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I ragazzi di Maran reggono il confronto, ma l’ingresso dell’argentino rompe gli equilibri

Si può tornare a casa soddisfatti dopo aver incassato una sconfitta per 3-0? Sì, si può. Le  alchimie della calcio prevedono anche questo. Quando in settimana le tabelle pubblicate  dalla  Gazzetta dello Sport indicavano alla voce monte ingaggi un rapporto di dieci a uno tra le spese di Juventus e Chievo, ci chiedevamo se nel confronto diretto la classe operaia sarebbe mai riuscita a salire in paradiso.
Non è successo nemmeno stavolta, ma va detto come la forbice in campo sia risultata meno larga rispetto a quella scritta sui libri contabili.

Almeno per un’ora il Chievo ha infatti tenuto testa alla Signora più che dignitosamente. Maran alla vigilia era stato chiaro: alzare il baricentro, guai ad abbassarsi e chiudersi nel fortino. In effetti l’atteggiamento dei suoi ragazzi è stato proprio questo. Qualcosa è certamente cambiato quest’anno: la squadra appare certamente più propositiva rispetto al passato. Solida e collaudata la difesa dei vecchietti (ma che in Tomovic trova un valido tassello), il rombo di centrocampo fondato sull’asse verticale Radovanovic-Birsa (occhio al golden boy Gaudino) con Castro e Hetemaj ai fianchi, continua ad essere una macchina affidabilissima. Peccato che in avanti si fatichi molto a trovare l’antidoto alla sterilità. Pucciarelli  è una classica seconda punta di movimento, da Inglese sarebbe lecito aspettarsi qualcosa di più. Pur lottando, ieri il duello con Rugani lo ha visto soccombere. Sull’altro fronte Allegri ha mescolato le carte.

Martedì la Juventus renderà visita a Barcellona nella tana del Camp Nou per il primo impegno di Champions.  Il ricco Max (allenatore più pagato d’Italia con uno stipendio di 7 milioni a stagione) ha fatto ricorso al turnover. Paulo Dybala si è accomodato panchina per far posto a Douglas Costa. Il Chievo l’ha affrontata col piglio giusto: squadra compatta, ordinata, abile a chiudersi e ripartire. Peccato che al 17’ Hetemaj abbia emulato il mitico Comunardo Niccolai (famoso per le sue autoreti nel Cagliari di Gigi Riva) quando da una punizione dalla destra di Pjanic, la sua incornata è finita nella porta sbagliata. Nonostante la partita si fosse messa in salita, gli uomini di Maran non si sono affatto disuniti, ma al contrario hanno trovato ancora più compattezza tra le linee. La squadra ha saputo reagire e creare qualche grattacapo a Szczesny, oggi sostituto di Buffon a riposo. Al 26’ il portierone polacco è stato bravissimo a distendersi in tuffo a smanacciare una staffilata Radovanovic su calcio a due dalla distanza. I pericoli per Sorrentino sono venuti solo da azioni di rimessa, quando le punte bianconere avevano a disposizione praterie dove potersi lanciare al galoppo. Chiuso il primo tempo sotto di un gol, quelli della diga non hanno cambiato registro a inizio ripresa mantenendo costantemente l’iniziativa.

Lo hanno potuto fare per soli dieci minuti però, vale a dire fino all’ingresso di Dybala. La Joya ha letteralmente spaccato la partita rompendone ogni equilibrio. Incontenibile, ha fatto letteralmente ammattire i segugi gialloblù. Ha messo prima lo zampino sul raddoppio di Higuaìn e ha infine suggellato il suo show personale con una rete da standing ovation. E’  finita 3-0,  ma al di là del risultato il Chievo ha tenuto bene il campo. A fine gara Maran si è detto soddisfatto della prova dei suoi.
Domenica prossima al Bentegodi arriva l’Atalanta, poi sotto con Genoa e Cagliari.  Punti pesanti in palio: oltre a ben figurare sarà però importante cominciare a far classifica.

Lorenzo Fabiano

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