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Quale il reale rapporto tra criminalità e immigrazione? Il problema non è se gli immigrati delinquano più degli europei ma rendersi conto che esiste una difficoltà sociale che va affrontata seriamente senza isterismi, ipocrisie e speculazioni politiche.

Discutere sulla criminalità in rapporto all’immigrazione è molto complicato e difficile. Si tratta di un argomento serio e grave, che spesso è trattato non in modo oggettivo ma fazioso; esasperato e distorto dalle convenienze politico–elettorali e dagli integralisti delle due fazioni: quella dei  buonisti senza se e senza ma, e quella degli xenofobi.

Nonostante il Rapporto del ministero dell’Interno del 31 dicembre 2015 sui delitti denunciati dall’Autorità di Polizia Giudiziaria  evidenzi che negli ultimi dieci anni vi sia stato un calo: dai 2.933.146 del 2007 ai 2.687.249 del 2015, circa 250.000 in meno; e che nella tradizionale conferenza stampa di ferragosto, il ministro Minniti abbia affermato che i reati nei primi sette mesi del 2017 sono calati rispetto al 2016, la percezione della criminalità da parte degli italiani rimane tra le più alte d’Europa.

Nei primi sette mesi del 2017, i reati denunciati alle forze di polizia sono calati del 12 per cento. Gli omicidi sono calati del 15 per cento. È sceso anche il numero degli omicidi di donne, che si svolgono in gran parte, tre volte su quattro, all’interno delle famiglie. Nonostante tutto questo, dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio europeo sulla sicurezza dello scorso febbraio, si evince che la criminalità è la terza preoccupazione degli italiani, dopo i pericoli causati dal terrorismo e/o dai disastri naturali, e le insicurezze dell’economia.

Perché questo timore da parte degli italiani? Forse per la mancanza di fiducia nell’efficienza delle leggi italiane. Attraverso il Decreto Legislativo di attuazione della Legge delega 67/2014, il Consiglio dei Ministri ha varato la non punibilità di più di 100 reati definiti minori con pena sino a cinque anni. Tutto questo ha permesso a parecchi condannati di non essere custoditi nelle carceri dello stato ma di continuare a delinquere. Da registrare che la percentuale di stranieri presenti in carcere è superiore a quella degli italiani per condanne fino a cinque anni, mentre per le condanne superiori a cinque anni gli italiani sono prevalenti.

Per la violenza sessuale, all’articolo 609-bis, la pena è quella della reclusione da cinque a dieci anni; aumenta da sette a quattordici anni se commessa su minori di dieci anni. Eppure la gente ha la sensazione che, per tutta una serie di cause, le porte delle carceri siano aperte troppo di frequente.

In questi ultimi giorni i mass media nazionali hanno dato molto rilievo ad alcuni esecrabili reati di stupro, la cui responsabilità, probabilmente, è di soggetti stranieri, irregolari e di religione islamica. I recenti fatti di violenza sessuale hanno ulteriormente esacerbato gli italiani che percepiscono la presenza degli immigrati irregolari come elemento di pericolo e di insicurezza.

A Rimini due ragazzi polacchi sono stati brutalmente picchiati e lei stuprata da un branco di quattro magrebini che poi hanno sfogato la loro furia contro una transSempre a Rimini è stata aggredita una coppia quarantenne di  Parma. Lei è stata portata a forza in spiaggia da un marocchino di 34 anni. Sempre di notte, sempre sulla stessa spiaggia di Rimini, erano stati aggrediti due turisti austriaci. Nel parco nord di Milano, un’anziana di 81 anni è stata violentata  da uno straniero, che l’avrebbe inizialmente avvicinata con la scusa di aiutarla.

La gente non si tranquillizza con le notizie ufficiali che i reati sono diminuiti e replica preoccupata che troppi irregolari stranieri, spesso pregiudicati  che, nonostante le condanne rimangono fuori dal carcere,  continuano a delinquere.

Attualmente gli stranieri rappresentano l’8,3 per cento della popolazione residente in Italia, ma sono anche il 32% della popolazione carceraria, 17.000 su 52.000. Il timore della gente è anche basato sulla percezione esagerata della realtà, spesso strumentalizzata per scopi elettorali da forze politiche che dalla paura traggono i loro successi.

Eppure, le denunce contro gli italiani sono aumentate rispetto a quelle contro gli stranieri. Nel Dossier statistico immigrazione 2016, del Centro studi Idos, emerge che tra il 2004 e il 2014 le denunce sono aumentate del 40,1% (da 480.371 a 672.876) per gli italiani, nonostante questi siano diminuiti da 56.060.218 a 55.781.175; e siano invece cresciute del 34,3% per gli stranieri, che però, sono più che raddoppiati, passando da 2.402.157 a 5.014.437.

Le denunce contro stranieri variano a seconda dell’area geografica e del relativo benessere: si va dal 42%  del Nord-Ovest e del Nord-Est, al 39,3% del Centro, fino al 15% del Sud e delle Isole. Dai recenti dati ISTAT,  si può affermare che gli stranieri siano responsabili di un terzo dei reati violenti commessi in Italia. In particolare del 39% dei casi di violenza sessuale, del 36% degli omicidi e del 27% delle lesioni dolose. Va comunque registrato che gli immigrati regolari non delinquono più degli italiani: sul totale dei denunciati, la quota di stranieri in regola è del 6%. La maggior parte dei denunciati stranieri, l’80%, risulta essere irregolare.

Dai dati del  Viminale deriva  che sono stati individuati 8845 stupratori. Di cui il 61% è italiano (5395) e il 39% (3450) straniero. Se si considera il numero di popolazione italiana rispetto a quella straniera, compresi approssimativamente per difetto gli irregolari, risulta che circa 2 uomini italiani su 10.000 commettono il reato di stupro in un anno, mentre 20 immigrati su 10.000 commetto lo stesso reato sempre in un anno.

