BannerAmazonVeronain615x60

Per quale motivo il contrasto alla povertà e all’emarginazione deve essere una funzione poliziesca?

Due sono le immagini che meglio raccontano quanto avvenuto in questi giorni nella Capitale. La prima è quella dell’idrante utilizzato in piazza dell’Indipendenza (dove, fra l’altro, si trova Palazzo dei Marescialli, sede del Csm) contro gli eritrei e gli etiopi sfrattati da uno stabile di via Curtatone: contro persone fuggite da guerre e siccità ed in un Paese con le risorse idriche quasi a secco, a molti è sembrato insensato, oltre che violento, un tale spreco di acqua. La seconda è la vignetta che Mauro Biani, il fumettista che dal 2012 ha sostituito Vauro al Manifesto, ha pubblicato sul quotidiano comunista di sabato 26 agosto: al posto del poliziotto del I reparto mobile di Roma con il casco u-bot a visiera alzata, c’è un militare (della Pai, la polizia dell’Africa italiana?) con il tipico casco coloniale, che accarezza una donna di colore. Titolo della vignetta: “Tenerezza”.

Ecco, in queste due immagini c’è la vetrina del quasi totale fallimento italiano dell’accoglienza non solo dei richiedenti protezione internazionale, ma pure degli ultimi; c’è la faccia triste dell’Italia, per parafrasare un testo di Elisabetta Grande, docente di Sistemi giuridici comparati dall’Università del Piemonte Orientale (Guai ai poveri. La faccia triste dell’America, uscito a gennaio di quest’anno per i tipi delle edizioni Gruppo Abele).
Le 173 pagine del volume raccontano come negli Stati Uniti un sistema economico sempre più globalizzato costringe un altro sistema, quello penale, a perseguire i poveri e coloro che vogliono aiutarli. In realtà, la lotta nei confronti soprattutto dei senza tetto (come sono ora gli etiopi e gli eritrei che stavano in via Curtatone) è una lotta che non riguarda solo gli Usa, ma gran parte del mondo occidentale, ed è una lotta delegata alle forze dell’ordine.

E qui si pone una domanda: per quale motivo il contrasto alla povertà ed all’emarginazione deve essere una funzione poliziesca? Nel nostro Paese alla Polizia di Stato spetta quasi tutta la gestione, a cominciare da quella burocratica, degli stranieri e dell’ordine pubblico (in questo settore, i battaglioni mobili dell’Arma dei carabinieri svolgono da sempre il ruolo di robusti comprimari, tanto è vero che per le frange più violente del tifo calcistico il nemico per eccellenza è il “celerino”, cioè il poliziotto del reparto mobile). Ora, è vero che esiste una divisione delle questure denominata “polizia amministrava e sociale”, ma il compito di risolvere i problemi delle fasce più deboli della società non è non deve essere delle forze dell’ordine armate di idranti e sfollagente.
Invece, in questi giorni, abbiamo assistito ad uno scaricabarile tra comune, regione, ministero, prefettura, polizia, quando, per fare solo un esempio, il gip del tribunale di Roma aveva emesso il 1° dicembre 2015 il decreto di sequestro del palazzo di via Curtatone, sede dell’ex Federconsorzi e dell’Ispra, occupato il 12 ottobre 2013 da alcuni rappresentanti del Comitato di Lotta per la Casa e poi “ceduto” agli eritrei ed agli etiopi. Ci sono stati dunque quasi 18 mesi di tempo per trovare un giusto equilibrio tra il rispetto della legalità e l’accoglienza di chi ne ha diritto.

L’assenza della giunta che doveva riscattare Roma dalla vergogna di mafia capitale si salda alle perplessità del sindaco Pd di Forano, comune di neppure 3.200 anime in provincia di Rieti, in merito alla ricollocazione di 80 degli stranieri allontanati dal campus improvvisato in piazza Indipendenza, alla posizione del sindaco di Venezia che, al meeting riminese di Cl, ha chiesto “un blocco militare umanitario a tredici miglia dalla costa libica” (il pubblico pare abbia applaudito fragorosamente), al no del sindaco di Portofino ad accogliere profughi, alle critiche dei sindaci del nascente coordinamento scaligero che da tempo avversano la possibile collocazione di migranti nelle ex basi Nato di Erbezzo e di Sant’Anna d’Alfaedo.

In questo contesto, la patata bollente viene lanciata alle forze dell’ordine ed al Viminale, il cui responsabile emanerà quanto prima una circolare con l’obbligo per i prefetti di reperire soluzioni abitative alternative prima di procedere con gli sgomberi. Il compito di mettere a disposizione tali soluzioni abitative spetta però all’ente locale, in un quadro di regole da rispettare e di accoglienza da garantire al di fuori dell’impiego della forza.

Antonio Mazzei

Antonio Mazzei

L'autore: Antonio Mazzei

Antonio Mazzei è nato a Taranto il 27 marzo 1961. Laureato in Storia e in Scienze Politiche, giornalista pubblicista è autore di numerose pubblicazioni sul tema della sicurezza. antonio.mazzei@interno.it

commenti (0)

Il tuo indirizzo mail non verrà pubblicato

Puoi usare questi tag HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>