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Pesanti sconfitte per entrambe le veronesi, ma è la squadra di Pecchia a preoccupare di più.

QUI HELLAS  – Mentre Irma investe le coste della Florida, Viola si abbatte sul Verona.  Nella storia dell’Hellas lo 0-5 di domenica è il passivo più pesante mai rimediato in serie A nel proprio fortino. Un record di cui avremmo fatto volentieri a meno. Il Verona non l’ha praticamente giocata questa partita. Dopo nove minuti, complici le incertezze di Nicolas, stava già sotto di due reti. L’atteso sussulto non c’è stato; la squadra si è letteralmente liquefatta consentendo alla Fiorentina di godersi la sua gitarella in carrozza tra le mura scaligere. Tropo brutti per essere veri? Speriamo vivamente di sì, perché se questo è lo stato delle cose, di nuvoloni se ne affacceranno ancora molti all’orizzonte.

La classifica dice un punto in tre partite: una sconfitta tutto sommato dignitosa col Napoli, un punticino nel mediocre spettacolo di Crotone, e infine la batosta di domenica. L’ambiente è andato oltre i mugugni contestando l’allenatore. Il calendario propone ora una proibitiva trasferta a Roma, sponda giallorossa. Il tecnico ha il gravoso compito di rimettere insieme i cocci di un vaso andato in frantumi. Mostrare una reazione ed evitare un’altra brutta figura è il minimo sindacale da attendersi sabato sera all’Olimpico. Poi sarà la volta di Samp e Lazio in casa. Quelli saranno punti pesanti in palio. Pecchia qualcosina dovrà tuttavia pur cambiare, se non nell’assetto, almeno nell’atteggiamento. Non abbiamo infatti visto alcuna baionetta tra i denti. Le maggiori difficoltà stanno in un centrocampo incapace di proteggere la difesa e assistere attraverso buone trame un attacco spuntato. Bessa, Romulo, e Pazzini erano l’asse portante dello scorso anno. Se saliranno di rendimento, Cerci tornerà ad essere quello che era, e Kean confermerà tutto il bene che si dice di lui, allora la luce in fondo al tunnel non sarà un miraggio. Che il Verona fosse una scommessa, lo sapevamo anche senza il cappotto di domenica.

QUI CHIEVO – A Torino il Chievo ha giocato due partite. La prima contro la Juventus-senza-Dybala se l’è giocata a viso aperto riuscendo a tenere a lungo sulla corda la corazzata di Allegri. Un autogol di Hetemaj e le prodezze di Szczęsny hanno fatto la differenza. Maran ha messo in campo come di consueto un mix di solidità e organizzazione. La squadra ha fatto ciò che poteva mostrando intraprendenza e coraggio, qualità apprezzabili soprattutto al cospetto di un avversario di rango. Nella seconda partita, i gialloblù della diga se la sono dovuta vedere con la Juventus-con-Dybala.

E qui è stata tutta un’altra musica. L’imprendibile folletto argentino ha stravolto e rotto ogni equilibrio. Troppa infatti la disparità di valori. È finita 2-0, come logico che sia. Maran torna a Veronello tutto sommato soddisfatto.  Anche quest’anno la squadra dà risposte confortanti. Dei nuovi acquisti si è visto finora solo Pucciarelli. Tomovic troverà presto un posto da titolare in difesa. Segnatevi poi questo nome per il centrocampo: Gianluca Gaudino, italiano di Germania; figlio d’arte, cresciuto al Bayern Monaco sotto le cure di Pep Guardiola. Piedi educatissimi, personalità e visione di gioco. Una bronchite ne ha frenato il debutto, ma presto verrà il suo momento. Ne riparleremo, statene certi. Domenica al Bentegodi  arriva l’Atalanta. Lo scorso anno il Chievo subì una pesante lezione dagli orobici del mago Gasperini. Sarebbe il caso di vendicare quel misfatto. La classifica è ferma a tre punti da due turni. È ora di muoverla.

Lorenzo Fabiano

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