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La ripresa delle attività scolastiche porta con sé difficoltà legate al sistema che a volte si legano a pregiudizio e ignoranza. È il caso del Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti  che da risorsa si trasforma in “scomoda realtà”.  Per capire meglio ne abbiamo parlato con Nicoletta Morbioli Dirigente scolastico del CPIA di Verona.

– Cosa sono i CPIA e quando nascono?

Nicoletta Morbioli
Ph Gianluca Stradiotto

«I Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti (CPIA) sono scuole statali che, al pari delle altre Istituzioni scolastiche del MIUR, sono dotate di un proprio Dirigente Scolastico, di una propria dotazione organica (costituita – vorrei sottolinearlo – da docenti statali e non da volontari, come pensa qualcuno!), di un proprio Bilancio e di propri organi di governo (Collegio dei Docenti, Consiglio d’Istituto, ecc.).
Una volta venivano chiamati Centri Territoriali Permanenti (CTP) ed erano semplici sezioni di scuola incardinate in altre istituzioni scolastiche, ossia lo stesso Dirigente Scolastico gestiva la Scuola Primaria (elementare), la Scuola Secondaria di I grado (scuola media) e la scuola per gli adulti. Successivamente, con il D.P.R. n. 263/2012: “Regolamento recante norme generali per la ridefinizione dell’assetto organizzativo didattico dei Centri d’istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali” si è proceduto al riordino del sistema di istruzione degli adulti.
Dall’anno scolastico 2014-2015, pertanto, la Giunta regionale, con delibera n. 1223 del 15/07/2014, ha approvato il provvedimento che prevede l’istituzione del Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti (CPIA) di Verona che, con Treviso, è stato il primo nel Veneto, con una propria autonomia, “slegata” dall’Istituto Comprensivo: siamo due scuole nello stesso edificio, con due diversi Dirigenti Scolastici.
Dopo tre anni dalla loro istituzione, sono 128 i CPIA dislocati su tutto il territorio nazionale».

– Chi frequenta i corsi del CPIA?

«L’utenza del CPIA è molto varia: ci sono studenti di nazionalità ed età diverse (dai 16 anni in su). Il nostro compito consiste nel fornire un servizio per riqualificare culturalmente e professionalmente gli adulti in modo da favorirne il rientro nel sistema di istruzione e della formazione professionale per il raggiungimento di un titolo di studio (scuole serali), il recupero dei bassi livelli di istruzione (licenza media) e l’approfondimento delle competenze e la cittadinanza attiva, nell’ottica di quello che viene chiamato “Apprendimento Permanente”, come la padronanza nelle lingue straniere e del linguaggio informatico.
I CPIA accolgono nelle loro aule una larga parte della popolazione più fragile, quella che rischia di non poter avere garanzie di inserimento nel mondo lavorativo: migranti, adulti senza diploma, adolescenti che hanno abbandonato gli studi precocemente. Le do solo qualche dato raccolto dal MIUR: sono 13 milioni gli italiani senza titolo di studio. L’emergenza educativa, pertanto, non è marginale, ma riguarda quasi il 50% degli adulti. Il 41% degli italiani tra i 25 e i 64 anni ha al massimo una licenza media, con picchi drammatici in Sardegna, Sicilia e Calabria, dove più della metà della popolazione non ha un diploma: questo il dato registrato da Istat 2014. E se l’Ocse-Pisa certifica che i livelli generali di istruzione in Italia stanno migliorando costantemente, nel 2012 la percentuale di 25-34enni senza diploma del secondario superiore (28%) era la terza più alta dei Paesi dell’Europa, dopo Portogallo (42%) e Spagna (35%), ed era molto più alta rispetto alla media UE del 15,7%». 

– Quante e dove le sedi di Verona?

«Il CPIA che dirigo si estende su tutta Verona e provincia, con dieci sedi principali, istituite nelle scuole dove una volta c’erano i CTP: a Malcesine, Legnago, S. Giovanni Lupatoto, S. Bonifacio, Borgo Roma, Borgo Venezia (che ha anche la scuola in carcere), Borgo Trento, Veronetta, Villafranca e Bussolengo. Per raggiungere l’utenza adulta che richiede i nostri corsi, ci spostiamo sul territorio: quest’anno abbiamo aperto altri n. 42 punti di erogazione (ad es. gli insegnanti della sede di Bussolengo hanno “fatto scuola” anche a Rivalta, S. Vito di Negrar, Dolcé, Ospedaletto, S. Ambrogio, Cavaion, Volargne)».

– Parliamo di dati: quante persone passano annualmente dai corsi del CPIA?

«Ogni adulto ha un percorso personalizzato, siglato in un Patto Formativo Individuale. Solo quest’anno hanno frequentato i nostri corsi istituzionali 3.678 utenti per l’apprendimento della lingua italiana, 562 per ottenere il diploma di terza media e 840 hanno frequentato i corsi serali di dieci Istituti Superiori, con i quali abbiamo un accordo. Circa duecento sono stati i corsisti che hanno partecipato a corsi di lingua inglese e informatica.
I dati ufficiali parlano di oltre 1.800 punti di erogazione dei CPIA attivi e funzionanti nell’a.s. 2016/2017 sul territorio nazionale e di quasi 230 mila patti formativi individuali sottoscritti da adulti che rientrano nel sistema di istruzione per conseguire un titolo di studio.

