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Per l’associazione Salute Verona i conti sulle percentuali non tornano e gli obbiettivi previsti dalle normative europee e dal piano regionale dei rifiuti appaiono lontani. Poco chiare le scelte di AMIA.

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa di Salute Verona sulla gestione del ciclo dei rifiuti della città.

Visto l’articolo sulla diatriba tra il neo assessore Daniele Polato ed il presidente di AMIA Andrea Miglioranzi sulla gestione del ciclo dei rifiuti a Verona ed in particolare sulla raccolta differenziata, ci sentiamo obbligati come associazione Salute Verona a fare delle considerazioni.

Prima tutto dobbiamo evidenziare che la percentuale di raccolta differenziata secondo i dati forniti da AMIA stessa ad un consigliere comunale, a seguito di una richiesta di accesso agli atti per avere questi dati come se fossero un segreto da nascondere ai cittadini, è ben inferiore al 52-53% citato nell’ articolo ma è stata del 49,17 nel 2016 ed è scesa ulteriormente al 48,06 nel primo trimestre del 2017.

Rispetto all’obiettivo del 70% previsto dalle normative europee citate nell’articolo, esiste e va rispettato quanto stabilito dal piano regionale dei rifiuti (recentemente riconfermato nella sua validità dal consiglio di stato) che prevede di raggiungere una percentuale di raccolta differenziata del 76% entro il 2020.

Le dichiarazioni del presidente di AMIA inoltre, secondo cui «quello che non viene differenziato dal cittadino viene recuperato nell’impianto di Ca’ del Bue» non risulta essere corretto visto che delle circa 300 tonnellate al giorno di rifiuto indifferenziato portate all’impianto di San Michele circa 100 (carta, plastica, stoffa e tutto quello che brucia) vengono trasformate in combustibile per gli inceneritori dell’Europa dell’est, altrettante 100 (umido contaminato) vengono utilizzate come materiale per ricoprire le discariche ed il resto (altre 100 tonnellate di materiale sporcato dall’umido e quindi invendibile) vengono mandate in discarica.
Dove sarebbe quindi il recupero di cui ha parlato Miglioranzi?

Non è chiaro perché invece AMIA non abbia scelto di ottimizzare la raccolta porta a porta dell’umido così come ha fatto Milano diventando in pochi anni la prima città metropolitana con oltre il 50% di raccolta differenziata (più del 53%) con 130.000 tonnellate di rifiuto umido raccolte all’anno (98 kg pro capite).

La separazione dell’umido dal resto dei materiali evita di sporcarli e quindi ne rende più facile la separazione e la selezione portando ad un ulteriore aumento della percentuale di raccolta differenziata con recupero di materia riutilizzabile invece di andare ad alimentare gli inceneritori all’estero e magari con quello che si guadagna vendendo i materiali recuperati si potrebbe abbassare la TARI ai veronesi…

Quindi il lavoro da fare per raggiungere gli obiettivi di raccolta differenziata stabiliti per legge è tanto e ci aspettiamo che la nuova amministrazione dia una svolta nella giusta direzione. Finalmente e (speriamo a breve) definitivamente fallita la riaccensione dell’inceneritore di Ca’ del bue è arrivato il momento di darsi da fare e mettere in atto tutte quelle azioni di buon senso da tempo auspicate e suggerite per far diventare anche Verona un comune virtuoso.

Paolo Portelli, Nicoletta Chierego, Daniele Nottegar
Salute Verona

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