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Viola in grave difficoltà. Gialloblù pronti ad approfittarne.

Diamo il benvenuto a Lorenzo Fabiano tra i collaboratori di Verona In, che racconterà di sport ai nostri  lettori.

Siamo appena alla terza giornata di campionato, ma un avvio di stagione così tribolato per il Verona, non lo ricordavamo da tempo. La strada che sin qua lo ha condotto, era piena di buche. È stata un’estate maledettamente difficile, iniziata con il polemico addio di Luca Toni, e sfociata nel melodramma quando la telenovela “Cassano and The Family” ha toccato il suo apice.

Con l’inizio del campionato, è esploso il caso Pazzini, tenuto a sorpresa in panca da Pecchia nelle prime due partite. Contro il Napoli, il bomber non ha gradito è ha mandato platealmente a quel paese l’allenatore. La società è intervenuta a far dal calmiere, ma quando tutto pareva essere rientrato nei ranghi, a Crotone Pazzini ha nuovamente indossato la pettorina dei rincalzi. La sosta per dare spazio agli orrori della Nazionale di Ventura, è coincisa con l’ultima settimana di mercato, quella decisiva.  Pazzini, era dato in partenza direzione Sassuolo. A 33 anni il suo ingaggio di due milioni a stagione con altri tre anni di contratto è con ogni evidenza troppo oneroso per le limitate disponibilità della società, il cui primo obiettivo è quello di tenere i conti sotto controllo. È alla fine rimasto, perché dagli intrecci del mercato non sono emerse condizioni favorevoli a una sua cessione. Dal cilindro Fusco ha estratto due teenagers, un diciannovenne coreano in arrivo dalla cantera del Barcellona (se ne dice un gran bene), e un diciassettenne di enorme talento in prestito dalla Juventus. Un po’ poco per la verità.

Le parole di Fusco e del direttore operativo Barresi hanno fatto almeno un po’ di chiarezza: Verona non è l’Eldorado, ma una provincia della Spending Review. Questo è ciò che il convento passa, ma vallo un po’ a spiegare alla tifoseria i cui mugugni valgono di più di qualsiasi commento. Il consigliere regionale (eletto con Tosi ma oggi in quota Casali) Andrea Bassi, in uno slancio di eleganza si è spinto oltre intimando a Fusco in caso di malaugurata retrocessione di “andarlo a prendere a casa per fargli mangiare  mozzarelle scadute prodotte in Campania”. La società ha stigmatizzato con un comunicato riservandosi di adire a vie legali. Un successivo comunicato, quelli di Via Francia hanno loro malgrado dovuto redigerlo dopo appena 48 ore di fronte alla notizia dell’apertura di un’inchiesta della magistratura decisa a fare luce sulla discussa proprietà del Verona. Che dietro a Setti ci sia, o ci sia stato, il magnate del petrolio Gabriele Volpi, lo si sente spifferare da tempo. “Il Verona è di Setti e solo di Setti” ripete la società. La Guardia di Finanza non è così convinta. Attendiamo sviluppi. Intanto per fortuna la parola torna al campo.

Domani al Bentegodi sarà di scena la Fiorentina, ancorata a zero punti. Le rive dell’Arno versano lacrime, la piazza è in subbuglio dinanzi al disimpegno dei fratelli Della Valle. I pezzi migliori se ne sono andati, i sostituti non sembrano poter garantire gli stessi standard. Il giglio mostra petali riversi. Le due tifoserie sono gemellate da tempo in un solido sodalizio. In questi giorni lo sono anche al muro del pianto. Il Verona ha una grande occasione: affronta un avversario alle prese con mille difficoltà tecniche e ambientali. Approfittarne riporterebbe un po’ di sereno spazzando via i nuvoloni. Pecchia, che con uno stipendio di 250.000 euro l’anno è l’allenatore meno pagato della Serie A, si è detto soddisfatto del mercato e contento della linea verde. A lui tocca ora tradurre le parole in punti sul campo. Non sarà facile.

Lorenzo Fabiano

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