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Domenica da incubo per la squadra di Pecchia apparsa davvero poca cosa.

Un disaster movie, una domenica da incubo quella del Verona, iniziata male e finita nel peggiore dei modi con allenatore e squadra fischiati sonoramente dal pubblico deluso. Che la squadra avesse dei limiti oggettivi, lo sapevamo da un pezzo, ma che si evidenziassero in queste proporzioni non lo avrebbe potuto immaginare nemmeno il più acuto dei pessimisti cosmici. Squadra in disarmo con lacune tecniche in mezzo al campo a dir poco imbarazzanti. La Fiorentina  arrivava al Bentegodi ancora a secco di punti tra i malumori della piazza; tra le nubi ritrova il sereno, complice la disarmante pochezza del suo avversario.

Pecchia ha irrobustito il centrocampo con due mediani, Zuculini e Buchel, ma è risultato fin troppo evidente come là in mezzo mancasse un costruttore capace di dare ordine e tessere la manovra. A sorpresa Pecchia ha lasciato fuori Rómulo preferendogli Fares. Il tecnico ha messo in campo un 4-2-3-1 con Pazzini a guidare il fronte offensivo finalmente dal primo minuto. Pronti via, e dopo appena un giro di lancetta si entra nell’incubo. Benassi avanza indisturbato e lascia partire un tiro per nulla irresistibile che Nicolas smanaccia malamente: per Simeone è un giochetto mettere dentro. Il Verona non fa ora a organizzarsi che subisce il raddoppio all’8′: Chiesa sfugge via ai marmorei difensori gialloblù, Nicolas in uscita lo stende. Rigore sacrosanto che Thereau trasforma. Il Verona è un pugile suonato e va letteralmente  in bambola. Squadra alla deriva senza nemmeno uno straccio di un’idea. Tutto facile per i gigliati che al 23′ trovano addirittura la terza rete con Astori, liberissimo di mettere il piedone vincente da calcio d’angolo. Il Verona è al tappeto; i viola  potrebbero dilagare se solo fossero più precisi sotto porta. Bisogna attendere fino alla mezz’ora per la prima occasione gialloblù, quando Pazzini, servito da Fares, spara alto. Il primo tempo dell’Hellas è tutto qua. Il fischio di Damato è benedetto.

Nella ripresa  Pecchia prova nuove soluzioni,  inserisce Rómulo e Il nuovo arrivato Kean per Souprayen e Ferrari. Il brasiliano si piazza da esterno basso a destra con Fares a sinistra; Kean va a rinforzare l’attacco. Qualcosina di meglio si vede, seppur ancora troppo poco. Bessa non accende la luce, e in mezzo al campo cala il buio. La Fiorentina non molla la presa e al 16′ fa ancora centro con Veretout abile a piazzare nel sette una punizione dalla distanza. Adesso è davvero notte fonda. Alla mezz’ora Bessa regalala l’unica giocata degna di nota, sguscia via a destra e porge a Rómulo un pallone invitante, il brasiliano batte a colpo sicuro ma Sportiello salva di piede. No, non è proprio giornata. Il Verona, se mai si è visto, sparisce. Il pubblico si spazientisce e riserva a Pecchia cori irrisori. Si aspetta ormai solo la fine dell’incubo, ma al peggio non c’è fine: allo scadere c’è gloria anche per Dias: il portoghese se ne va tranquillamente a passeggio in area e infila Nicolas tra le gambe. È la perfetta sintesi della sciagurata domenica del Verona. Quando Damato sancisce la fine è una liberazione. Rimangono solo i fischi assordanti che il pubblico riserva alla squadra e all’allenatore, per la prima volta contestato da quando siede sulla panchina del Verona. Dal naufragio non si è salvato nessuno; la barca ha fatto acqua da tutte le parti. In casi come questi il maggior imputato non può che essere il comandante. È una delle leggi del calcio.

Lorenzo Fabiano

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