 

– Come si preannuncia questo anno scolastico? Quali le difficoltà?

«L’inizio dell’anno scolastico è partito con enormi difficoltà. Per andare incontro all’emergenza, nelle nostre scuole si sono iscritti molti adulti stranieri per i corsi di alfabetizzazione (3.678 solo quest’anno). La circolare sulle iscrizioni ai percorsi di istruzione e formazione per gli adulti, per l’anno scolastico 2016/2017, ha previsto inoltre la possibilità per i minori migranti non accompagnati di iscriversi al CPIA. Siamo identificati in questo momento non più come “la Scuola per gli Adulti”, ma come “la Scuola degli Stranieri”, non riconosciuta, tra l’altro, nemmeno dall’opinione pubblica e dai giornali, perché si parla sempre dei volontari che insegnano l’italiano ai rifugiati e mai della nostra scuola statale.
Quest’anno, con i docenti del CPIA vorremmo andare sul territorio per sviluppare quella che è l’altro aspetto della nostra mission: offrire i corsi di lingua, di cultura generale, di informatica per gli adulti italiani e farci conoscere anche per questo. Vorremmo sviluppare il biennio dei serali perché quelli presenti a Verona iniziano dal terzo anno.
Per questo chiedo la collaborazione dei Sindaci: non possiamo avere credibilità come scuola se non abbiamo delle sedi e delle aule nostre, in “uso esclusivo”, ma siamo considerati “ospiti” degli Istituti Comprensivi che, tra l’altro, non ci vogliono più. Molti colleghi non vogliono che entriamo a scuola (anche se c’è una delibera della Giunta regionale che ci ha assegnato le dieci sedi) perché “c’è commistione tra adulti e minori”.  Sono d’accordo che gli spazi per la scuola degli adulti e quella dei minori devono essere distinti e ben definiti ma, guardiamoci in faccia e diciamo le cose come stanno: l’educazione degli adulti, nota in passato col nome di “150 ore”, è presente a Verona da più di quarant’anni. Vent’anni fa sono stati istituiti i Centri Territoriali Permanenti, con l’intento di promuovere una maggiore collaborazione tra Scuola, Comunità locali, mondo del lavoro e formazione professionale: allora non erano adulti i corsisti?! Diciamo chiaramente che non si vogliono “gli stranieri”. Non entro nel merito della politica nazionale: io e i miei docenti vogliamo insegnare e, invece di metterci i bastoni tra le ruote, colleghi ed amministratori dovrebbero solo ringraziarci perché in questo momento storico, il CPIA sta svolgendo – da solo – anche un intervento sociale, altrimenti i profughi e i richiedenti asilo sarebbero per le strade e si aggraverebbe ulteriormente la situazione di ordine pubblico.
Svolgiamo anche, in Accordo con la Prefettura, le Sessioni di Formazione Civica per i nuovi ingressi e il Test linguistico per il permesso di lungo soggiorno. Chiedo alle forze dell’ordine la loro presenza costante nel momento del riconoscimento perché, è vero che i docenti sono pubblici ufficiali, ma talvolta sono preoccupata per la loro incolumità visto che, spesso, vi sono “degli scambi di persona”».

– In definitiva, quindi, cosa chiede?

«Ai Sindaci chiedo il riconoscimento come Scuola statale con l’assegnazione di spazi e sedi in uso esclusivo, distinti dalla scuola dei minori. Chiedo, inoltre, come quando c’erano i CTP, il contributo “per il funzionamento”, così come viene dato a tutte le altre scuole statali.
Ai colleghi Dirigenti chiedo la collaborazione per poter fare scuola serenamente. Fino a quattro anni fa docenti ed utenti dell’Istituto Comprensivo e del CPIA entravano da un unico ingresso, mentre ora io ed il mio personale siamo trattati come “gli stranieri”: dobbiamo entrare dalla porta secondaria “per non dare nell’occhio” e non possiamo accedere a tutti gli spazi.
Alle forze dell’ordine chiedo una presenza costante, soprattutto quando stiamo svolgendo dei compiti richiestici da Questura e Prefettura.
In un’unica parola, vogliamo adempiere al nostro ruolo di educatori e di insegnanti: “vogliamo fare Scuola”».

Cinzia Inguanta

Cinzia Inguanta

L'autore: Cinzia Inguanta

CInzia Inguanta è nata a Firenze nel 1961. Diplomata in Design all’Accademia di Belle Arti Cignaroli. Giornalista e blogger ha diretto Radio Popolare Verona. Attuale direttrice di Verona In, collabora con il mensile Noticum e il trimestrale Totemblueart affrontando i temi dei diritti civili e della promozione sociale della donna. Nel 2011 ha ricevuto la segnalazione della giuria del Premio Letterario Ibiskos per una raccolta di poesie, sempre con una silloge poetica è tra i classificati del premio letterario Opera Uno; a giugno dello stesso anno pubblica Bianca (Bonaccorso editore). Alcune sue poesie sono pubblicate nella sezione Opere Inedite sul blog dedicato alla poesia di Rainews. cinzia.inguanta@email.it

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