La storia è buona testimone che ad una forte immigrazione, in parte irregolare, corrisponde immancabilmente un incremento della criminalità. E’ quindi necessario impedire che i flussi migratori siano gestiti e sfruttati dalle varie mafie e siano invece organizzati e sottoposti al controllo degli organi europei, che avranno il compito di accogliere i profughi in strutture adeguate e di verificarne la legittimità di chiedere asilo. Non è più accettabile che migliaia di persone, senza documenti e permessi che consentano loro di lavorare e di inserirsi nella società, siano lasciati nell’irregolarità e possibili prede della criminalità. Coloro che vengono da noi hanno il diritto di essere messi nelle condizioni di lavorare legalmente ed il dovere di osservare le nostre leggi e di rispettare la nostra cultura. Gli immigrati, dopo un attento controllo, dovranno seguire dei corsi per imparare la nostra lingua, le nostre leggi ed i nostri costumi; dovranno quindi essere aiutati ad inserirsi nel mondo del lavoro per evitare che la mancanza di un loro reddito li porti a delinquere. Risulta indispensabile contenere gli effetti criminogeni connessi al fenomeno migratorio con una complessa opera d’integrazione, nel rispetto delle reciproche culture, ma in osservanza delle leggi del paese ospitante.

In uno stato democratico ogni cultura deve essere accettata e rispettata, ma illudersi di integrare, in tempi brevi, principi lontanissimi dai nostri valori, come la concezione della donna nelle culture islamiche, sarebbe oltre che sbagliato assai pericoloso. Ritengo che i costumi e le culture, nei loro contesti sociali e territoriali d’origine, debbano e possano essere sviluppate e/o modificate, solo da coloro che vivono in quegli ambiti e non da elementi esterni e differenti per storia, religione e formazione. Ma coloro che emigrano provenendo da paesi con religione e cultura diverse, devono rispettare le regole dei paesi che li ospitano, senza tentare di formare delle enclave conflittuali. In caso contrario gli scontri saranno inevitabili e da parte dei paesi ospitanti ci dovrà essere la giusta fermezza nelle espulsioni. La religione, le religioni, nei secoli, sono state spesso prese a pretesto per giustificare guerre, massacri, emarginazioni, persecuzioni e conquista del potere; non possiamo permetterci di correre questo pericolo.

Quando, durante la notte di Capodanno del 2015, circa 1.200 donne subirono aggressioni e molestie sessuali in varie città tedesche, 600 solo a Colonia e 400 ad Amburgo, compiute da rifugiati islamici, la polizia tedesca denunciò quelle aggressioni come applicazione del Taharrush, ossia una molestia sessuale collettiva, praticata in alcuni paesi mussulmani. Fatti che accaddero anche durante le manifestazioni di piazza delle Primavere Arabe, dove si registrarono parecchi casi di violenze contro giovani mussulmane.

Il problema da porsi non è se gli immigrati stuprano più degli europei o se un immigrato che stupra è più colpevole di un europeo, ma rendersi conto che esiste una difficoltà sociale che va affrontata seriamente senza isterismi, ipocrisie e speculazioni politiche.

Dalle guerre fuggono soprattutto donne e bambini, ma la maggioranza degli immigrati sono maschi giovani tra i 17 ed i 30 anni e la gran parte non richiedono asilo. I governi europei, non avendo gestito sin da subito questo fenomeno immigratorio, si sono trovati, chi più, chi meno, nell’impossibilità di controllare attentamente il flusso ed offrire una corretta ospitalità a chi ne ha realmente bisogno, non accettando i criminali e coloro che non ne avevano reale necessità e diritto.

Attualmente in Italia vivono circa sei milioni di migranti regolari, positivamente inseriti in diverse attività economiche, di cui non potremmo farne a meno.

L’Europa è in calo demografico, ci vivono poco più di 700 milioni di abitanti; l’Africa, viceversa, è in grande crescita demografica ed ora conta oltre 1.300.000.000 di persone. L’Europa avrà sempre più bisogno di risorse umane e l’Africa non sarà in grado di sostenere e mantenere tutta la propria popolazione. Non sarà sufficiente, anche se è indispensabile,  aiutarli a migliorare le loro condizioni di vita nei loro paesi d’origine, i risultati non sarebbero immediati; dovremo essere preparati ad affrontare una migrazione che, se non sarà controllata e gestisca razionalmente dai paesi europei, potrebbe causare non pochi problemi al nostro intero sistema. La storia ce lo insegna.

Solo risolvendo l’enorme disparità tra i paesi ricchi e quelli poveri, e non sarà uno sforzo né semplice e neppure di breve durata, si  potrà sperare che la situazione possa realmente migliorare.

Giorgio Massignan
VeronaPolis

 
Giorgio Massignan

L'autore: Giorgio Massignan

Giorgio Massignan, nato il 21 maggio 1952 a Verona. Residente a Verona, laureato in architettura e urbanistica presso lo IUAV di Venezia nel 1977. Autore di studi sulla pianificazione territoriale in Italia e in altri paesi europei ed extraeuropei. Autore di quattro romanzi a tema ambientale e di un libro sui meccanismi di gestione del territorio a Verona dal 1948 ad oggi. Già presidente della sezione veronese di Italia Nostra, già segretario regionale del Consiglio regionale di Italia Nostra, attuale delegato regionale alla commissione nazionale di pianificazione di Italia Nostra. Già assessore alla pianificazione del Comune di Verona negli anni 1992-93. Già presidente dell'Ordine degli Architetti di Verona. Attuale responsabile dell'osservatorio territoriale VeronaPolis. giorgio.massignan@massignan.com

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