. Si vince e si perde, ma l’onore delle armi è un valore imprescindibile. Lo meritano l’appassionata storia dell’Hellas e l’amore sconfinato della sua gente.

QUI CHIEVO – Splende il sereno sui vigneti di Veronello. Il Chievo sale a quota 8 e si assesta a metà classifica in compagnia di Atalanta e Bologna, con un punto di margine sulla Fiorentina, prossimo avversario al Bentegodi. Quella di Maran è una macchina tagliandata e collaudata. Basso profilo, spirito di gruppo, calcio ordinato e geometrico sono le chiavi di volta alla base dei successi della truppa della diga. Riduttivo e sciocco scomodare, come sentiamo troppo di frequente, termini come magia e miracolo; diciamo che parlare di seria programmazione e progettualità rende maggior giustizia a chi i risultati li costruisce attraverso il lavoro quotidiano. Affrontare il Chievo è un problema per tutti; la squadra sa sempre essere corta e  compatta nelle chiusure, oltre che rapida e letale nelle ripartenze. Chi a turno ha il pallone tra i piedi, è sempre assistito dai movimenti a sostegno dei compagni. Questo significa essere squadra. Detto questo, va sottolineato come  nuovi si siano inseriti alla perfezione nel mosaico di Maran. Da Cagliari è giunta l’ennesima dimostrazione di solidità e organizzazione, premiata al fischio finale con tre meritatissimi punti. Dopo un primo tempo attendista in cui Sorrentino, protetto a dovere, non ha praticamente corso rischi, nella ripresa la banda ha colpito alla prima occasione con una mirabile incornata di Inglese. Nel finale il giovane polacco Stepinski (che debutto!) ha rimpinguato il bottino. In questo primo scorcio di stagione il Chievo se l’è sempre giocata con tutti, anche a Torino dove per un’ora ha tenuto in scacco Madama. Ha finora confezionato due vittorie, entrambe in trasferta. In casa ha perso immeritatamente al novantesimo con la Lazio e pareggiato con l’Atalanta. Sulla torta manca la ciliegina del primo successo tra le mura amiche. Domenica al Bentegodi sarà di scena la Fiorentina, che sullo stesso prato ha recentemente vendemmiato con l’Hellas. Sarà tutta un’altra musica. Pioli è uomo troppo saggio per illudersi di venire in gita a godersela. Maran lo attende e gli prepara la trappola. Sarà un bel confronto.

Lorenzo Fabiano

 

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