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Dal 14 al 17 settembre 2017  a Verona si rinnova l’appuntamento con il Tocatì, il Festival internazionale dei Giochi di Strada. Il Tocatì ambisce ad essere riconosciuto come patrimonio immateriale dell’Umanità, ma perché limitarsi a soli quattro giorni di manifestazione? Perché non farlo diventare un marchio di Verona nel mondo integrandolo con iniziative concrete per liberare le strade dalle automobili aprendole al gioco e alla vita sociale?

Anche quest’anno si rinnova l’appuntamento con il Tocatì, il Festival internazionale dei Giochi di Strada. Da quindici anni la manifestazione riscontra un grande successo di pubblico  per le numerose rappresentazioni di giochi provenienti da tutto il mondo, ma anche per la qualità degli  incontri culturali con esperti di fama internazionale. Grande merito dunque va riconosciuto all’Associazione Giochi Antichi che per quattro giorni fa di Verona la capitale del gioco di strada. La strada è stata il luogo dove  generazioni di bambini e ragazzi hanno imparato a organizzare i propri giochi, a confrontarsi con gli altri, a muoversi liberamente, mentre gli adulti erano comunque a portata di voce.

Ma le strade oggi sono oramai dominio incontrastato dei mezzi motorizzati e il gioco è relegato in spazi settoriali. Il rapporto dell’organizzazione internazionale  Save the Children dice che “Solo il 6% dei bambini gioca liberamente in strada – di che stupirci, se abbiamo 37 milioni di macchine, a fronte di 10 milioni di minori (!) – e più della metà degli adolescenti non fa alcuna attività.” È quindi incoerente che si parli di gioco di strada oggi, quando oramai nelle strade urbane non c’è più posto per le persone e i bambini e tanto meno c’è posto per i giochi che sono stati relegati nei “campi gioco”,  un brutto termine che richiama  luoghi chiusi dove tutto è programmato e prevedibile. Tuttavia la situazione sarebbe accettabile se almeno le aree verdi fossero distribuite in modo omogeneo nella città. Ma a Verona il verde è presente per lo più a nord  mentre Verona Sud lamenta un credito di parchi e giardini di 700 mila/mq.  Infatti i quartieri di Borgo Roma, Golosine, S. Lucia, Stadio, Borgo Milano sono  saturi di autostrade, industrie, centri commerciali e le strade sono camere a gas dove non solo non si gioca, ma si rischia la vita. L’Italia è la nazione europea dove, oltre che per gli incidenti stradali, si muore di più per l’inquinamento dell’aria  e Verona è la seconda città italiana per la presenza di inquinanti.

Dice  il rapporto Save the Children che Gli spazi urbani sono distanti anni luce dai bisogni sociali ed educativi, ciechi rispetto all’esistenza stessa dei bambini. Questa distanza produce effetti disastrosi, perché la povertà degli spazi fa più danni ai bambini della stessa povertà economica. ” Non bastano quindi quattro giorni, pur intensi e meritori, a far rinascere un’esperienza che era quotidiana, spontanea, libera e che era in simbiosi con la città e le sue strade. Il gioco di strada dovrebbe essere riscoperto, oltre che come elemento culturale, anche nel tessuto urbano, nelle strade che appartengono a tutti e non solo alle automobili.

Il Tocatì ambisce ad essere riconosciuto come patrimonio immateriale dell’Umanità, ma perché limitarsi a soli quattro giorni di manifestazione? Perché non farlo diventare un marchio di Verona nel mondo integrandolo con iniziative concrete per liberare le strade dalle automobili  aprendole al gioco e alla vita sociale? Perché non iniziare da un luogo simbolo per Verona, Piazza Brà, chiudendola per sempre al traffico motorizzato e restituirla così alla sua vocazione di luogo per le persone. Per fare di Verona una città aperta il Tocatì deve vivere non solo per quattro giorni ma per tutto l’anno.

Alberto Ballestriero
VeronaPolis

Alberto Ballestriero

L'autore: Alberto Ballestriero

Alberto Ballestriero. La campagna e il paesaggio sono una presenza costante nella sua vita. Ha lavorato come funzionario nella gestione di canali e opere agrarie presso uno dei più importanti Consorzi di Bonifica del Veneto. Dopo la qualifica nel settore del verde progetta parchi e giardini, alcuni dei quali pubblicati. E’ socio dell’AIAPP (Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio). Per diversi anni è stato responsabile del settore verde urbano della sezione veronese di Italia Nostra. Ha pubblicato il libro “Confini Connessioni Scenari – divagazioni di un giardiniere sul paesaggio” E’ socio fondatore dell’Osservatorio territoriale Verona Polis. ballestriero@gmail.com

Commenti (1)

  • Claudio Veronesi
    Claudio Veronesi Rispondi

    Quanto sono d’accordo, caro Alberto, su quanto esprimi in queste righe!!!
    Risulta difficile ormai quantificare il valore sociale e l’equilibrio individuale che il tempo e lo spazio per i giochi “spontanei” hanno nella vita dei nostri ragazzi/giovani. Chi ha tempo libero per improvvisare giochi con coetanei? E dove? In questa società che non offre spazi “free” tutto risulta occupato, programmato, non disponibile. Prendi ad esempio i centri sportivi, i campi da calcio o le palestre, solo chi si iscrive alla società può praticare questi spazi. E gli altri? Dove si può inseguire un pallone o var volare gli aquiloni se non ci sono campi o vie libere? Eppure, il buon senso direbbe che è possibile fare ancora qualcosa: ad esempio, come suggerisce Alberto, chiudere le piazze di ogni quartiere al traffico tutti i fine settimana e permettere che tali spazi siano liberi e frequentati dalla gente e dai ragazzi. Sai che bello ritrovarsi in piazza, luogo di incontro storico di ogni quartiere. Quanto vero bisogno abbiamo di relazione e di giocare liberamente? Io ritengo molto, tantissimo, da essere indispensabile per una società migliore … e più sana.

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