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La 69a edizione dell’Estate Teatrale Veronese si chiude con la tragedia Sette contro Tebe di Eschilo in programma al Teatro Romano venerdì 15 e sabato 16 settembre alle 21:00. La propone l’Istituto Nazionale del Dramma Antico con la regia di Marco Baliani nella nuova traduzione di Giorgio Ieranò. Ne sono interpreti Marco Foschi, Anna della Rosa, Aldo Ottobrino, Gianni Salvo, Massimiliano Frascà, Liber Dorizzi e il coro dell’Accademia d’Arte del Dramma Antico.

Dopo il debutto lo scorso 6 maggio al Teatro Greco di Siracusa, la tragedia viene eccezionalmente riallestita al Teatro Romano collegandosi idealmente con Richard II (che aveva inaugurato la stagione) sul tema del potere e della guerra. Sette contro Tebe descrive infatti con icastico nitore il terrore della guerra e richiama in modo diretto il dramma epocale dei popoli che oggi, alle porte d’Italia e nel bacino del mediterraneo, vivono in stato d’assedio e di guerra con le sofferenze che rimbalzano quotidianamente anche sulle società europee.

«Tebe – dice Marco Baliani – è una città assediata, in preda al panico, contesa tra eserciti fratelli. È la paura la protagonista dell’intera opera, una paura fomentata dai suoni, dal clamore e dagli echi dell’esercito nemico che circonda la città. Una città abitata più da donne che da uomini, come tutte le città contemporanee dove la guerra e l’assedio sono stillicidio quotidiano. Tebe è come Sarajevo ieri, come Aleppo oggi. Quando il Messaggero descrive la terribilità degli scudi dei sette guerrieri nemici che si apprestano ad assaltare le sette porte della città, proietta su quegli scudi la paura dell’intera città. Eteocle – prosegue Baliani – deve faticosamente trovare altre parole che rendano inefficaci le apocalittiche visioni del Messaggero, riducendo i sette guerrieri nemici a umanissimi corpi contro cui scagliare altri corpi guerrieri, i sette eroi tebani che li affronteranno, compreso lui stesso che si scontrerà alla settima porta col fratello Polinice. Eteocle è un eroe fragile, L’efficacia delle sue parole si misura solo sul plauso del popolo, prima ancora che sulla scena della battaglia. Fin dall’inizio si scontra con le donne impaurite, scaricando su loro l’ansia dello scontro imminente. Antigone è una figura anch’essa fragile, attonita di fronte alla catastrofe, guidata unicamente dall’istinto. A lei, fin dall’inizio ho messo in bocca parole che spetterebbero al coro, perché la guerra fratricida avviene da subito anche all’interno della città tra fratelli malnati. La scissione finale tra chi vorrebbe seppellire Polinice e chi no – conclude Baliani – è quello che sempre accade dopo una vittoria, quando comincia la spartizione cruenta tra i vincitori alleati, quello che è accaduto alla Libia dopo Gheddafi, quel che accadde a Berlino nel secolo scorso».

Nell’ambito delle iniziative sul tema “Regalità e potere nel teatro shakespeariano e classico” organizzate dall’Università di Verona e dal Teatro Scientifico, mercoledì 13 alle 17:00 presso l’aula Seminari T15 nel chiostro di S. Maria delle Vittorie (lungadige Porta Vittoria 41), Guido Avezzù e Gherardo Ugolini intervisteranno Marco Baliani. Interverrà all’incontro anche Silvia Bigliazzi.

Info: www.estateteatraleveronese.itspettacolo@comune.verona.it

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